Leggendo l’articolo su civiltascomparse che ripercorreva tramite le immagini della rivista “tv sorrisi
e canzoni”, il cambio della tv ed in un certo senso dello zeitgeist
e della cultura per lo più giovanile di quegli anni in uno spazio
temporale davvero ristretto, mi sono venute in mente riflessioni che
spesso in questa sede sono state fatte senza però magari una
schematizzazione ed una catalogazione, ad esempio quali sono gli
eventi che cambiano il sentire di una generazione? E’ possibile
schematizzare gli zeitgeist generazionali? La situazione attuale
qual’é?
Quello di cui parlerò in questo articolo non è assolutamente un argomento nuovo. Repetita juvant, anche perchè alcune considerazioni credo siano utili per capire il perchè dell'enorme mole di scontri culturali, generazionali, politici ed economici attuali ed anche ciò che avverrà in futuro.
In passato cercai di ripercorrere i vari cambiamenti dell'umanità tenendo in conto il cambiamento delle risorse e dei meccanismi di produzione. L'articolo si trova a questo link.
In questo articolo parlerò di un binomio di cui ho sempre parlato e che ha naturalmente riscontri da parte di studiosi
che hanno dedicato tempo alle analisi dei cicli storici, riguarda i
cambiamenti nelle tecnologie della comunicazione che vanno a
braccetto con i vari cambi di mentalità, l’imprinting, lo
zeitgeist, l’anima, il sentire generazionale. Un binomio
indissolubile.
Ad esempio la
Rivoluzione francese cambiò molto lo zeitgeist mondiale riguardo la
gestione del potere e la visione delle classi sociali, tutto ciò
portò lentamente ad un accrescersi dell’alfabetizzazione verso le
masse che come risultato portò all’emergere di una produzione in
serie di quotidiani, libri, nacque insomma una vera e propria
industria che portò il sapere nell’ottocento a varie classe
sociali. I libri non erano più questione solamente di nobili e clero
o relegati in chiese, monasteri ed oscure biblioteche. Nell’ottocento
questa prima rivoluzione nel modo di percepire la comunicazione (non
più prettamente elitaria ma neanche completamente massificata) si
stava appunto massificando ed infatti si può affermare che i cambi
di zeitgeist e di mentalità si accelerarono a partire dall’ottocento
proprio per la trasformazione in produzione massificata dei vari
supporti della comunicazione (libri, quotidiani ecc., ma anche
l’invenzione del telegrafo). Lo studioso svedese Calleman parla di
cambi di mentalità ogni 20 anni a partire da metà ‘700.
Se noi oggi ci
rivolgiamo ai vari “sentire” della generazione, lo facciamo
tenendo sempre in conto i vari decenni, un po' perché storicamente
sono anni vicini a noi di cui abbiamo più informazioni, ma
soprattutto perché in effetti é così. Quando si parla di
“mentalità anni 80” o “mentalità anni 90”, tutti capiscono
perfettamente cosa si intende, anche perché se avessimo una macchina
del tempo e mettessimo a confronto un ragazzo degli anni 80 con uno
di inizio anni 2000, ci troveremo davanti a due persone aliene fra
loro che hanno gusti, cultura e visione del mondo completamente
diversi e la cosa paradossale e che lo stesso fenomeno si ripeterebbe
se mettessimo a confronto un ragazzo o una persona di inizio anni
2000, con un ragazzo o persona del 2017.
Nel passato
addirittura quando la stampa non esisteva (quindi si parla del
periodo che va dal 1400 in giù per farci capire) e la tecnologia per
diffondere comunicazione era a livelli davvero primitivi, come é
naturale che sia, vi era una divisione tra mentalità o zeitgeist
cristiano e mentalità o zeitgeist “classico” che comprendeva il
mondo greco-romano, quindi per gli antichi, per il mondo medievale,
l’ultimo gap, sconquassamento dello zeitgeist mondiale, vi era
stato addirittura circa mille anni prima con l’avvento del
cristianesimo, quindi è vero che oggi con la massificazione della
comunicazione notiamo molte più differenze, ma è oggettivo il fatto
che sono proprio queste tecnologie che provocano e seguono il fluire
dei cambi della mentalità umana e che storicamente i gap
generazionali sono roba per lo più post-moderna, questo è un fatto
oggettivo.
Questo ci porta ad una rilevazione sconcertante. Oggi che praticamente viviamo in un villaggio globale, dove la velocità della comunicazione è istantanea, dove non solo le elite, ma anche le classi povere possono influire su un sentire (che sia piccolo o meno poco conta) e creare comunicazione, i gap e cambi di zeitgeist saranno più frequenti. Oggi il cosiddetto punto zero di McKenna appare sempre meno una teoria e sempre più un fenomeno che cominciamo a sentire sulla nostra pelle. Non è forse il punto zero di McKenna il crollo definitivo dell’evolversi e del cambio graduale degli zeitgeist che fin’ora la storia ci ha proposto in continuazione? Non è forse il punto zero la fine del ripetersi ciclico della realtà? Non è forse il punto zero la fine dei gap generazionali che sovrapponendosi fra di loro per via del loro spropositato numero, portano ad un’esplosione totale dell’ethos, del katekon, per rendere tutto immanente?
Immanentismo è un
concetto filosofico che riguarda l’essere, ovvero che ha in sé già
il principio e la fine. Nietzsche quando parlava di “Dio è morto”
in realtà come altri dopo di lui, tra i quali Carmelo Bene,
affermava la fine della storia, perché l’uomo è lasciato a se
stesso e quindi non è più possibile una progressione lineare di
tipo scientifico-religioso che vede l’uomo progredire avvicinandosi
sempre di più alla verità. Il punto zero quindi potrebbe essere
l’immanentizzazione dell’essere che avendo principio e fine in
se, non ha più bisogno di strutture ideologiche e culturali.
Ritornando al nostro
peregrinare storico sull’importanza delle tecnologie della
comunicazione nel rendere immanente l’essere ed il punto zero, fu
proprio l’invenzione della stampa, che non a caso precede di poco
la scoperta dell’America, a portare la prima rivoluzione dello
zeitgeist mondiale dopo più di un millennio, zeitgeist che durò per
diversi secoli almeno fino al 700.
E’ stato proprio
il “secolo breve” (ovvero il novecento) che ha cominciato
a porre un’aurea mitica e caratterizzante ai vari decenni che si
susseguivano, anche se è solo a partire dagli anni 50 che almeno
nelle giovani generazioni, nella mentalità e nell’inconscio
collettivo, ogni decennio influisce e cambia le carte in regola. La
durata di questi processi non è naturalmente precisa, non si parla
infatti di 10 anni precisi, spesso si parla anche di 15 anni o poco
meno. Ad esempio se guardiamo un po' la storia ci accorgiamo che i
protagonisti dello zeitgeist del dopoguerra almeno fino all’anno
pivotale 1956, seguivano per lo più valori ed una morale
tradizionale in uno scenario geopolitico completamente rivoluzionato,
ma che ideologicamente proponeva costrutti ed ethos sperimentati ed
in nuce teoricamente già da parecchio tempo. Si parla dell’ultima
pura propaggine di civiltà contadina che propone l’archetipo del
ragazzo di campagna che è costretto a trasferirsi in città, il
provinciale che si trova il mondo nel suo cortile, il principe ed il
povero.
E’ solamente con
la nascita del rock e parallelamente della tecnologia della
comunicazione chiamata televisione, che la civiltà umana entra nel
post-moderno e nel mainstream entra il termine adolescenza e che i
decenni diventano fortemente caratterizzanti di una mentalità e non
solo di un processo storico come lo erano stati nei primi decenni del
novecento, infatti si parla di Belle Epoque riferendosi al primo
decennio del novecento o più precisamente fino all’inizio della
prima guerra mondiale, si parla poi dei ruggenti anni 20, ma in
questo caso si notano cambiamenti perfettamente sincronizzati con i
20 anni teorizzati da Calleman.
Se è vero che
artisticamente e culturalmente quando parliamo di anni 50 immaginiamo
happy days, abbiamo in mente il boom economico, ma anche
l’Italia povera ma in ricostruzione, con lo spaesamento dovuto alla
distruzione non graduale della civiltà contadina e al passaggio
traumatico senza intermediazioni per molte classi sociali, dalla
società contadina a quella post-industriale (soprattutto nel sud
Italia), si può affermare che come zeigeist dominante, la prima metà
degli anni 50 fosse fortemente legata alla seconda metà dei quaranta
e che infatti la gioventù ribelle alla James Dean nasce con
la tv, con il rock, con la beat generation, con uno zeitgeist che
avrebbe continuato a tener botta almeno fino agli inizi dei settanta.
Questa è la
generazione che la sociologia chiama dei baby boomers e che
paradossalmente ha molto in comune con la seguente generazione x,
infatti entrambe queste generazioni vissero periodi storici di
transizione. I baby boomers emersero tra la fine della storia lineare
e l’inizio della post-modernità, quindi vissero ancora elementi
tradizionali come la famiglia patriarcale, l’influenza della
cultura contadina, l’influenza della cultura classica e proprio
trovandosi tra i due mondi cercarono di sostituire la famiglia
patriarcale a quella anti-patriarcale, l’affermarsi della classe
media sopra quella contadina e la cultura pop a quella classica.
Gli anni 70 (con
l’anno pivotale 1973 come descritto nel blog civiltà scomparse),
furono anni in cui i baby boomers parallelamente a quello che
successe come vedremo alla generazione x, dovettero di nuovo cambiare
mentalità, sostituendo l’ottimismo, l’idealismo degli anni 60,
con la politicizzazione ed il pessimismo degli anni 70, con in più i
primi semi delle rivoluzioni sessantottine che si manifestavano con
l’effettivo sgretolarsi della famiglia tradizionale (il divorzio
divenuto legge) e dell’abbattimento di diversi taboo sessuali e del
rapporto uomo-donna (sdoganamento mainstream dell’erotismo e
avvento della pornografia di massa). Anni di fine del boom,
dell’inizio effettivo della crisi e della virtualizzazione e del
dominio della finanza nell’economia, l’inizio del periodo della
notte oscura dell’anima che si ha nella cultura popolare con lo
sdoganamento dell’horror nel mainstream che tratta tematiche sempre
più quotidiane, estreme e violente. Un giovane degli anni 60 messo
insieme ad uno degli anni 70 avrebbe trovato molti argomenti in
comune su cui parlare, ma metodi opposti ed una visione del mondo
diversa.
La generazione dei
baby boomers quindi entrò e cominciò ad influenzare lo zeitgeist
mondiale nella seconda metà degli anni 50 e lasciò il passo alla
generazione x a partire da fine anni 70- inizio anni 80.
La generazione x a
sua volta cominciò la sua influenza a partire come detto,
soprattutto da fine anni 70- inizio anni 80 e l’evento pivotale
come tipico di una cultura post-moderna, fu un evento pop (con il
significato di popolare) musicale, ovvero l’ascesa della musica
dance e soprattutto la breve stagione del punk.
Questi due generi
(dance e punk) erano opposti e complementari, ovvero il primo si
basava su un completo smarcamento da ogni componente ideologica,
intellettuale o di protesta (ad esempio il rock negli anni 50 serviva
come una specie di protesta contro i costumi o sabba di liberazione
sessuale, mentre negli anni 60 come protesta sociale, nella prima
meta dei 70 il prog aveva pretese intellettuali e di creazione di una
musica rock colta mischiando jazz e classica con i tipici ritmi del
rock). I portavoce invece della dance, coloro che lo portarono al
successo, erano dj il cui scopo era far ballare, il mito della febbre
del sabato sera che in realtà è assolutamente speculare e
complementare al punk, al suo no future e nichilismo, come cantava il
padrino del grunge Neil Young proprio alla fine degli anni 70, con
una frase trovata scritta nella lettera di addio di Kurt Cobain ”It's
Better to Burn Out Than to Fade Away” (
E’ meglio bruciare che spegnersi lentamente). Il sabato sera come
mito di meglio
un giorno da leone che uno da pecora.
Dopo una settimana passata a fare un lavoro alienante, il sabato sera
era il baccanale, divenne il giorno anarchico per eccellenza, un po'
come il carnevale, dove i ruoli schiavo-padrone si ribaltano, dove si
sfiora l’autodistruzione, si sfida la vita e le normali regole
della civiltà. Dove si può essere spericolati e “re per un
giorno”. L’ideologia destra
o sinistra
fondante e di cui lo zeitgeist era pieno, viene pian
piano
abbandonata e si aprono i successivi venti anni (avrete notato come i
cambiamenti generazionali del 900 seguano il preciso ciclo di cambio
di zeitgeist e mentalità ogni 20 anni).
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Influssi acquariani annegati nel profitto |
La
generazione x è la prima generazione nata in un contesto non più
tradizionale.
I baby boomers avevano infatti
ancora un certo ancoraggio alla storia e alla decadente ma ancor viva
società contadina. La
generazione x, come ho già accennato in questo articolo, é quella
dei latchey
kids (bambini
che non trovano a casa i genitori e il cui educatore fondamentale è
la tv),
è una generazione senza
punti di riferimento stabile. Si trova inserita in un periodo di
decadenza delle ideologie e di ascesa di individualismo e
materialismo, dopo gli ideali di rinnovamento distrutti nel post-68.
La
generazione X è la generazione di transizione per eccellenza, nata e
cresciuta nell’era analogica, maturata nell’era digitale, nata è
cresciuta durante gli ultimi sussulti del mondo ideologico in
decadenza, maturata nello zeitgeist post-ideologico.
Eppure
è la generazione più snobbata e quasi per vergogna, meno citata dai
sociologi, basti pensare che gli attuali giornalisti si concentrano
sulla guerra tra baby boomers contro millennials, praticamente non
citando mai la “sfigata” generazione x, una generazione che pur
per un brevissimo tempo è stata all’avanguardia per quanto
riguarda sapere e creazione tecnologica e culturale, tanto che tutte
le conquiste attuali
più avanzate della società devono praticamente tutto alla
generation X, una
generazione sempre insofferente alle restrizioni della società e
della cultura, tanto da essere influenzata e da affiliarsi ai baby
boomers più anticonformisti (mi
vengono in mente diversi Baby boomers, ad esempio, della cultura pop,
adottati ed entrati a far parte della generazione x, l’esempio
emblematico è David Bowie).
Come
ha scritto nel suo blog secretsun, il sempre interessante Xer
Cristopher Knowles, fu proprio questa generazione che per prima
abbracciò internet, e fu questa generazione in cui si formarono i
primi imprenditori ed utenti (ed i primi blog) del virtuale e delle
nuove tecnologie. Si parla tanto dei videogames e della potenza di
questo settore, ebbene sempre i nostri Xer abbracciarono per primi
questo medium con i primi imprenditori ed ingegneri. l’elogiato
Oculus Rift è poca roba rispetto alle rivoluzioni apportate dai quei
pionieri.
Sempre
la generazione x fu colei che si ribellò al monopolio musicale della
major, con le varie scene punk, metal, hip hop, rave, con le
etichette indipendenti, aprendo ad un nuovo mondo d’affari che ha
praticamente spianato la strada alla fine di una forte gerarchia nel
rapporto tra creatori ed utenti e di un modo di fare affari
tradizionali, che è semi-scomparso nel mercato musicale.
Lo
stesso discorso nel cinema con il recupero del cinema pulp e trash e
la nascita del cinema e dei festival indipendenti.
Insomma
come mai questa generazione nella maggior parte dei casi viene
dimenticata o maltrattata? Forse perché è stata una delle poche
generazioni dall’indole autonoma e non allineata completamente allo
status quo, dall’indole anarchica e insofferente alla società.
Naturalmente non tutti gli xers sono uguali, tutt’altro, ma stiamo
parlando di sentire collettivo e di zeitgeist di una generazione.
Gli
xers furono i traghettatori che trascinarono il pianeta dalla società
analogica a quella digitale, purtroppo con la deriva millenials che
nei
suoi tratti più mainstream
ha portato ad un appiattimento della tecnologia non più come
strumento di liberazione (i vari movimenti cyberpunk, le esperienze
totalmente anarchiche ed uniche nella storia mondiale, del primo
anarchico internet,
le prime esperienze complottiste
in canali
oramai leggendari come
usenet), ma come strumento meramente di piacere ed utilitaristico. La
tecnologia è diventata certamente un sesto senso, mirato però
all’edonismo e all’utilitarismo individualista.
I
millennials da questo punto di vista sono cresciuti e divenuti
consapevoli in piena età digitale e post-ideologica, perdendosi
molte delle battaglie e delle rivelazioni underground, avendo già
tutto a disposizione, certamente il loro vantaggio è quello di
essere più cinici e pratici. La generazione millennials ha un inizio
simbolico nel 2001, nel mondo post 11 settembre. E’ la generazione
che ha superato la dicotomia destra e sinistra e che nelle sue parti
più illuminate porterà ad una società più egualitaria, pragmatica
e senza quei taboo che ancora attanagliano le vecchie generazioni.
Più che i
baby
boomers, gli xers dovrebbero essere la guida dei
millennials e anche gli xers dovranno adattarsi alla mente super
flessibile dei millennials, generazione X
che da par suo è stata costretta ad una flessibilità mentale per
via di delusioni e traumi che i neonati millennials, non hanno ancora
pienamente
sperimentato.
Questo
discorso mostra come il nostro periodo veda lo scontro di vari
zeitgeist e gap generazionali ad un livello vertiginoso e francamente
unico nella storia dell’umanità conosciuta.
Quando
l’individuo, il suo sentire, le sue tribolazioni si ergono sopra la
storia e sopra le ideologie, quando tutta l’impalcatura culturale
millenaria è sottomessa alle turbolenze dell’animo umano, ebbene
quello è il tempo del grande cambiamento.