sabato 30 marzo 2013

IL FATTORE 11, LA POLITICA ITALIANA E L'ERA DELL'UOMO

Tra i tanti avvenimenti del primo decennio del XXI° secolo, il più curioso rimane sicuramente quello che scherzosamente chiamo “il fattore 11”; il decennio già passato da qualche anno ha portato non solo nell’ambito complottista, ma anche mainstream, una forte attenzione (spesso ironica) verso la numerologia e una vera e propria fissazione per il numero 11. Anche lo studio moderno del sincronismo è strettamente legato all’ascesa della numerologia ed anch’esso proprio nel decennio appena passato ha avuto un enorme seguito, specialmente in USA, con blog sul cosiddetto “sincromisticismo” che nascevano come funghi e le stesse persone che cominciavano a fissarsi sulle coincidenze e sui messaggi nascosti nella pop culture e ad avere come guru di riferimento Carl Gustav Jung, anche perché questi fenomeni erano in aumento o almeno rispetto al passato, venivano facilmente percepiti. Tutto naturalmente è partito dall’11 settembre 2001 e fateci caso non c’è bisogno che dica cosa è successo quel giorno, basta solamente nominare la data per capire a quale evento ci riferiamo, cosa davvero rara in ambito storico, perché si sa le date nella storia sono molto importanti e sono il terrore degli studenti costretti a memorizzarle, mentre nel caso dell’11 settembre non abbiamo bisogno di imprimerlo nella memoria, ne siamo tutti ben coscienti.
In ambito storico in genere si memorizza più facilmente l’anno, mentre il giorno e mese in genere nella coscienza collettiva sono tralasciate e non sono ben impresse nella memoria, ad esempio tanti di noi sanno che la “scoperta dell’America” è avvenuta nel 1492, mentre se dobbiamo ricordarci anche il giorno ed il mese, la percentuale delle persone che la conoscono, si abbassa drasticamente, mentre per quanto riguarda il giorno dell’attentato alle torri gemelle e al pentagono, l’associazione è quasi immediata ed infatti nelle conversazioni capita spesso di dire l'11 settembre invece di “attentato alle torri gemelle”, mentre se dovessi parlare di un altro evento importantissimo dal punto di vista storico come la caduta del muro di Berlino o la “rivoluzione d’ottobre” e persino la rivoluzione francese, non mi sognerei mai di indicarla con la data; dovrei dire 14 luglio 1789 (giorno della presa della Bastiglia), ma solo i francesi mi comprenderebbero in modo quasi immediato, molti altri ci arriverebbero con la logica, altri non ci arriverebbero affatto. Anche i mass-media si sono fortemente concentrati sulla data è stato un processo come dire automatico, sia per la storicità e la grandezza dell’evento e sia perché inconsciamente richiamava molti significati simbolici, ad esempio per gli americani il 9-11 ( nella trascrizione della data in America il mese va prima del giorno ) richiamava il numero per le emergenze, il nostro 113, ma cosa più importante inconsciamente il numero 11 cominciava ad avere una così forte attrazione e significato che andava al di là dei suoi significati più superficiali.
Cominciavano ad uscire fuori storie sulle sincronicità che molte persone sperimentavano ad esempio guardando l’orologio spesso quando l’orario era 11:11, per non parlare di molti eventi successivi verificatisi in un giorno 11, ad esempio l’attentato a Madrid dell’11 marzo 2004 avvenuto 911 giorni dopo l’11 settembre; ricordo ancora il terrore (indotto dai falsi allarmi terrorismo) di molta gente l’11 di ogni mese, le continue discussioni sui siti di informazione alternativa che cominciavano a calcolare date e a cercarne il significato simbolico, ogni terremoto catastrofico che doveva avvenire per forza l’11 di un certo mese (andava per la maggiore l’11 maggio, secondo alcuni predetto da Bedandi). Arrivati nell’anno 2011 questo fenomeno ha raggiunto il suo acme, in ciò rafforzato anche dal terribile evento dell’11 marzo (ancora) del 2011, il terremoto del Giappone con annesso disastro nucleare e anche i messaggi profetici dei channelling (naturalmente qui non si vuole discutere la loro veridicità o meno) cominciavano a concentrarsi sul cosiddetto portale 11-11, per la verità già da diversi anni, ma raggiunsero il culmine sicuramente in quell’anno, anche a livello mainstream ci fu grande attesa per la data dell’11 novembre del 2011.
Visto che come al solito in questo blog interpretiamo tutto dal punto di vista simbolico, che significato ha il numero 11 e come si può rapportare ai nostri tempi? Perché ha acquisito un significato così forte e cosa è successo effettivamente l’11 novembre 2011? Solamente dopo aver risposto a queste domande potremo sciogliere almeno un nodo e concludere questo articolo.
Prima di vedere il significato numerologico ed esoterico del numero 11, mi viene da fare una riflessione personale: l’11 si trova fra il 10 ed il 12 che sono numeri che da un certo punto di vista sono completi,  ad esempio il 10 rappresenta la perfezione come anche l’annullamento di tutte le cose. 10 = 1+0 = 1, illustra l’eterno ricominciare. Il 10 è il totale dei primi quattro numeri e perciò contiene la globalità dei principi universali ed infatti nella Tetraktys pitagoriana era considerato il numero più importante insieme al sette e veniva usato per rappresentare il cielo. Anche il 12 è uno di quei numeri perfetti che intuitivamente ci indica la fine di un ciclo, di un percorso, l’anno ha infatti 12 mesi, 12 sono i segni zodiacali e l’anno platonico (i famosi 25mila anni che indicano la durata del fenomeno noto come precessione degli equinozi) si conclude dopo che si sono manifestate tutte le ere zodiacali che sono 12, come i dodici apostoli di Gesù che li rappresentano. Il 12 rappresenta il divenire del tempo, infatti la suddivisione del giorno e della notte è in 12 ore, oltre a come già accennato, l’anno in 12 mesi. Indica quindi anche il sacrificio, il karma, la fatica (le dodici fatiche di Ercole), il cammino personale che l’uomo deve compiere per liberarsi dai cicli cosmici ed infatti è il più sacro tra i numeri insieme al 3 e al 7. Il dodici indica la ricomposizione della totalità originaria, la discesa in terra di un modello cosmico di pienezza e di armonia. Infatti indica la conclusione di un ciclo compiuto. Il dodici è il simbolo della prova iniziatica fondamentale, che permette di passare da un piano ordinario ad un piano superiore, sacro, anche per questo inconsciamente il 2012 è stato preso come data simbolo della fine ed inizio di un’era.
L’11 si trova in mezzo a questi due numeri fondamentali che indicano simbolicamente la chiusura del cerchio e quindi ne possiamo convenire che l’11 è un numero di “transizione” come la nostra attuale epoca. In numerologia è il numero che ci permette di oltrepassare i limiti, le colonne di Ercole che sono due, 1-1, come le due torri gemelle (vedere articolo 2001 odissea di Ulisse nella terra di nessuno).  E’ un numero iniziatico potremo dire, ciò che ci porta all’illuminazione, non un ciclo compiuto, ma colui che ci traghetta al ciclo compiuto, ci permette appunto di superare i limiti, infatti in numerologia si prendono in considerazione i numeri dall’1 al 9 e i numeri dominanti 11 e 22 detti “numeri mastri”, perché vanno oltre il numero 9, amplificano quei stessi numeri. Esso è il numero delle rivelazioni è segno appunto dell’inizio della conoscenza di Dio.
Si parla del principio di un’importante cambiamento, ciò che ci porterà a 12, alla fine del ciclo, ecco svelato intuitivamente del perché ha assunto così tanta importanza questo numero, che in forma superficiale appare distorto e catastrofista come tipico di una società edonista e materialista.
Tenendo in conto queste nozioni, possiamo insomma capire simbolicamente l’evento dell’11-11-11, ovvero la caduta di Berlusconi e l’ascesa del governo Monti e di come questo evento simbolicamente abbia una risonanza mondiale. Prima però parliamo un po’ della politica italiana:
sono italiano e quindi come ogni persona che nasce all’interno di una nazione, posso dare molta più importanza al luogo di provenienza, anche eccessiva spesso, ad esempio gli americani in generale, anche gli stessi blog sincromistici, danno una notevole importanza a piccoli fatti di cronaca del loro paese, dandogli un significato globale e spesso la loro credenza di vedersi come il centro del mondo ed unico baluardo della democrazia ( e noi europei come vassalli chic), come se tutta la cultura ed arte si fosse sprigionata da loro, investe purtroppo anche i più aperti ed informati; molte tristi statistiche ci parlano di una gran parte del popolo americano che non sapeva dove si trovava l’Iraq (nonostante una guerra che gli Usa combattono in quel territorio da più di vent’anni) ed altre illogicità storiche come Saddam Hussein responsabile dell’11 settembre (sic). Ricordo un film che guardavo spesso da piccolino, Dirty Dancing (colpa di mia sorella :-) ), un film in realtà molto illuminante e che non si merita la nomea di filmetto per ragazzine in tempesta ormonale, questo sempre perché era ambientato ad inizio anni 60 (ed è stato fatto negli anni 80 dove il cinema puramente mainstream aveva un senso) e stesso l’incipit del film, che si ha con la protagonista Baby che parla di una indimenticabile estate che come lei stessa sottolinea è “prima di Kennedy, dei Beatles, delle lotte razziali e quando ancora mio padre era l’uomo più importante della mia vita”, lo inserisce nel giusto contesto, dove il ballo è metafora di libertà da una famiglia e visione borghese alla “happy days” ed usando una delle frasi clou del mio blog, la protagonista“entra nel post-moderno”. In quel film, in un breve dialogo tra la madre e la figlia abbiamo un perfetto ritratto di una buona parte del popolo americano, ignorante, che non sa vedere oltre il proprio orticello, con la madre che sconsolata dopo una cena non completamente consumata afferma “che peccato quanta roba da buttare! In Europa la gente muore di fame” al che Baby, la figlia, la corregge “volevi dire nel sud est asiatico” e la madre da ochetta risponde “si infatti”. 
Parlando di politica italiana mi rendo conto che l’Italia non è la potenza dominante nel contesto geopolitico mondiale, siamo in questo senso dei vassalli, anzi l’italiano da decenni a questa parte è per lo più vittimista e non fa altro che rimpinguare quanto sia più bella l’erba del suo vicino, tutto sommato questo è un pregio che poche nazioni possono dire di avere, siamo infatti consci dei nostri difetti, tanto che ne soffriamo e spesso cerchiamo di nasconderli od esaltarli per non sentirci in colpa (Berlusconi è l’esempio tipico di questo ragionamento), ci sentiamo così inferiori ai nostri compagni europei, che la stessa politica o tv è costretta a pescare nel passato, addirittura all’impero romano per dire “si però noi l’impero romano, noi il rinascimento, noi Dante, noi popolo di santi, poeti e navigatori ecc. ecc.”. Un buon 80% del cinema italiano, soprattutto quello più apprezzato all’estero, non è altro che un’accusa al costume ed ai modi dell’italiano medio e non solo, spesso sotto forma di commedia. Alberto Sordi nei suoi numerosi film è l’italiano medio nella sua più pura incarnazione ad esempio, con tutti i suoi stereotipi negativi.
C’è anche da dire che l’Italia è un paese dovrei dire particolare, dove si mescolano e vengono fuori le più grandi contraddizioni. Forse siamo l’unico paese che in due guerre mondiali è partito da uno schieramento per poi passare ad un altro, ma la vera unicità dell’Italia è quella che un utente di un importante sito di informazione alternativa su internet riassunse come “laboratorio di sperimentazione” che anticipa il futuro della politica mondiale. Pensateci un attimo, non è ad esempio un segreto di come il Nazismo debba molto al precedente Fascismo ed infatti in tutte le nazioni quando si parla di deriva dittatoriale o potremo dire di estrema destra, si usa per lo più la frase “deriva fascista”, la parola nazista ha un significato meno politico e più emozionale e raramente è usato in discorsi politici, non è un discorso solamente italiano e mi sorprese molto quando sentivo parlare presidenti americani o altri esponenti dell’estabilishment americano e non solo, di “fascism”. Il nazismo può essere visto come un sottoinsieme del fascismo da cui poi si differenziò assumendo caratteristiche proprie ed un maggior estremismo nelle sue azioni. La stessa mafia nata in Sicilia e poi sviluppatasi in tutto il mondo in diverse forme (mafia russa, cinese), anch’essa era una concezione di potere mai verificatasi e che come il fascismo, nacque nel laboratorio italiano, mafia che assunse le forme di potere armato di clan, potere armato anti-Stato, manovali usati dallo stesso Stato per operazioni sporche (senza richiamare l’esperienza italiana che ci porta con se innumerevoli esempi, possiamo parlare dell’utilizzo della mafia da parte di Kennedy alla baia dei porci a Cuba e il boss Sam Giancana di Chicago che garantì diversi voti allo stesso Kennedy), ma anche Berlusconi, un miliardario proprietario di tre reti televisive e della seconda squadra con più tifosi in Italia (il Milan), non rimandava ad atmosfere e romanzi di ispirazione orwelliane? Non è un caso che il programma “grande fratello” sia stato trasmesso dalle sue reti, ma lungi dall’essere solamente un big brother di stampo minore, Berlusconi era il divenire realtà di diverse trame di dimenticati romanzi di fantapolitica; uno degli spauracchi delle moderne democrazie occidentali è infatti proprio quella di un magnate che va al potere e che crea un “conflitto di interessi” che è visto come un incubo dalle democrazie, anche questo un esperimento ed un pericolo per diverse parti del mondo, ma che da un certo punto di vista ha avuto anche il suo seguito (mi viene in mente Bloomberg il sindaco di New York), ma anche Ilona Staller nel 1979, pur se senza successo, fu uno dei primi esempi di diva che entrò in politica (battuta forse per poco da Ronald Reagan). Insomma laboratorio di sperimentazione si, ma di orrori, di nuove forme di psicopatia al potere. L’Italia anticipa certamente il futuro, ma quello più negativo e distopico. A ciò si aggiunge anche il Vaticano, centro della cristianità e di uno dei poteri più antichi esistenti sul nostro pianeta. Alla morte od elezione di un nuovo papa i potenti di tutto il mondo vengono a rendere memoria ed omaggio. Ricordo ancora lo storico funerale di Giovanni Paolo II con George Bush e il premier iraniano Khatami che condividevano la stessa piazza, proprio nel periodo in cui si accresceva la propaganda anti Iran, oltre alla presenza dei potenti di tante nazioni. Oltretutto l’Italia si affaccia al centro del Mediterraneo, è una sorta di ponte tra Europa dell’est ed Europa Occidentale, tra Occidente ed Oriente, tra Cristianesimo ed Islam (non è un caso che le basi estere più importanti degli Usa in Europa si trovino in Italia, un po’ in tutto il territorio), questo ha fatto si che durante la guerra fredda l’Italia divenisse il centro dello scontro sotterraneo tra le varie potenze mondiali, portando a tutta una storia fatta di segreti, terrorismi di stato, attentati giornalieri ad uomini di stato, giornalisti, persino attentati di massa (le varie stragi a piazza della Loggia a Brescia, la strage di Bologna nel 1980, la strage dell’Italicus) che non hanno eguali in altri paesi, per non parlare dei vari segreti riguardanti l’operazione Gladio, Ustica o la P2, quest’ultima l’incarnazione dell’incubo di ogni complottista, tanto che in ogni libro di complotti (straniero o italiano) vi è una sezione dedicata a questa gigantesca piovra, un vero e proprio stato sotterraneo, che supera la fiction di un film di spionaggio e fa apparire un film di James Bond come realista.

La p2 mirava a sovvertire lo stato italiano, con tanto di programma e tappe da seguire. Insomma proprio per questi motivi l’Italia può essere vista come un laboratorio politico, una sorta di scalo, luogo di transizione di diversi poteri, dove si sperimenta il nuovo e l’11-11-11 è avvenuto un altro evento del genere, con un governo tecnico di austerità, in una nazione che economicamente è ancora tra le prime 10 al mondo, anche qui un altro esempio di distopia applicato.
Superficialmente l’11-11-11 indicava la fine della sovranità italiana, con un governo imposto dalla BCE e da Goldman Sachs, dall’altra però indicava (come ho scritto in altri articoli precedenti), la fine dei partiti politici, dello stereotipo negativo dell’italiano (Berlusconi). Accordandosi alla nona onda del calendario Maya conclusa nel 28 ottobre 2011, in Italia si creava un fatto raro, un’unità di tutti i partiti politici verso uno scopo. Dopo decenni non vedevamo più la destra e la sinistra litigare e persino i più complottsti pur accusando Monti di colpo di stato, avvertivano un certo cambio di guardia che stava portando più sobrietà e che almeno aveva fatto calare le maschere dei politici, che finalmente apparivano per quello che erano: “portaborse dei veri potenti”. L’unico evento che può accostarsi all’ascesa di Monti è avvenuto nel 1992, non a caso anche in quell’anno vi fu un cambio di potere in Italia, con il crollo (dovuto anche alla fine della guerra fredda) dei partiti storici e di tutto il sistema politico che in Italia durava dal secondo dopoguerra mondiale: crollo della dc, del psi, le monetine lanciate a Craxi, Tangentopoli, il crollo della prima repubblica, l’ascesa di nuove forze politiche come Forza Italia e la Lega, moderazione dei fascisti con la nascita di An, nuova ristrutturazione da parte della sinistra italiana ecc. Il primo governo tecnico in Italia si costituì infatti nel 1992 dopo il crollo della Dc e del Pci, sotto l’incalzare delle inchieste giudiziarie e delle stragi di mafia. E soprattutto nel pieno della crisi economica che investì la lira (ho un deja vu). Al governo andò Amato, ecco diciamo che il governo Monti è di tecnici, di banchieri, di affaristi, almeno il governo Amato aveva ancora una parvenza politica, ma alla fine di un ciclo, crollano tutti i paraventi. Cosa fece Amato? Ecco un altro deja vu: nel luglio ’92 attuò il famigerato prelievo notturno del 6 per mille sui conti correnti (mi ricorda un qualcosa che inizia con Ci e finisce con Pro); e poi un secondo prelievo del 3 per mille sul valore catastale rivalutato degli immobili e delle aree fabbricabili. Se la prima operazione fu una tantum, la seconda, chiamata Isi (Imposta straordinaria sugli immobili), si tramutò nell’Ici e divenne un balzello stabile (mamma quanti deja vu, ma che mi succede?).
Ma non solo. Il governo Amato, in carica dal giugno ’92 all’aprile ’93, non riuscì neppure ad utilizzare al meglio quei soldi rapinati ai cittadini: a settembre la lira subì una pesante svalutazione, nonostante il tentativo di contrastarla della Banca d’Italia (dove era governatore Carlo Azeglio Ciampi) che sacrificò 70 mila miliardi di riserve valutarie.
Studiare il passato per capire il presente ed anticipare il futuro.
Insomma è sempre la stessa storia, il copione è stato già scritto, però, c’è un però grande come una casa che ci riporta al fattore 11. I giochi effettivamente sono cambiati, l’ascesa di Monti era in effetti un ripetersi identico degli eventi accaduti nel 92, già nel mio articolo “mare in tempesta” in maniera sincronica, ne parlai, ma l’esperienza Monti pur essendo riuscita a proporre e a rendere legge le stesse identiche misure draconiane del governo tecnico di Amato, ha fallito e viene ora ostracizzato e tutti i partiti politici che fino a poco tempo fa con lui facevano banchetto, ora ne parlano come di un fallito, quasi fosse un lebbroso, “non abbiamo mai avuto che farci” “non lo vogliamo come alleato”. Il governo Monti ha creato ancora più malcontento verso le politiche comunitarie. Mi ricordo ancora gli applausi verso Monti, il continuo lecchinaggio politico e mediatico che ora puff, si è sciolto come neve al sole ed anzi le misure di austerità sono viste come il male assoluto (ed ostracizzate in campagna elettorale) e l’Europa (non la bce) vede con orrore a ciò che sta succedendo a Cipro (anche in questo noi italiani abbiamo la precedenza, memoria corta purtroppo). Tutto sommato qualcuno potrebbe dire che tutto va secondo i loro piani, ma il fattore Grillo, per quanto possa essere favorito da una certa parte del sistema è comunque qualcosa di così anomalo e nuovo e a favore di una partecipazione attiva dei cittadini alla politica (almeno a parole) che mostra come i giochi stiano cambiando notevolmente e che l’11-11-11 se superficialmente e almeno in un presente temporaneo sembrava portare ad un accentramento del potere e alla fine del dialogo democratico, successivamente ha aperto la strada agli insoddisfatti della politica e ad una discussione mai così mainstream e di dominio pubblico sugli stipendi ai parlamentari, sul concetto di democrazia rappresentativa, sulla corruzione e nel negare ai politici incriminati il parlamento. Lo vedo dai manifesti politici con slogan tipo “votate Tizio, uno di voi” “Votate Caio per avere una faccia nuova in parlamento”, non è più un discorso di corruzione o di cambio della dirigenza di un partito, ma proprio di cambio del concetto del potere, da qui eventi storici come la diretta streaming del dialogo tra Bersani e il movimento 5 stelle (eventi sempre a telecamere spente nel passato), lo stesso concetto di abbandonare i media tradizionali ed usare quelli alternativi e meno controllati dal potere, per dare i propri comunicati ed iniziative. Spazzini e gente normale e che non è “figlia del direttore o del presidente” che entrano in parlamento è qualcosa di nuovo che non a caso è visto come un pericolo, basti pensare che Goldman Sachs pochi giorni fa ha dichiarato “il vero pericolo in Europa non è Cipro o la Grecia, ma Beppe Grillo”.
Una volta che nella coscienza collettiva entra il concetto, la possibilità di vedere il potere non più da un punto di vista di delega, intermediazione, gerarchia restrittiva, non si può più tornare indietro e questo rende la discussione sul M5s come farsa o pericolo democratico, come inutile, perché il seme oramai è stato piantato e non si può tornare indietro ed il portale 11 ha colpito anche la chiesa che è stata costretta l’11 febbraio 2013 ad applicare una controriforma per snellire la sua immagine in rovinosa caduta a causa di scandali economici e legati al problema pedofilia, con le dimissioni storiche di Ratzinger che hanno successivamente portato all’elezione di un nuovo papa che scegliendo di chiamarsi Francesco, ha voluto dare un’immagine più umile di se e della chiesa, richiamandosi al santo della povertà. Giochetti pubblicitari per rinnovare l’immagine certo, ma a cui sono stati costretti per un cambiamento nella coscienza collettiva che sta cominciando a percepire il potere in maniera diversa, non più come necessario e delegato ad un singolo, ad un’elite, ma condiviso e la Chiesa è il simbolo attualmente più forte di vecchio potere gerarchico e divino. Grillo forse per la prima volta nella storia italiana è un esperimento nel laboratorio italiano, positivo.
Il fattore 11 nella Chiesa
Come sempre bisogna guardare le cose in prospettiva, non vedendo gli effetti immediati che pur se rivoluzionari, difficilmente saranno positivi.
La politica italiana, essendo un laboratorio di sperimentazione è quella che può farci maggiormente capire dove andrà il mondo nel futuro e tutto sommato mi sento di essere ottimista:
inizia l’era dell’uomo e finisce l’era degli Dei. Non più un leader da ammirare e a cui affidarsi, ma un potere da condividere. E’ finito il tempo della delega, ora ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità e cominciare a crescere e smetterla di fare l’ultras del pd, del pdl, dell’m5s, del comunismo, del liberismo, le maschere stanno cadendo e conviene prepararsi per non inciampare. Tutto sta divenendo trasparente, il vero potere non è stato mai così esposto come ai nostri giorni e davanti al male e alla crisi che aumenta sempre di più, per la prima volta avverto un po’ dappertutto anche la consapevolezza che qualcosa sta cambiando in positivo, che davvero si sta avvicinando qualcosa di nuovo e degli anni fa non lo avrei mai pensato, vedevo il cambiamento sempre in prospettiva negativa, ovvero un peggioramento che avrebbe portato distruzione. Sempre più siti cominciano ad abbandonare articoli puramente complottistici per parlare di cose più pratiche e che generino un pensiero positivo e chi è legato al vecchio mondo fa sforzi sempre più grandi per rimanere al passo con i tempi non riuscendoci, ma lo spirito di verità prima o poi riemerge ed esce fuori dai sepolcri e dai templi ed allora smetteremo di essere bambini.
Il 31 marzo del 2013 per molti è la vera fine del ciclo Maya, dello Tzolkin, dell’era materialista, non è un caso che cade di Pasqua, una data simbolicamente importante, che indica l’alba di un’umanità si spera maggiormente consapevole e che finalmente risorgerà dalla sua tomba.

«Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete… Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità»

lunedì 18 marzo 2013

QUENTIN TARANTINO E IL VUOTO DI SENSO DEL TARDO POST-MODERNO

"Vuoto di senso crolla l'occidente, soffocherà per ingordigia e assurda sete di potere e dall'oriente orde di fanatici" Franco Battiato, Zai Saman, album Fisiognomica



Se dovessi dire qual'è il regista che meglio di tutti incarna lo spirito dei nostri tempi, quel post-moderno che oramai appare sempre più demodé accennare, sicuramente non avrei dubbi a dire che Quentin Tarantino è colui che meglio di tutti ha saputo interpretare alcune dinamiche dei nostri tempi, da qui il suo incredibile ed inaspettato successo che giunse come un fulmine a ciel sereno a metà anni 90, con il film "Le Iene", ma soprattutto con "Pulp Fiction", pellicola del 1994, vincitore della palma d'oro a Cannes, un vero e proprio anomalo caso cinematografico.
Quentin Tarantino amante dei b-movie, del cinema di genere italiano degli anni 70 (l'horror, il poliziottesco, lo spaghetti western) e di molte pellicole asiatiche (soprattutto di Hong Kong) che proprio a partire da metà anni 90 cominciarono ad avere risonanza mondiale e a portare una grande emigrazione di registi orientali ad Hollywood (John Woo con il suo primo successo Hollywoodiano "Face Off" o Ang Lee per citarne alcuni) ma anche attori come Jackie Chan o Jet Li.
Già dalle sue passioni si nota un'anomalia forte, ovvero un regista apprezzato dalla critica ed amante del cosiddetto cinema "minore", disprezzato ferocemente dalla stessa critica cinematografica.
Proprio nei suoi film Tarantino prende molto i canoni, gli stereotipi, i soggetti e le sceneggiature di quei film portandoli in una dimensione che diviene accettabile dalla critica che fino a poco tempo prima neanche voleva considerare quel cinema come "vero cinema". Tralasciando la forte auto-ironia, le sceneggiature più solide ed originali, l'impianto tecnico di primo livello che hanno permesso il successo dei suoi film, credo che per molti giovani Tarantino sia divenuto una vera e propria catarsi, sdoganando anche ufficialmente il cinema cosiddetto minore, quello cui tutti ci vergognavamo di apprezzare e che invece dopo Tarantino diventa un vanto, una faccenda da nerd. Ma il vero motivo di successo è soprattutto perchè per la prima volta i protagonisti di un film, siano essi pazzi o criminali, ricchi o poveri, parlano il linguaggio della nostra epoca, parlano come la Generazione X. L'anomalia di Tarantino è anche quella di essere un vero e proprio nerd, uno di quelli che ti cita i dialoghi dei film a memoria, che starebbe a parlare per ore ed ore dei suoi registi e film preferiti (basti vedere una sua qualunque intervista o le varie sue iniziative a favore di registi cosiddetti di serie b), uno di quelli che amano collezionare in modo maniacale, insomma Tarantino non è più un semplice regista contro, alternativo, istituzionale o autoriale, la vera novità è il fatto che Tarantino è un nerd che sale agli onori della cronaca e come ogni buon nerd ama il citazionismo, l'elogio delle proprie passioni, l'automasturbazione culturale, lo status di cult delle opere che apprezza.
Quentin Tarantino è il maniaco della pop-culture, colui che nel cinema sdogana un fenomeno prettamente post-moderno, ovvero il revival, che nel cinema, parallelamente alla musica, avverrà spesso sotto forma di continui remake, forte citazionismo e recupero di pellicole dimenticate. I suoi ultimi film "Inglorious basterds" e "Django", non sono altro che rifacimenti di titoli spaghetti western degli anni 70, ma se "Inglourious basterds" aveva una sua autonomia e la pellicola a cui si riferiva (Quel maledetto treno blindato di Enzo Castellari) era solamente una piccola ispirazione, "Django" è in tutto e per tutto una pellicola post-moderna nel senso più deteriore del termine: ultracitazionista, basti vedere i vari brani e colonne sonore prese dai film del genere spaghetti western (non una colonna sonora insomma creata per il film, ma anch'essa citazionista), come l'imbarazzante inserimento a fine film della colonna sonora di Trinità giusto per citare e rendere omaggio (e vi parla uno a cui piacciono tantissimo i due film di Trinità), l'apparizione addirittura di Franco Nero (interprete del Django del primo film) per rimarcare il passaggio di consegne (che non viene nascosto, ma rimarcato),  l'inserimento di brani rap in un contesto ottocentesco per rimarcare l'identità nera del protagonista e potrei andare avanti per molto a citare gli omaggi, le citazioni e gli "stereotipi" che almeno da un punto di vista positivo vengono resi evidenti e smascherati, così che il film diviene consapevolmente prevedibile nella sua trama e nel suo finale, divenendo come quasi tutto il cinema di Tarantino, un metalinguaggio e una riflessione sullo stato del cinema, sulla sua crisi; il cinema di Tarantino insomma diventa una parodia, lo specchio più fedele dell'epoca tarda post-moderna (dagli anni 80 in su), l'epoca liquida, delle zero novità, dei revival, del sincretismo, dell'ascesa della pop culture, del relativismo e del nichilismo.


    Scena iniziale tratta dal film "Le Iene"

Riflettiamo infatti sulla prima sequenza in assoluto della filmografia di Tarantino, tratta dal film "Le Iene", probabilmente la scena più famosa e cult del suo cinema: ci troviamo davanti un gruppo di rapinatori seduti davanti ad un tavolo che conversano tra di loro. Tenendo in conto la tradizione cinematografica e la linearità delle trame che specie il cinema Hollywoodiano cerca di dare ai suoi spettatori, cercando di non spiazzarli, ma rassicurarli, uno si dovrebbe aspettare un dialogo incentrato sulla rapina che essi stanno per compiere, o comunque un dialogo fatto di tensione e dramma o al massimo un'autoironia venata da nervosismo, la discussione è invece un tranquillo dialogo sulla carriera anni '80 di Madonna e soprattutto  sul testo di una sua canzone, "like a virgin"; Madonna è una delle icone principali della pop culture anni 80, uno dei simboli più forti di edonismo e materialismo della nostra epoca. Il testo della canzone viene vivisezionato ed analizzato e mostrato nella sua natura sessualmente estrema. La discussione su Madonna è seria ed appassionata e porta tutti ad essere interessati e a dire la loro. Dite ciò che volete ma questa è una sequenza nella sua paradossalità molto più realistica di quella di altri film di criminali e gangster più allineati alla tradizione cinematografica, almeno a livello simbolico, e testimonia uno specchio fedele della nostra epoca e temi che saranno presenti come un fil rouge, in tutto il cinema di Tarantino e che emergono probabilmente senza che vi sia un'azione consapevole del regista. Ecco i principali:
un elemento contestuale, un tema, che emerge in tutti i film di Tarantino, in qualunque epoca essi siano ambientati, riguarda la fine dell'ideologia sostituita dal dominio della pop culture, ovvero anche i criminali nel momento clou della loro missione ( la scena appena citata del film "Le Iene"), ne sono ossessionati ed il sesso ed il corpo della donna, sono gli strumenti principi nell'espansione e dominio della pop culture, ma anche l'interminabile dialogo sui fumetti proprio nel momento clou della vendetta in Kill Bill 2; 
John Travolta e Samuel L. Jackson nel set di "Pulp Fiction
altro elemento distinguibile nella sua filmografia è il predominio del marketing e della pubblicità, riguardo questo punto gli esempi sono tanti, basti pensare il suo film consapevolmente e dichiaratamente citazionista e omaggio a pellicole anni 70 (Death Proof) e proprio per il non nascondersi è paradossalmente tra i suoi migliori film, dietro solo a "Le iene" e "Pulp Fiction". Death Proof è un enorme giocattolone usato spesso per elogiare gadget, marche ed oggetti anni 70, ma possiamo riferirci anche a "Pulp Fiction" dove l'attore Samuel L. Jackson, nel film, prima di uccidere un gruppo di ragazzi che ha rubato al suo capo un grosso quantitativo di droga, ha dialoghi interminabili con Vincent Vega alias John Travolta sul McDonald in Europa e poi successivamente parla ad uno dei ragazzi che sta per essere  ucciso, su dove si facciano i migliori hamburger in America, con tanto di bevuta catartica per lo spettatore di Sprite. Chiedete a qualunque ragazzo 2-3 scene famose di Pulp Fiction, o meglio i suoi dialoghi preferiti e sicuramente vi citerà queste scene; 
relativismo e nichilismo sono altri fattori emergenti, i protagonisti infatti non hanno mai discussioni filosofiche, religiose, politiche, economiche, culturali in senso ampio, non hanno veri e propri scopi. La morte dei protagonisti è spesso grottesca e non suscita compassione ed empatia, ma spesso gioia (vedere Django dove ogni morte diventa una liberazione, ne ho avuto prova al cinema dove le scene di sangue e violenza venivano applaudite) o addirittura riso (Vincent Vega uccide nell'auto del suo compare per sbaglio un ragazzo nero e il mitico "mister Wolf" viene ingaggiato e con nonchalance cercherà di nascondere le prove di questo omicidio, scena inaspettata e a-lineare che viene dopo un momento clou e spiazza tutti). Specie in Django insomma la violenza è quella tipica di un videogioco, distaccata, senza dramma ed immedesimazione, anzi catartica e spesso ironica.
Nel cinema di Tarantino abbiamo tutti gli elementi distintivi della generazione x dagli anni 80 in su, ecco il motivo dell'enorme successo di un regista che più di ogni altro ha saputo descrivere perfettamente il vuoto di senso post-moderno, fatto di dialoghi interminabili sul nulla; il cinema di Tarantino è infatti famoso per essere un cinema con tanti dialoghi, nonostante le sue trame sono spesso ispirate a generi più improntati all'action. I suoi dialoghi sono improntati sul vissuto quotidiano, sui vizi, sulle merci, sui tic personali, in un modo mai mostrato prima dal cinema, perchè i dialoghi non sono improntati e costruiti sulla trama come nel cinema tradizionale, ma sono svuotati di senso ed anti-climatici e inseriti al di fuori della trama:
il dialogo x non è la causa dell'effetto y, ma è al di fuori del contesto, o meglio estremamente realistico in questo senso.
Si parlava di mancanza di scopo dei protagonisti, questo non è propriamente vero o meglio lo è solo in parte; come ha dimostrato ultimamente con i suoi ultimi film, Tarantino ama molto e si trova estremamente a suo agio a dirigere film western e l'immaginario del vecchio west è quello fatto di anarchia, di cittadini che si fanno legge da sé, di un mondo senza regole e di frontiera, che ben esprime lo stato mentale post-moderno ed infatti gli eroi del cinema di Tarantino sono mercenari, nichilisti, post-moderni nel senso più puro, essi non hanno ideologie che li sostengono e proprio per questo per risolvere una situazione a loro svantaggio operano con la vendetta che è un modo di agire, un sentire della maggior parte dei protagonisti dei suoi film, basti pensare che Kill Bill e Django hanno come soggetto principale quello della vendetta. L'uomo senza ideologie, senza un substrato culturale, senza uno scopo, fa agire i suoi istinti più primitivi, il suo inconscio tenuto a bada nel periodo precedente alla post-modernità.
Il vuoto del tardo post-moderno non ha trovato miglior profeta che in Tarantino, un regista che per la sua grande forza di descrivere e creare etat d'esprit del nostro mondo è fortemente imitato, lo vedo nella mia esperienza personale, dove molti giovani che si mettono a scrivere una sceneggiatura o a voler fare anche per divertimento un corto cinematografico, imitano lo stile tarantiniano fatto di mancanza di senso, di violenza cult e celebratoria, ma se nel suo non-sense, Tarantino come abbiamo visto ha un suo fortissimo senso, invece questa imitazione, questo voler imitare lo stile di Tarantino di aspiranti sceneggiatori e registi, con in più un tocco proveniente da thriller ed horror col semplice scopo di far stupire ed alimentare emozioni diciamo basse (alla "saw-l'enigmista" o "the ring"), mostra ancor di più come noi della generazione x, quel lungo esercito di gente nata nei tardi sessanta-primi anni novanta, abbia subito il più grande sciacallaggio mentale mai avuto, svuotando completamente di senso la nostra realtà, portando a seguire ogni fenomeno culturale senza nessuna consapevolezza seppur minima, in modo totalmente passivo. Se siamo riusciti a star fuori per un pelo dalla guerra ideologica, ciò però ci ha negato il senso, pur se distorto, ci ha tolto la voglia di combattere, ci ha resi veri e propri borghesi, quelli tanto contestati da Pasolini e che lui vedeva come un pericolo nel futuro. Per Pasolini gli stessi contestatori del potere della sua epoca, che combattevano per abitudine, per moda, dei veri e propri figli di papà, erano i primi responsabili dello scardinamento della pura società contadina italiana.
Non sono così estremo come Pasolini ( e non rimpiango la civiltà contadina) ma capisco il suo ragionamento lucido e preveggente verso la futura deriva della società italiana. Tarantino dal canto suo non sarà un puro, avrà fatto più danni della grandine, non si auspica magari il miglioramento della civiltà, ma guardando con distacco la sua opera, troviamo un perfetto ritratto della nostra società e una delle migliori rappresentazioni cinematografiche del nostro vissuto liquido attuale, insomma per le attuali generazioni se visto con distacco, Tarantino è un miglior interprete della degenerazione e del danno della civiltà dei consumi.
Come dire la pop culture in se non è un male, ma un termometro sullo stato della nostra attuale civiltà, quindi far finta che non esista e vederla come opera di satana è un esercizio stupido ed ipocrita. Avere atteggiamenti di questo genere porta a divenire sepolcri imbiancati, in questo senso nel film Fantozzi, l'intellettualismo che nega ogni base popolare nell'arte è esso stesso imbarbarimento e vuoto, Fantozzi prende in giro in modo geniale questi sepolcri imbiancati nella famosa scena della corazzata kotiomkin. Me lo vedo Tarantino tra Filini e Fantozzi a prendere a pernacchie quegli sterili intellettualoidi, come dire il cinema basso e popolare si è preso la sua bella rivincita contro il professor Guidobaldo Maria Riccardelli di turno.


                                     
 Scena di Fantozzi e la corazzata Kotiomkin

lunedì 11 marzo 2013

PUZZLE TEMPESTOSO

"La tempesta è una pertubazione atmosferica, normalmente breve e violenta..."

"Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita"  William Shakespeare - The tempest

    "La tempesta in arrivo"
canzone tratta dall'album "Padania" degli Afterhours uscito ad aprile 2012


Terremoto dell'Emilia




The tempest- William Shakespeare


"The Tempest" alla cerimonia d'apertura delle olimpiadi di Londra 2012


"L'isola è piena di rumori" 
 "The tempest" William Shakespeare



The baby, the New Era


Catwoman: "There's a storm coming Mr. Wayne and when it hits you're all going to wonder how you ever thought you could live so large and leave so little for the rest of us" 
Batman: The Dark night rises (2012)

"The Tempest" album di Bob Dylan, data di uscita 11 settembre 2012


Jimmy Saville



Tromba d'aria sull'Ilva a Taranto

L'uragano Sandy a New York
                                                   
Sandy Hook in Batman: the Dark night rises

    Newtown - Connecticut 
Sandy Hook Elementary school






Pioggia di meteoriti in Russia

La tempesta portata nella politica italiana da Beppe Grillo, metafora utilizzata da diversi politici
commentando il risultato elettorale dell'm5s

lunedì 18 febbraio 2013

SMITIZZAZIONE DELLA POLITICA: 1989 - 2013, UN CONFRONTO VIDEO

Il primo video in basso é di Febbraio 1989, diversi mesi prima della caduta del muro di Berlino, un mondo ancora semplice da decifrare, sempre tenendo in conto i tempi attuali; si era ancora in pieno periodo ideologico (anche se come sta avvenendo attualmente da una diversa prospettiva, il tutto sapeva di risaputo e non scaldava più gli animi come una volta) e nessuno poteva immaginare la tempesta che avrebbe travolto l'Italia degli anni più in là, conseguenza proprio della fine della guerra fredda che avrebbe ridisegnato tutti i rapporti politici mondiali e avrebbe colpito l'Italia in particolare, da sempre punto geopolitico centrale nella guerra sotterranea combattuta tra URSS ed Usa ed altri poteri affiliati o meno.
Tangentopoli e la fine della prima repubblica erano ancora fantapolitica, l'avvento di Berlusconi in politica inimmaginabile, nonostante si affacciassero sulla cronaca giornalistica i primi scandali politici e soprattutto si rompessero alcuni taboo, come l'intoccabilità e la sacralità dei politici che ai nostri giorni è qualcosa di scontato ed accertato.
Fu proprio Beppe Grillo, colui che da molti commentatori a lui ostili è dichiarato non a caso rappresentante massimo dell'anti-politica, ad iniziare questo processo di smitizzazione del politico, con la famosa battuta contro i socialisti, fatta nel 1986 che gli costò addirittura la cacciata dalla Rai: 


La cena in Cina... c'erano tutti i socialisti, con la delegazione, mangiavano... A un certo momento Martelli ha 
fatto una delle figure più terribili... Ha chiamato Craxi e ha detto: "Ma senti un po', qua ce n'è un miliardo e son tutti socialisti?". E Craxi ha detto: "Sì, perché?". "Ma allora se son tutti socialisti, a chi rubano?



Una battuta che oggi fa sorridere pensando a quello che ci sorbiamo noi ogni giorno, dal giornalista Travaglio, al comico di secondo piano, le battute sui politici sono oramai una banalità.
A Beppe Grillo si aggiunge sempre a fine anni ottanta il Bagaglino con il programma Biberon trasmesso su Raiuno dal 1987, che con le imitazioni e l'eccesso nel rappresentare tic e difetti dei politici, contribuì anch'egli notevolmente e consapevolmente (come mostrato da diversi studiosi), al processo di smitizzazione del potere politico.
Confrontate l'intervento di Crozza a Sanremo 2013 (il secondo video) con quello di Grillo, comprese le polemiche iniziali contro Crozza (basta politica-viva Silvio), lascito di un vecchio mondo che dal comandare il palcoscenico ora è costretto a strumentalizzare e controllare un comico cercando di scatenare una polemica dagli spalti. Non è stato un intervento molto riuscito quello di Crozza, ma mostrarlo e compararlo a quello eversivo di Grillo per l'epoca (che fatto oggi apparirebbe qualunquista e dalla facile risata) mostra come sia cambiato il mondo e tutto sommato visto che questa illusione non può essere interpretata in nessun altro modo che non simbolicamente, mostra appunto il significato che Beppe Grillo ha nella nostra storia italiana, cosa simbolizza e perché si trova lì, un processo iniziato decenni fa, proprio negli anni 80 e che si sta concludendo nei nostri tempi.


    Beppe Grillo a Sanremo nel 1989



            Maurizio Crozza a Sanremo 2013

lunedì 11 febbraio 2013

SINCRONISMO E SIMBOLISMO DEL PONTIFICATO DI RATZINGER!

Per una volta mi allineo alle agenzie di stampa e sfrutto l'eccezionalità della notizia, per riportare uno stralcio di un mio vecchio articolo del 2010 dove analizzavo dal punto di vista simbolico il pontificato di Ratzinger, ciò che avrebbe significato per la chiesa, che come vado ripetendo da anni, si trova in forte tribolazione. Essendo la religione cristiana quella simbolicamente aderente all'età dei pesci, non sorprende che essa da diverso tempo stia avendo un declino che si sta accellerando da un bel pò visto che l'età dei pesci almeno simbolicamente è finita.
Mette inquietudine anche un articolo del giornale il fatto quotidiano precisamente di un anno fa (10 febbraio 2012), dove si prevedeva entro 12 mesi la morte dell'attuale papa, probabilmente un messaggio simbolico mandato a qualcuno e che in modo sempre "simbolico" in effetti si è avverato.
Riguardo il sincronismo, che dire, aumentano sempre di più casi di intuizione preveggente e di sincronismo: l'ultimo mio articolo (il nichilismo, uno dei temi maggiormente dibattuti dal vaticano e dai cristiani), con relativi commenti dell'amico Rossano, in un certo senso mostrano all'opera in modo microcosmico l'inconscio collettivo che manda vari segnali, in una realtà sottile in cui tutto è collegato e solo conoscendo i vari codici e segnali di interpretazione si riesce a districarsi nel caos attuale e ad interpretare il nostro mondo attuale.

La visita di Ratzinger nel 2009 tra le macerie della città
dell'Aquila in visita alla tomba di Celestino V "colui che per viltade
compì il gran rifiuto" come accenna Dante nella Divina Commedia,
ovvero l'unico Pontefice prima di Ratzinger ad aver spontaneamente
rinunciato al pontificato



Stralcio tratto dall'articolo "il contatto ed i due soli" di giugno 2010

"De labore solis" è il motto latino con cui san Malachia nella sua profezia ai papi indica Giovanni Paolo II.
La traduzione starebbe per "il travaglio o lavoro del sole". Il giorno in cui nacque Giovanni Paolo II si verificò un'eclissi di sole (anche se non nel suo luogo di nascita) e l'8 aprile 2005, giorno del suo funerale è avvenuta un'eclissi solare ibrida (non a Roma). In realtà il significato è più profondo, può rimandare alla sua provenienza, ovvero l'Europa orientale, l'oriente là dove sorge il sole (Giovanni Paolo II fu il primo papa straniero dopo ben 500 anni di papi italiani), ma anche al fatto che per la prima volta nella storia della chiesa, i suoi viaggi lo hanno portato in tutto il mondo, in tutti e quattro i continenti, è stato il papa viaggiatore, che come il sole, illumina tutte le parti del mondo e lui ha viaggiato in tutti i luoghi in cui batte il sole.
La traduzione travaglio starebbe a significare anche il suo difficile pontificato; dopo l'attentato subito nel 1981 dal turco Alì Agca, la salute del pontefice è sempre stata cagionevole ed è peggiorata di anno in anno.
L'altro lato della medaglia, Giovanni Paolo I che rappresenta la luna ("de medietate lunae" scrive Malachia) ed il cui pontificato è durato più o meno un ciclo lunare, cioè circa un mese (precisamente 33 giorni).
Luna e sole (Giovanni Paolo I- Giovanni Paolo II). Nell'oroscopo la luna ha un'influenza sicuramente minore e temporanea rispetto al sole, più legata ai cicli giornalieri e mensili, così
non sorprende che il pontificato del sole sia stato uno dei più lunghi nella storia del papato.
Ratzinger, ovvero Benedetto XVI, nominato da Malachia col motto latino "De gloria olivae" (la gloria dell'ulivo), da tutti indicato come il continuatore dell'opera del pontificato di Giovanni Paolo II, con cui ha lavorato sempre a stretto contatto e ne ha condiviso gli atti e gli scritti, tanto che alla sua elezione, quando per la prima volta si è affacciato a piazza san Pietro per presentarsi ai fedeli come nuovo papa, è avvenuto un fatto più unico che raro: un papa appena eletto quando si presenta ai fedeli in piazza San Pietro, lo fa esponendo il suo stemma e simbolo, ma Joseph Ratzinger (cosa a quanto so, mai avvenuta nella storia della chiesa almeno recente), si presenta con lo stemma di Giovanni Paolo II a indicazione di una contintuità di intenti e vedute e nomina il suo predecessore "il grande", dichiarandosi non degno di succedergli, fu anche lui a presiedere, come decano del Sacro Collegio, venerdì 8 aprile 2005, la cerimonia funebre per Giovanni Paolo II ("Messa esequiale del Romano Pontefice"), tanto che alcuni dopo questo evento dicevano impossibile che fosse eletto papa (perchè sembrava troppo scontato e netto e le elezioni di un nuovo papa in genere sono sempre sorprendenti nei risultati). Ratzinger specularmente potrebbe rappresentare il secondo sole, dopo il primo e più luminoso sole, vi è quello meno luminoso, ovvero quello che precede il crepuscolo, il sole che si appresta a tramontare.
Se il papa venuto dall'oriente, terra dove sorge il sole, ha riportato la chiesa agli antichi fasti, facendo splendere ed inondando con la sua presenza tutto il mondo, con Ratzinger vi è più sobrietà, meno appariscenza.
Gesù prima che calò la notte, prima di essere arrestato andò con i suoi discepoli sul monte degli ulivi. Il pontificato di Ratzinger potrebbe rappresentare anche questo, ovvero i momenti finali della storia della chiesa, la quale simbolicamente, attualmente si troverebbe sul monte degli ulivi aspettando la notte che sta per arrivare, dove sarà giudicata e crocifissa; dopo il sole, la notte. In questo starebbe il significato più profondo del motto"de gloria olivae", più che sul nome Benedetto XVI che rimanda ai monaci benedettini detti anche olivetani o allo stesso nome Benedetto simbolo di pace, spesso simboleggiato con un ramo d'ulivo.
Se il secondo sole della chiesa sta per tramontare (o presto ne verrà uno finto e luciferino), altri ne stanno per nascere, è tutta una questione di prospettiva. Dopo la notte comunque il sole ritorna sempre.

lunedì 4 febbraio 2013

COLLASSO DEL TEMPO E NICHILISMO- un video con dibattito tra diversi "esponenti temporali"

Quello che vi posto è un video a mio parere molto interessante, questo perchè tutto sommato chi si annoia a leggere i miei articoli sul blog, soprattutto quelli riguardanti il tempo (spesso lo ammetto abbastanza ripetitivi), potrà vedere questo video come un bignami che sintetizza (nella persona di uno dei relatori, cioè Galimberti) una grossa parte della mia visione della storia e del tempo, questo non perchè io conosco Galimberti e ho preso ispirazione dai suoi saggi o libri, tutt'altro, ma come dire, l'intuito accostato alla logica, senza preconcetti, unisce ogni uomo che con sincerità vuole conoscere ciò che lo circonda, uomini distanti e che non si conoscono.
Galimberti proprio ad inizio filmato svela il trucco della concezione del tempo occidentale, in un incontro tra un "greco" come lui si definisce e l'altro interlocutore Guzzi, un cristiano (insomma un incontro tra due diverse concezioni del tempo). Come spiega Galimberti il cristianesimo fonda un inizio, un patto iniziale, fa entrare nella coscienza collettiva la storia.
Scienza e religione (cristianesimo, ma potremo dire anche ebraismo e islamismo, insomma le tre più grandi religioni monoteiste) sono facce della stessa medaglia, legate dalla stessa medesima concezione del tempo.
Parlai già nel passato della rivoluzione incredibile apportata dal cristianesimo nel far entrare l'uomo nella storia, distruggendo la conoscenza gnostica, greca e ciclica del tempo che Galimberti appoggia. 
Il Cristianesimo porta la consapevolezza del passato, del presente e del futuro: il passato è oscuro e infestato dal peccato originale, il presente è visto come possibilità di redenzione ed il futuro come salvezza. La scienza erediterà questa concezione "evolutiva" vedendo il passato negativamente come il cristianesimo, in questo caso come ignorante, barbaro, il presente come ricerca ed il futuro come progresso, stesse idee del cristianesimo.
Ci rendiamo conto quindi che tutte le diatribe scienza/religione sono superficiali e fatte tutto sommato per prenderci per il culo e tenerci ingabbiati nella gabbia temporale, facce della stessa medaglia. Questa concezione del tempo deleteria nella nostra civiltà, si trova dappertutto nel nostro mondo: nel marxismo (il passato come sfruttatore, il presente come lotta, il futuro come liberazione dall'oppressore capitalista), nella psicologia (il passato come trauma ad esempio), in ogni ambiente di lavoro, in ogni visione del mondo, appena ci svegliamo e quando dormiamo ci troviamo davanti questo carcere temporale trinitario che ci condiziona in ogni azione, non ce ne rendiamo conto ma ogni nostro programma, ogni nostra azione è improgionata dai traumi passati, dall'azione del presente e dalla speranza del futuro, ne siamo coinvolti stesso ora mentre state leggendo questo mio articolo.
Nel video la riflessione si sofferma però soprattutto sul nichilismo in cui la nostra società sta sempre più affogando (ovvero mancanza di senso, indifferenza al senso) di cui è responsabile paradossalmente proprio la metafisica occidentale anche e soprattutto a causa della visione del tempo. Ma il nichilismo non si è manifestato  a causa della corruzione dei costumi o per il dominio del male (come ama dirci in modo rassicurante Ratzinger ad esempio), ma come emerge tra le righe all'interno del video, proprio perchè tutte le strutture di senso, le istituzioni del nostro mondo, collassano e si rivelano come illusioni, bugie; il nichilismo pur se malevolo, porta l'ego ed il mondo ad esser visto come un'unica bugia e diventa il rifugio più semplice soprattutto per i giovani che non si riconoscono giustamente nelle credenze false e rigide dei padri. Il Nichilismo con tutto il suo carico dissolutivo, fa paura anche perchè paradossalmente svela la bugia del tempo che dura da millenni e fa vedere il sistema come un teatrino. Il Nichilismo può essere visto come una specie di bestia apocalittica, ovvero un male che distrugge un altro male. Il Nichilismo diventa quindi "Rivelazione", "Apocalisse" e solo dopo di esso il senso ritornerà con il tempo non più padrone autoritario.
Buona visione!





sabato 26 gennaio 2013

PERCEZIONE DEL TEMPO: FINE DELLA SPIRALE , FINE DEL FUTURO

Quando si parla di argomenti di frontiera in una società disequilibratrice come la nostra, dove la spiritualità, l'emisfero destro è messo da parte, il rischio è di diventare sensazionalisti o potremmo dire più terra terra, fuffari, gente che parla di asini volanti. Il guaio di una società razionale scettica disequilibrata è che quando si parla di argomenti che vanno al di là della normale percezione (o semplicemente di spiritualità) inevitabilmente si cade nella mera ipotesi, nel fanatismo, nel moralismo, nel dogmatismo, nel sensazionalismo e nel catastrofismo nei casi peggiori, quindi tenendo in mente che viviamo in una società razionale-scettica, tenterò di portare fatti ed eventi di cui si è a conoscenza per mostrare una verità che è lampante anche all'uomo comune, ma che viene presa sottogamba e considerata in maniera "evolutiva", ovvero il cambio totale di percezione del tempo.
Della ciclicità del tempo si è discusso in questo blog e in maniera più approfondità si può trovare tanto materiale in giro per il web o varia letteratura, ciò che però manca alla visione ciclica del tempo è un fattore importante che non rende conto dell'accellerarsi della storia, questo mi porta a pensare che il tempo sia più giusto se rappresentato a spirale, che poi è la forma più universale e naturale del nostro universo, il nostro stesso sistema solare insieme ad altri milioni é racchiuso nella spirale della Via Lattea (vedere il mio articolo coscienza galattica per il significato del simbolo della spirale che rimanda all'infinito, al tempo). McKenna ed altri ricercatori avevano intuito e mostrato nel passato questa significativa realtà. Solo la formazione a spirale del tempo mostra come mai da una realtà quasi immobile come era quella di millenni fa, dove le religioni, le culture non avevano la liquidità di oggi (per liquidità per chi non è avvezzo con questo termine, si intende la visione già descritta varie volte in questo blog, di Zygmunt Bauman vedere nota in basso), dove non vi era il cosiddetto gap generazionale attuale, l'avvento ed il crollo immediato di culture. Il passato è molto più ricco e sovversivo di quello che immaginiamo e tutto sommato riprendendo la visione ciclica del tempo "nulla è nuovo sotto questo sole", persino il rock and roll (vedere seconda nota in basso), ma è indubbio che nel passato i processi culturali, storici, i cambiamenti, le mode, anche per il forte isolamento dei popoli (non esisteva il telegrafo, il telefono, internet, la tv, i satelliti) erano molto più lenti, rigidi, i cambiamenti quasi impercettibili, anzi a differenza di quello che capita a noi oggi, in una vita era quasi impossibile assistere ad una continua staffetta tra mode ed ideologie diverse. Solo nel ventesimo secolo, non a caso definito come il "secolo breve", abbiamo avuto l'emergere ed il morire in breve tempo delle ideologie ad esempio fasciste e comuniste, seguita dalla vittoria nella coscienza collettiva della democrazia, del crollo culturale e d'immagine del comunismo a fine secolo (finito oramai nei libri di storia), all'emergere di una cultura sempre più tecnocratica e liberale. Tutto questo è avvenuto in meno di 100 anni, quando nel passato fenomeni del genere richiedevano secoli per realizzarsi.
Diversi giorni fa guardavo blob su rai3, uno di quei tipici geniali programmi post-moderni (anche se oramai è diventato la parodia di se stesso, perdendo la carica eversiva che aveva agli inizi), comunque blob è uno dei programmi simbolo della nostra epoca: la sua geniale intuizione era quella di mostrare un montaggio di spezzoni video ed audio provenienti dalle varie emittenti televisive, questo montaggio mostrava un invisibile legame che univa tutte le reti tv italiane, in veste satirica, in un certo senso smascherando l'enorme circo televisivo, un insieme di maschere che ci apparivano tronfie, ridicole ed anche pericolose, blob metteva nella giusta luce la tv, rivelandone soprattutto i suoi caratteri negativi e liquidi.
Ebbene ritornando alla puntata di blob a cui mi riferisco, il montaggio video genialmente metteva in ridicolo tutti i politici attuali, con il suo solito messaggio satirico. Come si sa la satira estremizza i contenuti e portandoli all'eccesso, mette in luce una profonda verità che non si potrebbe dire apertamente. In questo senso notevole il montaggio fatto a Bersani: dapprima lo si mostra mentre dice "noi siamo un partito liberale", seguito da risate provenienti dai presentatori di un altro programma tv diverso. Un seguente montaggio sempre su Bersani, ce lo mostra in un dietro le quinte di una festa, dove appare visibilmente brillo e viene ridicolizzato da un ragazzo che vuole fargli dire la parola Trotsky (il rivoluzionario marxista) quasi come uno scioglilingua. Il ragazzo poi cita un parere sempre di Trotsky che giudicava un libro scritto da Stalin, non ricordo le parole precise, ma suonavano tipo "disgustoso come mangiare le spatole del maiale" o roba del genere; in poche sequenze viene ridicolizzato e resa l'ipocrisia e la schizofrenia storica attuale e nello specifico della sinistra italiana, dove fino agli anni 90 bastava citare la parola "liberale" o dichiararsi tale, difendere il "mercato" o qualunque cosa annessa, negli ambienti di sinistra, per venire accusati di essere sobillatori e amici del capitale, ma come si sa questa schizofrenia tipica di un'epoca che va a livelli così veloci e frenetici da non poter essere seguita, provoca anche altre schizofrenie, tipo la NATO creata per combattere il comunismo e che ora vede gli stessi stati ex-comunisti come membri a combattere contro non si sa cosa (visto che l'Urss sembra essere crollato), qualche volta gli stati islamici integralisti, qualche volta non si sa.
Un osservatore esterno se dovesse notare tutto il percorso storico dell'umanità degli ultimi millenni (diciamo da quanto è emersa la parola scritta e le prime civiltà, insomma un periodo diciamo approssimativamente di cinque millenni), la prima cosa che noterebbe sarebbe l'accellerazione di questa immaginaria linea rappresentata dalla storia. Vedrebbe come da cambiamenti lenti ed impercettibili, si è passati ad una velocità vertiginosa, quasi come se l'umanità si trovasse dentro un imbuto, risucchiata da un vortice, che accellera nel suo fondo.
Si parlava di schizofrenia storica, di gente di sinistra che nel periodo semi-storico di qualche decennio fa si dichiarava contro il mercato, contro il liberalismo, mentre ora afferma il contrario; di organismi istituzionali creati per uno scopo che cambiano totalmente durante il percorso (la NATO), di dittatori amati ed appoggiati che poi dopo un pò si fa finta di non conoscerli (il caso Berlusconi - Gheddafi), di gente che nasconde le sue mode passate. Altro piccolo esempio potrebbe essere il modo in cui il cinema e le serie tv hanno dovuto cambiare improvvisamente atteggiamento verso i neri, gli indiani d'America e le altre "minoranze".
Consiglio a tutti di guardare la serie classica di Star Trek (nata poco prima del 68), da questo punto di vista avrete delle piacevoli sorprese, ad esempio la donna vista ancora come padrona del focolare (e stiamo parlando di una serie che aveva una visione utopica ed ottimista del futuro dell'umanità), di come nel corso della serie abbia dovuto affrontare il primo bacio interraziale della storia della tv (mostrato in modo angosciante, forzato e senza piacere), la guerra fredda, il razzismo, il cambio di genere sessuale (Kirk che entra in un corpo di donna), una puntata sugli hippie ed addirittura sulla sovrapopolazione. Poveri autori davvero, non è facile fare serie di questo tipo in tempi caotici come i nostri. Insomma risulta sempre più difficile tenere il passo degli eventi. Un'importante serie tv che mostra in modo crudo e reale la prima metà degli anni sessanta è Mad Men, dove viene messo in evidenza la condizione di sottomissione delle donne, usate come mobilio ed arredo dell'ambiente, sforna figli o al massimo puttane di alto borgo, oppure dei neri di America, esplicativa ad esempio una scena della prima puntata dove il capo-cameriere guarda storto il suo sottoposto nero perchè un bianco parla con lui. Nel telefilm molto realisticamente si fanno discorsi sessisti senza che poi ci sia una giustificazione o un retrofont politically correct.  Mad Men può essere descritta come un'opera che mostra la calma prima della tempesta, in maniera microscopica ciò che stiamo vivendo oggi, ovvero un gruppo di persone (precisamente un gruppo di pubblicitari che con le loro azioni stanno letteralmente forgiando il post-moderno) nei tempi pre-trauma statunitensi, prima dell'uccisione di Kennedy e delle rivolte razziali, l'ipocrita mondo alla Happy Days. La serie si sviluppa nei momenti precedenti, quando ancora vi era l'illusione storica, fino all'evento sgargiante del post moderno nella coscienza collettiva, con l'avvento della liquidità, il tempo accellerato e la morte del vecchio mondo.
Ian Xel Lungold durante la conferenza "Mayan Calendar Comes to north"
Il grande ricercatore Ian Xel Lungold, ispirato dal lavoro di Calleman, aveva anch'egli una visione a spirale del tempo, mostrata in modo lucidissimo in una serie di video oramai storici per chi segue la materia: "Mayan calendar comes to north"; sottotitolati anche da alcuni utenti del forum altrogiornale.org in italiano. Proprio in quei video si mostrava cosa quest'accellerazione avrebbe comportato per la psiche di una persona:
maggior stress a causa dell'incapacità di tenere il ritmo del tempo, aumento casi di cancro, aumento dei casi di depressione e in un certo senso emersione del lato oscuro, quell'acqua buttata in modo incontrollato, processo iniziato nel settecento, dove il male non è più represso, ma compreso ed accettato, in questo caso si spiega l'emersione della pornografia, del sesso estremo a livello collettivo e non più nascosto o praticato da un'elite, il fascino del cattivo, l'emergere della violenza come fiction esposta e presente in grandi quantità in ogni produzione culturale, tanto da divenire grottesca e fredda in molte produzioni filmiche o nei videogiochi. Una violenza ludica e oramai scontata ed esposta senza censura anche ai bambini. Ian Xel Lungold affermava appunto che in un certo senso per dirla in maniera terra terra, eravamo tutti fottuti, perchè la nostra mente, il nostro complesso psichico è tutto attaccato e legato al cervello che si appoggia totalmente all'ego. Il cervello può compiere dalle 10^12 alle 10^14 operazioni al secondo ed in una realtà in cui gli stimoli e i cambiamenti triplicano in continuazione, questo non può che portare ad un accumulo di stress incredibile che genera malattie, aumento di insensibilità, nichilismo. In quel caso paradossalmente, per le persone che non abbandonano le logiche dell'ego, viene in aiuto la parte ombra di ogni essere umano, che emerge proprio in situazioni di questo tipo, una parte ribelle che all'ego sempre più in crisi, risponde con il caos e la sopraffazione, ovvero l'egoismo, il vedersi separati.
Mappa di Gotham City del film "Dark Knight Rises" con
la zona di Sandy Hook indicata come uno
degli obiettivi "terroristici"
Non è un caso come il film "Dark Knight" pochi giorni dopo la sua uscita, sia entrato al primo posto dell'archivio più grande di film su internet, "IMDB", scalzando colossi come il Padrino ad esempio. Ricordo che se ne parlò anche nel blog Thesynopticon. Quando un film produce perfettamente lo zeitgeist di un'epoca, ecco che aumentano le sincronie, come ad esempio nell'ultimo film sempre della saga Batman di Nolan "The Dark Knight rises": dalla tremenda sparatoria avvenuta ad "Aurora" Colorado, il giorno della "prima" del film in America, alla strage di Sandy Hook che appariva in uno degli obiettivi da colpire nella mappa di Gotham city del film. Anche nell'ultimo film si parlava di una "tempesta" che stava per arrivare, portando la distruzione a Gotham City, tempesta portata guarda caso da un nemico che va contro i ricchi e potenti e vuole sterminarli.
La scena della piramide di banconote bruciate
in cui Joker spiega il suo gesto:
"it's not about money, it's about sending a message"
Ritornando al film precedente di Batman, "the Dark Knight", il Joker era una figura verso cui tutti inconsciamente tifavamo nel 2008, dove il caos portato appunto dal Joker, stava per scatenarsi nella peggiore crisi economica dal 29, portandoci all'anarchia finanziaria che proprio il Joker incarna nel film nella famosa scena in cui brucia un'intero ziggurat di banconote, ma tutto il film sincronicamente anticipa la crisi economica che si sarebbe scatenata diversi mesi dopo, inscenata nel film dallo scandalo che subisce una delle banche maggiori di Gotham City, rea di proteggere il denaro dei criminali che come molto sottilmente il film mostra, sono il motore, la benzina, ciò che fa andare avanti quella città. Interessante anche la figura dell'asiatico (la Cina, le nuove potenze orientali) che interviene come salvagente dei criminali di Gotham, spostando i soldi ad Hong Kong, ma nessuno ha tenuto in conto la variabile Joker, il caos, l'accellerazione del tempo, la fine della spirale che porta l'ordine verso il caos per poi instaurare un nuovo ordine, un nuovo tempo.Joker, il lato oscuro di Batman, l'altra faccia della medaglia, colui che fa del male e colpisce perchè vuole scatenare il caos, perchè "è equo e non fa distinzioni", rappresentava l'umanità che inconsciamente tifava per il caos, strumento in grado di distruggere questa inumana civiltà. Il Joker nei dialoghi del film incarna l'umanità di questo periodo e forse anche per questo motivo Heat Ledger, trovandosi a rappresentare forze cosmiche ed archetipali così forti e trovandosi chiuso al centro di esse, ne è uscito distrutto perdendo la vita. E' l'umanità che perde il senso della moralità in un mondo che non ha più misura, in cui l'accellerazione del tempo porta all'aumento del caos e la perdita dell'equilibrio:
"Per loro, sei solo un mostro, come me! Ora gli servi. Ma tra un po'...Ti cacceranno via. Come un lebbroso! La loro moralità, i loro principi, sono uno stupido scherzo. Li mollano non appena cominciano i problemi. Sono bravi solo quanto il mondo permette loro di esserlo. Te lo dimostro: quando le cose vanno male, queste... persone "civili" e "perbene", si sbranano tra di loro. Vedi, io non sono un mostro; sono in anticipo sul percorso".
Batman (a cui le istituzioni cominceranno a dare la caccia a fine film, diventando lui il vero nemico di Gotham) verso la fine del film vuole creare una rete di controllo grazie ai chip installati nei cellulari, per dominare il caos, appunto Batman rappresenta le vecchie istituzioni, quelle che qualche volta davvero vorrebbero creare del bene creando un ordine che per loro è il migliore possibile, difendendo le vecchie istituzioni, il vecchio modo di agire, il vecchio mondo, tenendo in vita un cadavere. Sempre il Joker ancora incredibilmente allineato allo zeitgeist dei nostri tempi:
"Ho notato che nessuno entra nel panico quando le cose vanno "secondo i piani" ...Anche se i piani sono mostruosi. Se domani dico alla stampa che un teppista da strapazzo verrà ammazzato o che un camion pieno di soldati esploderà, nessuno va nel panico, perché fa tutto parte del piano. Ma quando dico che un solo piccolo sindaco morirà... Allora tutti perdono la testa!!! Se introduci un po' di anarchia... Se stravolgi l'ordine prestabilito... Tutto diventa improvvisamente caos. Sono un agente del caos. Ah, e sai qual è il bello del caos? È equo".
Il Joker è il Giuda, il caos, colui che ci porta al nuovo mondo, con una pazzia purtroppo non controllata "perchè l'ego non riesce a capire e controllare la pazzia, la genialità, ne soccombe". Colui che aprirà la strada al futuro equilibrio, quello che sta aprendo gli ultimi strati del vaso di Pandora, quelli più estremi, quelli che toglieranno definitivamente le maschere e le varie falsità sparse. Questo caos, questa crisi dell'ego, il fuoriuscire di oscurità gratuita e senza contegno, l'estremizzazione delle mode e delle culture, la parodia e l'ipocrisia svelate a causa di una schizofrenia che emerge a causa dell'accellerarsi storico, parlavamo del "partito liberale" del compagno Bersani, ma anche del solito Berlusconi che in un'altra epoca avrebbe potuto nascondere tranquillamente o fregarsene delle sue scappatelle e le sue amicizie non proprio limpide, mentre vengono esposte in pubblica piazza e solamente il caos attuale ed il "peccato" collettivo congiunto non l'hanno fatto finire in carcere, "peccato congiunto" perchè Berlusconi è l'archetipo, lo stereotipo dell'italiano ed un personaggio del genere è difficile che scompaia così facilmente, anche per questo la sua scomparsa vorrà dire la morte dell'archetipo e dello stereotipo dell'italiano imbroglione, lassista, donnaiolo, superficiale, mammone.
Alla fine della spirale, l'accellerazione porta esternamente (gli eventi nel mondo) ed internamente (psiche dell'uomo) il caos. Prima di giungere al punto zero c'è questa battaglia tra l'ego (che esternamente si manifesta nei politici alla Monti che tentano in ogni modo di salvare il sistema proponendo una soluzione che in realtà è la continuazione del vecchio sistema, insomma coloro che difendono la vecchia visione del mondo) ed il caos, l'inconscio, entrambi tesi a spartirsi il bottino più prezioso, l'anima dell'uomo. Persino però in un film così scuro e pessimista come "The dark knight", emerge un segnale di speranza, nella oramai famosa scena dei battelli, dove i criminali in una nave e la gente comune dall'altra, secondo i piani di Joker che mette
a nudo completamente l'uomo, dovranno scegliere quale nave scoppierà prima o meglio cercare di salvarsi. Il Joker ha fatto imbottire di esplosivo  due traghetti utilizzati per l'evacuazione di Gotham; assegna il detonatore della prima imbarcazione all'equipaggio della seconda e viceversa. Nelle rispettive navi si genera il caos, ma, dopo lunghi minuti di esitazione, per lo stupore del clown, entrambe le folle non hanno cuore di trasformarsi in assassini.

La nave è un simbolo che emerge spesso per rappresentare la civiltà (Titanic), un'istituzione (la Chiesa) e Gotham sta per essere distrutta dal caos, ma a sorpresa la gente comune preferisce non alimentare la spirale di violenza e la pace si ristabilisce a Gotham.


   


Nella fase finale caotica presente, il futuro è un qualcosa impossibile da pronosticare o meglio non più progettabile. Fateci caso questo è un processo evidente dagli anni '70 del novecento quando sono nate le politiche dei limiti (Il famoso studio del club di Roma sulle energie non rinnovabili, la crisi petrolifera, lo sganciamento del dollaro dall'oro) ed il futuro e cominciato ad apparire non più come infinito e promettente, ma limitato. Oggi il futuro comincia a non interessarci più. L'emergere della precarietà, del crollo del sistema welfare-pensionistico, di politiche rivolte al futuro, stanno portandoci ed in gran parte ci siamo già, in un eterno presente. Questo è il vero stargate ed il perchè dell'emergere nell'etere di tutti questi simboli del tempo. La nostra concezione di esso è completamente cambiata. Da una parte questo ha portato alla fine della storia, della cultura in senso lato, la fine di politiche ideologiche ed utopistiche basate appunto su un futuro utopico (comunismo ad esempio, dove si prospettava una  temporanea dittatura proletaria che avrebbe poi portato ad un mondo anarchico futuro senza intermediari), la fine del lavoro come progetto di vita (fine appunto del contratto a vita). La rivoluzione punk con il suo "no future", fu uno dei primi "oracoli" ad aver previsto questo importante cambiamento. 
Alla fine della spirale, il tempo si restringe e tutto appare frenetico, senza senso, limitato, non più realizzabile finché si arriva alla fine del tempo e all'eterno presente. In un certo senso, il 21 dicembre 2012, simbolicamente per me rappresenta questo, la fine del futuro e l'inizio (per ora simbolico) dell'eterno presente e me ne accorgo da quello che sta succedendo a me e ad altri. Il "2012 è diventata in un certo senso la madre di tutte le profezie, riuscendo ad oscurare anche l'onnipresente Nostradamus. Se notate anche le profezie hanno seguito lo stesso percorso della storia, ovvero prima rivolte ad un futuro lontano, poi ad un presente vicino: ad esempio nel medioevo (tranne la piccola e temporanea eccezione dell'anno mille) le profezie erano rivolte ad un futuro lontano, la più famosa ed apprezzata in quel periodo era quella di Gioacchino Da Fiore in cui parlava di tre età della storia terrena:
Età del Padre: corrispondente alle narrazioni dell'Antico Testamento, estesa nel tempo che va da Adamo ad Ozia, re di Giuda (784-746);
Età del Figlio: rappresentata dal Vangelo e compresa dall'avvento di Gesù, estesa nel tempo che va da Ozia fino al 1260;
Età dello Spirito Santo: estesa nel tempo che va dal 1260 fino alla fine del "millennio sabbatico", ovvero quel periodo in cui l'umanità attraverso una vita vissuta in un clima di purezza e libertà avrebbe goduto di una maggiore grazia.
Sempre da Wikipedia, viene specificato riguardo questa importante figura spirituale del medioevo, come il tempo della salvezza fosse esteso, infatti con tale teorema Gioacchino estende il tempo della storia, proponendo la dilazione del tempo della salvezza. Anche Nostradamus sappiamo che previde la fine del mondo o della civiltà oltre l'anno tremila (anche se questa data era probabilmente un codice nascosto, come sono concordi tutti gli studiosi di Nostradamus), rimandava comunque lontano nel futuro la data della fine; stesse date lontanissime nel tempo (molto oltre il 2000) troviamo ad esempio nelle profezie del Ragno Nero e di tanti altri, finchè poi si parla del duemila o anni intorno a quella data a partire dall'ottocento, fino ad arrivare al 21 dicembre che in un certo senso simbolicamente per chi sa cogliere questo messaggio, fa sua un'intuizione di Calleman, dove nella sua alternativa data di fine del calendario Maya (28 ottobre 2011), avvertiva la fine anche del tempo prestabilito, di un ordine prestabilito:
dopo il 28 ottobre 2011 (o 21 dicembre 2012), il tempo non può più essere previsto perchè è aperta ogni strada, reset, non vi è più un ciclo cosmico o un piano divino preciso a cui far riferimento, l'umanità ha accolto in se tutte le possibilità della creazione, ha in se tutte le potenzialità, ora é libera e le deve far fruttare. In un mondo dove domina l'eterno presente, la profezia diventerà obsoleta, folklore del vecchio mondo. Nell'eterno presente nulla è progettabile, ma tutto è possibile, perchè non esistendo futuro, non esisteranno diseguaglianze, perchè non esistendo progettualità non può esistere neanche un'organizzazione utopica che assegna un uomo per tutta la sua vita ad un ruolo. Con la percezione del tempo che si sta spostando verso un eterno presente senza più futuro, sarà possibile cambiare vita quotidianamente e le percezioni non saranno più dilatate nel tempo, ma dirette, pure.

PRIMA NOTA Zigmunt Bauman sulla liquidità afferma che la contemporaneità è liquida, ovvero ha perduto ogni criterio di rigidezza e perciò di possibile identificazione. In questa maniera, a mancare è la stessa possibilità di “società”, ovvero di gruppo fondato su una concreta condivisione di valori e di interessi.
Con internet, con la globalizzazione e l’assoluta libertà di trasmissione del sapere e di conoscenza, sembrerebbe che il mondo possa godere di una emancipazione planetaria; in realtà, afferma Bauman, in questa assoluta liquidità ciò di cui c’è bisogno è proprio l’affermazione di fondamenti sociali, di identità culturali, che infatti spesso vengono cercate (goffamente e inefficacemente) in fenomeni culturali promossi dal mercato e alquanto introversi, come le tifoserie di calcio o i fan club. Per una intercutluralità corretta e evoluta, c’è sempre bisogno di “riconsocersi” nell’identità; senza la coscienza di ciò che si è, è impossibile aprirsi all’altro, e così anche accettarlo e assimilare qualcosa da lui. Per una interculturalità è necessaria la molteplicità di culture; ma tali devono essere le culture, piuttosto che un indistinta liquidità che tutto accomuna e porta via con sè. Fonte: http://guide.supereva.it/filosofia/interventi/2009/07/la-liquidita-nella-contemporaneita-di-bauman
SECONDA NOTA Per le origini antiche del rock'n roll leggere il libro di Christhopher Knowles: Storia segreta del rock. Le misteriose origini della musica moderna Arcana Editore