giovedì 26 luglio 2018

THERE'S A NEW SHERIFF IN TOWN

Come ben sanno coloro che leggono il mio blog quando parlo di partiti politici, elezioni e materie connesse, non lo faccio mai da un punto di vista strettamente politico ma sempre tenendo in conto l’impatto ed il significato che gli eventi politici hanno nella coscienza collettiva umana, nel cambiamento della loro percezione, quindi da un punto di vista simbolico e sincromistico, tenete in mente tutto ciò, perché in questo mio articolo si parlerà tantissimo di avvenimenti politici ma non si farà politica nel senso tradizionale del termine ed infatti sarà un articolo pieno di concetti astrologici. Non troverete nel mio articolo teorie che vedono la lega e l’m5s come la salvezza dell’Italia (o almeno non in senso prettamente politico) e neanche come burattini mossi dai poteri forti, quello che scriverò si basa su supposizioni e previsioni fatte anni fa, in tempi non sospetti e che pian piano si stanno avverando, infatti sarà un articolo che prenderà diversi spunti, ampliandoli, di diversi articoli degli ultimi due anni (soprattutto).



Il 15 maggio Urano è entrano nel segno del Toro. Urano è da sempre visto come il segno rivoluzionario per eccellenza (non a caso scoperto nel 18° secolo, in coincidenza con le rivoluzioni americane e francesi, come dire quando l’archetipo viene scoperto, esso può rivelarsi nella realtà), un pianeta il cui ingresso nel segno non è mai silente, ma può essere paragonato all’ingresso di un elefante in una cristalleria.

Toro al contrario è un segno pratico, che ama stare con i piedi per terra (il primo segno di Terra), poco disponibile ai cambiamenti e quindi si dice che Urano e Toro insieme formano una coppia strana, perché per il pianeta azzurro il segno del Toro non è uno dei suoi domicili principali, in cui si sente a suo agio.

Il Toro governa l’economia, la madre terra, quindi la fertilità, tutto ciò che è legato al cibo, ai frutti che ci da la natura. E’ un segno calmo e paziente al contrario del suo predecessore irruento e individualista (Ariete), in cui Urano è più a suo agio.

Ne consegue che in questo ciclo di 7 anni iniziato all’incirca due mesi fa ( e che si dovrebbe concludere nel 2024-2025, in corrispondenza con l’eclissi speculare americana del 2017 come spiegato in questo articolo), tutto ciò che riguarda le caratteristiche di quel segno, verranno rimesse in discussione, ribaltate e nuove prospettive si apriranno in quei campi.

In coincidenza dell’ingresso di Urano nel Toro, oltre all’eruzione vulcanica nelle Hawaii (terra, catastrofi naturali), Di Maio (Movimento 5 stelle) e Salvini (Lega) hanno trovato un accordo improbabile ad inizio anno, impossibile da immaginare fino a poco più di un anno fa, intesa-legame che ha inaugurato la cosiddetta terza repubblica.
Un murales che ha fatto discutere, non a caso ispirato al ben più famoso murales situato a Berlino che ritrae il bacio tra i due leader comunisti, divenuto il murales simbolo della caduta del muro di Berlino. Anche in questo caso ci troviamo davanti ad un fenomeno di specularità, di inversione, una specie di specchio storico (naturalmente chiuso e che riguarda la nostra storia nazionale)

   

Non è un caso che appena trovato l’accordo e con gli incredibili eventi degli ultimi giorni di maggio, tutta la discussione si sia centrata su questioni economiche (euro si-euro no, almeno a livello di coscienza collettiva nazionale) e che il pomo della discordia nella formazione del governo sia stato guarda caso il ministero dell’economia, a tutto ciò si aggiunge un evento Economico con la E maiuscola, con forti componenti geopolitiche, ovvero dell’aumento dei dazi americani verso l’Europa, che indebolirebbero soprattutto la Germania (una delle più potenti esportatrici mondiali), un evento che come molti sanno è strettamente legato a quello della formazione del nuovo governo italiano e che ha avuto strascichi anche nel g7 più fallimentare (apparentemente) e patetico della storia, insomma BENVENUTO URANO IN TORO.

I precedenti 7 anni sono stati dominati da Urano in Ariete, che entrò nel primo segno dello zodiaco il 28 maggio 2010, per poi lasciarlo brevemente e rientrare temporaneamente in Pesci da agosto 2010 al 12 marzo 2011, per poi rientrare definitivamente in Ariete fino appunto a maggio 2018. Sono date che non passano inosservate, infatti la definitiva entrata di Urano in Ariete corrisponde allo tsunami giapponese e alla catastrofe nucleare di Fukushima. Visto il carattere individualista ed aggressivo dell’Ariete, segno che non ama le contromisure, che non ama entrare a compromessi e per cui il mondo spesso si divide in bianco e nero (parliamo naturalmente per archetipi), l’ingresso e l’avvicinamento di Urano in Ariete corrispose alla primavera araba, l’indignados, occupy wall street, la prima crisi economica europea (Grecia ed in generale i cosiddetti paesi Piigs) ed il timido affacciarsi degli euroscettici e dei cosiddetti populisti che a fine ciclo (2017-2018) erano oramai una forza mainstream e potente tale da scardinare l’establishment tradizionale in diversi paesi occidentali, lo abbiamo visto con Trump, con la Brexit e con l’attuale governo italiano che si è formato con Urano in Toro, ma che ha prosperato e si è reso una potenza con Urano in Ariete.

Le tendenze che sviluppa Urano in Ariete sono fortemente individualistiche ed infatti lo abbiamo visto con il riemergere dei nazionalismi e la prima vera messa in crisi della globalizzazione.

Nei vari articoli dedicati al post-periodo delle elezioni di Trump avevo articolato questo discorso affermando che gli ultimi anni di questo decennio avrebbero visto acutizzarsi lo scontro tra nazionalisti (o come amano appellarsi loro, “sovranisti”) verso neo-liberisti, progressisti, meglio conosciuti come globalisti. E’ una guerra senza esclusioni di colpi che rispetto al 2016, anno in cui era ad uno stato iniziale e che l’elezione di Trump aveva messo in luce, ora nell’anno attuale 2018 è entrata definitivamente nella coscienza collettiva.

Non è un caso che Urano, il pianeta dei cambiamenti rivoluzionari immediati, in Ariete (segno individualista per eccellenza), abbia visto crollare o meglio ha reso obsoleto il concetto di destra e sinistra. Ad inizio ciclo (2010-2011), occupy Wall Street e gli indignados protestavano contro l’1% di umanità che dominava il restante 99% in un contesto non ideologico (ricordo ad esempio le manifestazioni in Italia in cui chi portava con sé una bandiera di partito, veniva fischiato); a fine ciclo, persino i politici più establishment creano sconcerto perché non si riesce a posizionarli in una precisa ala politica, anzi per vincere devono essere disposti ad essere flessibili e non facilmente inquadrabili, basti pensare Macron in Francia che ha vinto anche per il suo posizionarsi e dichiararsi al di sopra della destra e della sinistra e la breve stagione di Renzi (uomo di sinistra che parla e fa politiche di destra) che ha praticamente distrutto gli ultimi scampoli ideologici più forti e tradizionalisti in Italia (almeno a livello di mainstream), ovvero la sinistra che come sappiamo ha avuto nella vita politica italiana degli ultimi 70 anni, i personaggi più sinceramente ideologizzati ed attivisti. Per non parlare di Trump, primo presidente della storia ad essere avversato da più della metà del suo partito, che cercò in passato di farsi eleggere con il partito democratico (a cui era iscritto, cosa che molti dimenticano) e che è forse la persona simbolo più potente dei populisti che altro non sono che movimenti non ideologizzati. Poi c’è naturalmente il movimento 5 stelle, il simbolo più potente di scardinamento delle ideologie e di “appiattimento” o meglio di visione della politica non più verticistica e partitica. Anche i 5 stelle, nati sotto l’influsso di Urano in Pesci, sono prosperati, entrati in parlamento, divenuti una forza politica ed il primo partito italiano, pronto a governare, proprio con Urano in Ariete e si sono sempre opposti alla logica destra e sinistra.

Come sappiamo una visione ideologica spesso richiede una comunione d’intenti, anche un certo dogmatismo nel seguire alcuni pensieri ed idee della società. Urano nel segno individualista per eccellenza (Ariete), abbatte tutte le spinte collettiviste ed ecco che spunta il problema immigrazione e dei confini, il tutti contro tutti, la critica contro una politica piramidale e verticistica, lo vediamo con la nascita dei partiti euroscettici, contro l’elefantiaca, burocratica e verticistica Unione europea ed oltre agli eventi già accennati precedentemente (Brexit, Trump, crollo di Renzi e nuovo governo populista in Italia), possiamo aggiungere il referendum greco e la poca solidarietà dei paesi europei verso la difficile situazione economica dell’Europa, l’ascesa politica e la presa di potere di personaggi tradizionali ma completamente contrari ad istituzioni accentratrici come l’UE (Orban in Ungheria) e la fine dell’unipolarismo americano in campo economico (il petroyuan, gli accordi commerciali Russia-Cina, la stessa ascesa della Cina e dell’oriente come nuovo baricentro del potere mondiale futuro) o militare (la crisi siriana e la leadership diplomatica della Russia).

Sempre nella politica italiana Urano in Ariete ha accentuato le spinte individualistiche del m5s, il suo “mai con nessuno, nessuna alleanza ecc.”, posizioni mitigate solamente con Urano in Toro.

Sono stati sette anni senza un vero e proprio centro di gravità permanente, ma fondamentali per una certa fuga dal centro e da spinte accentratrici e piramidali che alla fine del ciclo Urano-Ariete, si sono rese obsolete ed impraticabili. Era scontato che le ideologie fuoriuscissero dalla politica definitivamente proprio con Urano in Ariete, ideologie che riescono ad unire masse di persone verso un unico scopo, che hanno obiettivi collettivi, che hanno spesso una visione transnazionale (il comunismo come il cristianesimo ha avuto sempre obiettivi mondiali, ovvero di evangelizzare e diffondere in tutto il mondo la propria ideologia). L’entrata definitiva di Urano nell’individualista Ariete avvenne in maniera quasi sincronica con una fissione (separazione) nucleare a Fukushima, in Giappone, la dove sorge il sole, l’estremo Oriente.

Porta caos, spinte individualiste e poca comunanza e diplomazia, ma porta anche più praticità ed un forte scollamento da forti autorità accentratrici ed oppressive, almeno da un punto di vista di appoggio della coscienza collettiva, infatti i vari centri di potere hanno perso il monopolio nella creazione di etats d’esprit e nell’influenzare le opinioni. Il popolo in questi ultimi anni ha votato ed ha agito (quasi per dispetto) in maniera opposta da come ordinavano i mass-media, ha capito molti dei trucchetti insiti nella comunicazione mainstream e se è vero che è stato il periodo del “chi fa da se fa per tre”, in cui si è mostrata la falsa comunanza dell’UE dove pochi comandano e la maggioranza viene vessata, è stato comunque un periodo certamente povero da un punto di vista di consapevolezza spirituale, ricco invece per una consapevolezza civica e politica.

Nel primo articolo del 2017 che trovate cliccando qui, grazie all’illuminante analisi dell’astrologo Austin Coppock, avevamo parlato della congiunzione Saturno-Plutone che sta per arrivare alla sua fase finale durata 33 anni (quindi iniziata nel 1982) e che nella sua fase finale si svolge nel segno del potere, ovvero del Capricorno, segno in cui Saturno è entrato nel dicembre del 2017, intorno al solstizio invernale ed in cui transiterà fino al 2020. Qui Saturno, segno della conservazione, della morte, del razionalismo, della rinuncia, della perseveranza, trova il suo domicilio primario, rappresenta il re che conquista il suo trono o riprendendo una metafora televisiva “winter is coming”. Saturno entra nel solstizio invernale del 2017 in Capricorno segno invernale. E’ tempo di preservare ciò che è rimasto, preparare il campo, proteggere e rinunciare, prima dell’attacco finale. In questo ciclo Saturno con Plutone (anche questo pianeta guarda caso transita nel segno del Capricorno dal 2008 ed avendo tempi più lunghi lascerà questo segno solamente nel 2024) sono in congiunzione e quando questi segni sono congiunti, come ho spiegato nell’articolo del 2017, vi saranno periodi di maggior accentramento di potere, mentre l'opposizione porta invece ad una decentralizzazione.

Questo ciclo di congiunzione tra Plutone e Saturno è iniziato nel 1982 ed ha avuto un accentrarsi del potere di organismi sovranazionali come multinazionali ed organismi come la Ue a scapito delle nazioni, crisi del welfare e globalizzazione neoliberista. Questo ciclo sta arrivando alla sua fase finale e proprio per questo motivo che in questi ultimi anni vediamo scontrarsi sovranismo vs globalismo in maniera sempre più evidente.

Naturalmente non è un caso che proprio in dirittura finale ci sia l’emergere di temi “oscuri” e l’uso di parole quali “nazista”, “fascista”, questo anche perché alcune configurazioni guarda caso sono “speculari”, non simili, a quelle degli anni 30 e 40, il ciclo Saturno-Plutone in congiunzione mette alla luce gli accentratori, gli affamati di potere, radicalizza le posizioni ed anche le azioni, è tempo di personaggi forti che generano reazioni estreme. E’ un periodo quindi di figure politiche forti in tutti gli schieramenti. Come alcuni studi astrologici e non, lasciano prevedere, questa situazione cambierà o almeno si mitigherà fortemente solamente ad inizio del prossimo decennio.

L’attuale governo lega-movimento 5 stelle nasce proprio alle fine di questo insieme di cicli (tra cui quello Giove-Saturno in segni di terra, di 200 anni che come spiegato sempre in questo articolo qui, si concluderà nel 2020) e il suo grande (almeno iniziale) successo, lo deve ad una serie di fattori che ora analizzeremo.
La triade governativa, con Conte mediatore tra gli opposti. Pensate anche ad una analogia religiosa ed avrete delle sorprese

Una cosa si può dire obiettivamente, questo è il governo uscito dalle urne con il più largo consenso da almeno il 1987, per la prima volta dagli anni 80 si raggiunge un consenso che supera la metà degli elettori italiani (più del 50% e stando agli attuali sondaggi anche più del 60%) anche perché dall’inizio della seconda repubblica in poi, quindi dall’inizio degli anni 90, venne cambiata la legge elettorale in senso maggioritario, quindi tralasciando gli inciuci sotterranei, erano governi senza alleanze esterne, infatti fino al 2011 abbiamo avuto governi di centrodestra alternati da governi di centrosinistra ed anche quando la stella di Berlusconi era al massimo, egli non riuscì mai a raggiungere il 50%, si riuscì a sfiorare questo risultato nel 2001 dove tutta la coalizione del centro destra con i suoi tantissimi partiti e con il ritorno della lega nord all’ovile, tutti insieme raggiungevano il 49%, da lì in poi abbiamo avuto governi con una maggioranza sempre in discesa fino all’ascesa dei governi tecnici non votati, del proporzionale e dell’inciucio come unico metodo di governo stabile e con maggioranza, quindi sicuramente quello che è successo con la formazione del governo a maggio e l’entusiasmo che si è portato avanti, non si vedeva dal 1994, anno dell’inizio dell’era berlusconiana. Se diamo un giudizio neutro senza tifo politico naturalmente, tutti sono concordi che il 1994 fu l’elezione che inaugurò ufficialmente la seconda repubblica e nel bene e nel male venne presa con entusiasmo dai milioni di elettori che avevano votato Berlusconi perché sapevano che le cose sarebbero cambiate, anche i suoi nemici ed avversari non poterono non notare che la vittoria di Berlusconi rappresentava un qualcosa di nuovo ed un taglio verso la prima repubblica, una nuova idea di politica, di “rappresentazione” politica, di crollo di categorie, chi aveva votato il “polo delle libertà” era eccitato perché a suo dire mandava a casa la vecchia casta, i vecchi parrucconi che da quasi 50 anni infestavano la politica, nel bene e nel male era un nuovo mondo e quindi tutti in modo ottimista o in modo pessimista erano eccitati, inorriditi o sorpresi dal risultato, certamente era impossibile avere reazioni tiepide. Ecco la formazione del nuovo governo ha un impatto emozionale che non si vedeva dal 1994 e risultati di consenso che non si vedevano dalla fine degli anni 80.

Perchè tutto questo entusiasmo, come mai assistiamo ad una specie di incantesimo che sembra essersi rotto dove milioni di persone improvvisamente assumono orgoglio nazionale e patriottico e si dicono fieri di essere italiani? Come mai un atteggiamento del genere in una nazione famosa nel piangersi addosso e nel gettarsi sempre merda vedendo l’erba del vicino sempre più verde? L’Italia non è mai stata la Francia parlando di “patriottismo” ed amor proprio. Come mai un atteggiamento del genere in poco tempo? Come mai milioni di persone improvvisamente dopo lunghi anni di apatia ritornano entusiasti a parlare di politica? Come mai dall’altra parte della barricata si vede un odio verso una controparte politica che non si vedeva dai tempi del berlusca, questa volta amplificato dai media tutti contro? Un primo punto da sottolineare è che il governo lega-5 stelle rappresenta da un certo punto di vista la fine e l’inizio di un primo macro-ciclo della nazione Italia o senza andare su cicli così lunghi, la fine almeno di un primo ciclo nato con la nascita della repubblica ( a fine anni ‘40 del novecento) ed il ripudio della monarchia fino ai nostri giorni, quindi un ciclo della durata di 70 anni o poco più. Questa cifra mi fa venire in mente un ciclo che gli esoteristi e gli studiosi di cicli storici conoscono bene, ovvero quello di 72 anni.
Igor Sibaldi

Prendo una citazione di Igor Sibaldi tratto dall’articolo di civiltascomparse intitolato appunto “72” che è molto profetico nell’inquadrare un ciclo (tralasciando la sola situazione italiana) che vedrà il suo culmine per lo studioso, guarda caso negli anni 2012-2018:



“Dunque, un anno della civiltà è 72 anni dei nostri, ogni 72 anni si ripete la situazione di 72 anni prima...


...72 anni dopo (la rivoluzione francese, aggiunta mia personale), 1862-1868, [in quest’arco di tempo] due stati han cominciato a darsi da fare in Europa, nella civiltà occidentale, e uno nelle Americhe, gli Stati Uniti. Che cosa han fatto? Hanno rivoluzionato tutto quanto. Gli stati del nord, 1864 in America, han detto “cambiamo tutto”, gli stati del sud han detto “no, restiamo come prima.” Chi ha vinto? Era inevitabile, in quel periodo di ribellione, hanno stravinto gli stati del nord, hanno schiacciato gli stati della confederazione [del sud] e s’è cambiata la storia di un paese.


In Europa quali stati stavano pigliando la stessa iniziativa? La Prussia e il Piemonte. Il piccolo stato del Piemonte, in quel periodo, stava dicendo: “ma se io metto su, non una ribellione, [bensì] un “Risorgimento”, comincio a far fuori tutti.” Tutti gli stati un po’ arretrati, che non si ribellano […] Per cui lo stato delle Due Sicilie dice: “no, noi siamo fedeli al passato”: distrutto, lo Stato Della Chiesa: distrutto, tutte le varie repubbliche, tutte quante fatte fuori, l’Austria, legata al passato: distrutta, sconfitta in quel periodo. Perchè? Perchè era il periodo delle ribellioni.

1934-1940 [72 anni dopo], chi si è ribellato questa volta? Uno stato solo, purtroppo: l’America, che proprio in quel periodo ha fatto il New Deal; cosa vuol dire il New Deal? “Cambiamo tutto quanto, non funzionava il modello economico precedente, lo cambiamo del tutto.” E’ stato l’unico (stato) a trovarsi nel momento giusto nella condizione giusta. Gli altri stati europei, purtroppo, hanno perso completamente quel treno lì, l’Italia era ferma, la Germania era ferma: venivano dal periodo precedente, quello dei sei anni precedenti, che si chiama “il periodo delle dominazioni”, il periodo in cui cominciano sempre le dittature, cominciano sempre i capi, in America Roosevelt, in Europa Hitler, in Russia Stalin. Nel periodo appena concluso, si richiedeva alle cellule della civiltà occidentale di ribellarsi, cambiare, scuotere di dosso il vecchio, per affrontare il periodo che comincia quest’anno [72 anni prima, l’inizio della Seconda Guerra Mondiale], 2012-2018, il periodo del “non si può più aiutare nessuno.”




Per Igor Sibaldi il post 2018 dovrebbe far seguito ad un periodo di 6 anni dove si raggiungerà la massima tensione e per lui solamente negli anni 30 o 40 del nuovo millennio dovremo vedere qualcosa di davvero nuovo e positivo.

Quindi da un punto di vista astrologico siamo agli inizi e alla fine di importanti cicli, da un punto di vista puramente di studio ciclologico storico siamo in sincronia con importanti periodi storici, tralasciando comunque per ora il discorso ciclico, il vero successo dell’alleanza lega-m5s rimane il loro incarnare e rappresentare perfettamente l’unione degli opposti, il simbolo del tao trasposto in maniera politica:

  • la lega rappresenta il nord (anche per le sue origini), il movimento 5 stelle il sud (questo anche nell’analisi elettorale del voto, anche al di fuori della contrapposizione tra i due partiti al governo, molti dicono che la vittoria dei 5 stelle è dovuta al sud che vuole il reddito di cittadinanza e quindi politiche assistenzialiste “opposte” ai più nordici e meno assistenzialisti leghisti, cosa non completamente vera anche numeri alla mano, ma come già detto in passato, gli archetipi e gli stereotipi, le analisi sommarie, la cosiddetta “chiacchiera da bar” spesso ci da un significato più profondo, simbolico dell’evento, ci indica l’umore della coscienza collettiva).
  • La lega rappresenta la destra (è nella sua storia), il movimento 5 stelle la sinistra (nei temi e nell’elettorato che mira a conquistare)
  • la lega rappresenta la tradizione che vuole ergersi nel caos attuale (anche nelle teorie economiche, nel preservare le tradizioni religiose e linguistiche, in uno dei suoi punti principali che è stata sempre la lotta contro l’immigrazione clandestina, quindi contro lo straniero non in regola che entra nella nostra nazione, il nuovo, il diverso ecc.), il m5s rappresenta ideali acquariani, il nuovo zeitgeist più liquido, meno ideologico e più innovativo ed ha nuove idee di economia (decrescita, fine del lavoro salariato, reddito universale, democrazia rappresentativa ecc.)



Si potrebbero fare molti altri esempi di questa unione di opposti ma ciò che meraviglia e crea tanta fiducia in molte persone è proprio la voglia di creare una sintesi tra il meglio che vi è a destra e il meglio che vi è a sinistra, è qualcosa di anomalo in Italia che ripeto (senza dare giudizi buono o cattivo) non si vedeva dalla creazione della Costituzione (quando partiti opposti si unirono per fondare l’Italia repubblicana), infatti indipendentemente se questo governo sarà trionfante o una catastrofe, per la prima volta dopo tanto tempo, partiti opposti si uniscono per creare un qualcosa di nuovo che non sia più legato a concetti quali ristrettezza e rispetto di regole a noi imposte. In Italia esperimenti di unione tra opposti, non come semplice inciucio per magari imporre diktat europei o di altro tipo, ma come progetto per creare qualcosa di nuovo unendo le proprie idee, sono sempre falliti (tranne nell’immediato dopoguerra mondiale, come accennato, per la creazione della costituzione e dell’Italia repubblicana), questo fallimento è avvenuto sia per via della sudditanza estera e sia per la stagione delle stragi, quindi indubbiamente tutti ostili al governo o meno sanno che è cambiato qualcosa e che questo governo per molti è visto come l’ultima occasione o forse l’ultima illusione possibile.

Per ora vediamo molte somiglianze con il governo Trump sia nell’atteggiamento unilaterale ed ostile dei media, nell’uso (da parte di Salvini soprattutto) di un linguaggio forte, delle accuse di razzismo, del cambio delle politiche migratorie, dell’accenno al populismo, degli avversari visti come radical chic.

Se la vittoria di Trump fu il tonfo definitivo alla credibilità dei media (qualcosa che in futuro sarà ricordato come un nuovo muro di Berlino, vi rimando sempre al mio articolo sulla vittoria di Trump), in Italia la demolizione dei media è cominciata molto prima, dal 2013, con la vittoria “non televisiva” dell’m5s che in quel periodo molto più intransigente di oggi, evitava le apparizioni televisive, i manifesti pubblicitari ed elettorali (cosa riguardo questi ultimi che a grandi linee rimane tutt’oggi) e nonostante tutto si affermò come il primo partito italiano. La rivoluzione non sarà televisiva. Eventi epocali avvengono sottotraccia senza testimonianza ed eco del mainstream intento a preservare il vecchio ordine.

Come detto varie volte in passato, l’Italia è da sempre un laboratorio di sperimentazione, una coscienza collettiva che per la sua storia e la sua localizzazione ha anticipato la politica futura.

Ritornando alle assonanze con il governo presieduto da Trump, ricordiamo ad esempio che dopo l’elezione di Trump, cosa davvero insolita in contesto statunitense, molti scesero in piazza a protestare e molte furono le iniziative contro le sue politiche (e continuano tutt’oggi), in Italia abbiamo la nostra versione con il gesto delle magliette rosse e il Michael Moore nostrano in piena discesa di credibilità che è Saviano (che cerca di agitare le folle verso un’insurrezione), un parallelismo davvero inquietante. Abbiamo la nostra CNN (il gruppo Espresso-La Repubblica), ed abbiamo esponenti di governo che come nell’amministrazione Trump vengono accusati di ambiguità ed affiliazione ai poteri forti, vi sono le stesse idee sulle politiche riguardo l’immigrazione (confini chiusi-muro al confine del Messico vs porti chiusi) e sull’economia-politica (protezionismo e nazionalismo, ambiguità sul rispetto dei trattati internazionali).

Molti personaggi creduti come casti e illibati difendono l’indifendibile e persone che credevamo cattive si dimostrano con maggior buon senso. Tutti contro tutti, in un etichettare fascista e razzista chiunque sia contrario e all’opposto “servo dei poteri forti” o “piddino” chiunque sia contrario all’azione del governo. Mai il dibattito, persino in ambienti più neutri e monotematici come quello complottista, si è fatto così forte e acceso verso un governo, persino ai tempi di Berlusconi, infatti il forte odio che quest’ultimo generava nella controparte, era mitigato da metà dei media che lo difendevano, cosa che ha sempre evitato lo scontro sociale. Da una parte i complottisti duri e puri, quelli che vedono ogni manifestazione del mainstream o che abbia una certa visibilità come retta da una cabala del male a cui nulla e nessuno può opporsi e che parlano di continua presa per il culo, altri che difendono il governo ed altri ancora più cauti che stanno a vedere.

Tralasciando il governo, in ogni campo della nostra cultura e società si sta arrivando ad una resa dei conti, non si tratta della semplice distruzione del vecchio mondo, se Apocalisse vuol dire “rivelazione” allora logicamente essa porterà trasparenza nelle azioni, per questo ora i fatti del mondo (dopo il caos terribile degli scorsi anni) diventano un minimo più chiari. Quando i lupi si tolgono la maschera di agnello, non esistono più le mezze misure, ognuno è esposto nell’arena pubblica, “c’è chi sarà preso e chi sarà lasciato”. E’ il tempo delle opinioni estreme, perché sono tempi estremi in cui più che la verità, la realtà ti viene addosso ed è impossibile rimanere indifferenti, quindi ognuno sarà scoperto (qualcosa che ho sperimentato a livello personale a partire dal 2012), sarà la versione in grande di ciò che avvenne nel post seconda guerra mondiale, dove svelati gli orrori del fascismo e nazismo, i pochi che rimarranno coerenti, continueranno a difendere quel vecchio mondo, pagando la loro coerenza con la lapidazione pubblica, mentre il resto cercando di mimetizzarsi, se non opererà un lavoro di comprensione diventerà insignificante e isolato da tutto, si troveranno in un mondo nuovo e diverso in cui dovranno ricostruire nuovamente la propria condizione nel mondo (non solo dal punto di vista economico), anche per questo dapprima ci sarà rabbia ed odio e finito tutto chi non ce la farà si autodistruggerà.

Il mio non è un discorso puramente politico ed economico, vorrei fosse così, magari, mi troverei in vantaggio, anche perché quando gli adorati da molti Borghi e Bagnai ad inizio 2000 parlavano bene dell’euro, io ero invece strasicuro che sarebbe stata una moneta che ci avrebbe impoverito. Leggevo libri che prevedevano l’11 settembre anni prima di quando in effetti si fosse realizzato ed infatti quando avvenne, vista la messa in scena hollywoodiana e catastrofista, fui inorridito e a bocca aperta come tutti, ma assolutamente non sorpreso, anzi ricordo che dicevo “ecco qui, è avvenuto” e i miei genitori a dirmi “avevi ragione tu”, non perché avevo previsto l’11 settembre, ma perché avevo sempre discusso che eventi simili potessero avvenire per direzionare l’opinione pubblica verso una società del controllo e con meno libertà. Ricordo che prima della grande crisi economica mondiale del 2008, leggevo continuamente articoli economici per capire quando potesse scoppiare. Dai vari articoli letti e dai vari analisti seri (non quelli del sole 24ore) ero sicurissimo che sarebbe avvenuta nel 2006, sbagliai di pochi anni. Sapevo anche che c’era la volontà di creare la guerra mondiale, ma proprio dal 2008 abbandonai l’atteggiamento da complottista duro e puro e capì che c’erano altre forze in gioco, negative o positive non si sa, ma che andavano contro comunque l’nwo ed oltretutto la realtà non poteva analizzarsi con semplici categorie di nero e bianco ed oggi nei circuiti di informazione si discute tanto di questo.

Potrei fare esempi numerosi, ma prima che qualcuno dica che me la stia tirando, non è affatto così, perché tutto questo elenco che ho fatto, questa sintesi delle mie previsioni e dei canali privilegiati a cui avevo accesso, mi hanno reso una persona con una forte conoscenza in alcuni ambiti ma non una persona migliore. Sono una persona con enormi difetti, come tutti sicuramente, ma da diversi anni a questa parte mi riesce impossibile mettere quei difetti in un cassetto, perché viviamo l’era della trasparenza. Tutto questo per dire che se la cosiddetta apocalisse riguardasse solamente fatti geopolitici, economici, storici ed altro sarei felice, avrei qualche vantaggio perché non ho mai avuto atteggiamenti dogmatici tipici dei seguaci del mainstream e dei complottisti puri, ho abbandonato tante convinzioni in vita mia e sono fiero di non essere stato sempre dalla parte di una barricata, perché il mio pensiero è un work in progress. L’apocalisse riguarderà e riguarda già soprattutto la nostra psiche, quella è la battaglia più grossa da combattere, con noi stessi e tralasciando chi patetico è legato al vecchio mondo, segue i baroni dell’informazione ufficiale ecc., loro do per scontato che certi processi non possono comprenderli, a me spesso danno più fastidio i complottisti dury e pury (come scriveva qualcuno), quelli sempre pronti a giudicare e mai a giudicarsi, ad ergersi a di sopra degli altri, l’immagine speculare dell’elite che vorrebbero avversare. Come in alto così in basso, non dimentichiamolo mai. Ciò che succede nel piccolo, in una dimensione più ristretta é simile a ciò che succede in alto con una magnitudine e scopi molto più grandi. Non bisogna dare per scontato assolutamente nulla, perché ciò che credevamo sicuro e solido o una persona che ritenevamo affidabile, può facilmente rivelarsi il contrario.

La nostra civiltà ha sempre basato tutto sugli scontri. Quelli che molti chiamano potere o elite ha sempre preso come riferimento a partire dall’ottocento la dialettica hegeliana, il tesi Vs antitesi = sintesi, un ragionamento che se usato per il bene porterebbe molti vantaggi, ma che da pochi è stato utilizzato per aizzare il dividi et impera per creare così lo scopo che si erano prefissato.

Senza andare troppo nel personale, cosa si deve intendere per cambio traumatico della psiche e delle convinzioni? E’ successo mai qualcosa di simile in passato? Certo gli esempi sono numerosi e ho accennato tante volte al crollo del fascismo e a persone fasciste che morto Mussolini si sono trovate in un mondo completamente opposto a quello in cui credevano, fortemente ostile alla loro visione. La magnitudine ai nostri tempi sarà più grande e vi sono molti esempi attuali, basti pensare ai comunisti divenuti una invisibile presenza politica che sopravvive soprattutto in qualche giovane idealista o in qualche nostalgico, visto che una gran parte è traghettata verso il centrosinistra (ma non solo, vi sono persino ex comunisti che votano 5 stelle e lega, diciamo quelli più influenti sono in area centrosinistra) finendo per appoggiare quelle politiche che il comunismo diceva di combattere. Fino agli anni 90 il comunismo prendeva ancora gli ultimi rimasugli ed ancora poteva godere dell’eco del grande crollo di inizio anni 90. In Italia avevamo rifondazione comunista che sfiorava il 10% nel suo periodo più florido ed in modo speculare al ruolo della lega nel centrodestra, era l’ago della bilancia dei vari governi di centrosinistra, ovvero l’epoca di Prodi, senza il loro appoggio il governo infatti crollava (come successo con la caduta del governo Prodi nel 1998 proprio a causa del ritiro della fiducia da parte di RFC). Insomma era un partito che godeva di qualche milione di voti, traguardo oggi impossibile.

Mentre ora tutti gridano alle aperture delle frontiere e la lotta si riduce ad uno sterile e obsoleto dibattito sui diritti civili, i comunisti a fine anni 90 ed inizio 2000 ancora discutevano di sovranità, di monopolio ed oligopolio della produzione, di new economy ed appoggiavano ed erano fortemente in sintonia con i No Global, che ebbero un forte eco e persino una parte della stampa dalla loro parte oltre ad un libro bestseller internazionale: “no logo” di Naomi Klein.

Il gruppo di estrema sinistra Rage Against the machine, tra i più amati gruppi rock della seconda metà dei ‘90 fece persino un video sulla “battaglia di Seattle”, ovvero la manifestazione contro il WTO del 1999 che mise in luce nel mainstream questo movimento. Erano tempi diversi dove la sinistra alternativa aveva ancora una minima rappresentanza parlamentare e riusciva comunque a dimostrarsi davvero alternativa allo status quo e soprattutto a prevedere pericolosi zeitgeist futuri (il neoliberismo promosso dal WTO e tutta la deriva totalitaria dei rapporti sociali ridotti a commercio), ma la storia li aveva comunque distrutti e stavano semplicemente raccogliendo le ultime briciole ed echi storici, e ciò faceva si che molti di loro trasformassero le loro battaglie in una sterile difesa dei diritti civili come punto più esposto del loro zeitgeist morto (fenomeno di questi ultimi anni soprattutto), oltretutto fuori tempo massimo, visto che persino in tv, nei cinema e nelle pubblicità fanno opere di sensibilizzazione a favore della diversità, essendo una cosa accettata e vista come giusta persino dalla destra che deve scegliere le parole giuste, persino i vecchi fascisti non si permetterebbero mai di dire che l’omosessualità è una malattia, poteva capitare ad inizio anni 2000, oggi chiunque affermasse ciò avrebbe la carriera politica (e anche non politica) distrutta. Quel rimasuglio che di ideologico oramai non ha più nulla e che si è svuotato della lotta dei diritti primari, è stato risucchiato dallo zeitgeist neoliberista ed ugualitario del politically correct, riducendo il concetto di uguaglianza a “renderci tutti uguali” e la lotta politica al “basta che la destra non va al governo”. Stiamo parlando naturalmente di zeitgeist e non di quei pochi politici che ancora si dichiarano comunisti che tentano un certo approccio con questa materia, non rendendosi conto che il loro tempo è finito, a differenza invece di “comunisti” che si tengono ben lontano sia dai tentativi parlamentari inutili che dal centrosinistra attuale e loro avranno con sorpresa un futuro sicuramente più radioso, dove vedranno battaglie che loro proclamavano da decenni, vinte da gente che hanno sempre detestato, perché l’apocalisse è così, imprevedibile, capovolge tutto.

Ricordo che a fine anni 90, inizio 2000, quando cominciavo per la prima volta ad addentrarmi nell’informazione alternativa più oscura, mi appassionavo molto anche ai cosiddetti alternativi più mainstream, come Beppe Grillo, che dopo un periodo di silenzio ed oscurità si preparava ad emergere per almeno un decennio come voce dissidente degli italiani, fino alla imprevedibile (in quei tempi) sua discesa politica, con spettacoli che facevano il sold out, con personaggi dello spettacolo, economisti ed altre persone che di nascosto andavano da lui per chiedere consigli (fu lui a prevedere e per questo ad essere sentito anche dai magistrati, il crac parmalat), che ospitava Alex Zanotelli, personaggio che per un brevissimo periodo seguivo con passione perché raccontava l’Africa più vera e per pochi mesi ho persino pensato di andare con qualche associazione umanitaria per qualche anno in Africa, o magari con Greenpeace (a salvaguardare l’ambiente), perché era inammissibile che un continente fosse sfruttato e morente, che ancora una parte dell’umanità dovesse soffrire così. Che tempi! Zanotelli, un personaggio che non riuscirei più a seguire attualmente, niente di personale assolutamente, ma è parte e viene usato o meno (controvoglia o meno) di quel sentire e di quella buona parte dei personaggi della Chiesa, sempre primi a diffondere lo spirito di carità e mai a proporre soluzioni lontane dal pietismo e dal mito razzista (questo si) del “buon selvaggio” da mantenere e coccolare e a cui fare semplicemente carità.

Ricordo che (anche se in un periodo successivo, dal pre-youtube alla sua nascita) guardavo e riguardavo con orrore le immagini delle proteste contro il g8 di Genova del 2001, il giorno in cui morì il movimento no global e la sinistra italiana. Il 2001 più in generale è stato l’anno dove questa visione transumana, neoliberista, questo virus ha preso possesso persino delle menti più vitali della società, l’11 settembre è stato l’evento simbolo e più rumoroso, ma non l’unico. Da lì in poi nel mainstream ogni battaglia per il benessere collettivo è stata distrutta dall’avanzare del Moloch e la sinistra intesa in senso classico è stata mantenuta viva e vitale solo grazie ad un personaggio come Berlusconi.

Ed ecco qui che tutto questo movimento di persone che una volta erano i più duri oppositori dello status quo, ora sono i più strenui difensori di un cadavere che si cerca di tenere in vita, durato 70 anni, l’epoca del risaputo storico, vitale almeno fino agli anni 70, una visione di vita andata avanti come discusso varie volte, per nostalgia, celebrazioni, in ciò aiutati anche dall’avvento del digitale che ha allungato sconsiderevolmente un sistema sovraesposto, risaputo, con strade e piste continuamente battute.

Se tutti hanno paura del nuovo che avanza, nel mainstream, paradossalmente quelli che appaiono come buoni che possono essere visti in Italia come i cosiddetti amanti dell’uguaglianza a tutti i costi, il centrosinistra ed anche la destra tradizionale, sono quelli che più tengono in vita uno zombie che se distrutto farebbe crollare non solo le impalcature degli ultimi 70 anni, ma come un effetto domino verrebbe giù tutta l’impalcatura millenaria, quel virus che infetta l’umanità da troppo tempo, anche questo è uno dei motivi del perché mai nella storia italiana un governo è stato così osteggiato dalla totalità dei media, accusato di nazismo, fascismo, di essere stato eletto da ignoranti, per questo economisti di fama mondiale e in Italia diversi giornalisti (cosa inimmaginabile fino a qualche anno fa), propongono il voto solamente per pochi e non per gli ignoranti (ignorante poi in base a quale saggio criterio lo sanno solo loro), ricordiamo tutti le parole di Scalfari, dell’oligarchia illuminata terrorizzata da cosa può significare la brexit, l’alt right che appoggia Trump ecc., ma anche in questi giorni le dichiarazioni fioccano, si propongono persino droghe per chi viene dichiarato razzista e populista, per fargli cambiare idea. Qui c’è terrore e disperazione, c’è lo stesso atteggiamento dei nazisti che criminalizzavano i loro avversari dichiarandoli come inumani. Molti dimenticano che gli stessi nazisti godevano di simpatie ed appoggi che oggi non crederemo (da Inghilterra ed USA erano molti gli estimatori ed i finanziatori di Mussolini ed Hitler, basti pensare Churchill), come detto anche in quel periodo molti credevano di essere dalla parte giusta della storia e nessuno pensava a cosa si sarebbe verificato in futuro.

E si ritorna ad inizio articolo, perché per quanto in alcuni punti può sembrare, questo non è un articolo politico, come detto il governo pentaleghista non è l’alba nuova (ed all’interno ha personaggi effettivamente razzisti ed ambigui) e non per forza porterà benessere e prosperità al nostro popolo, semplicemente è l’unica miccia che può distruggere il sistema zombie italiano, un sistema inumano che è andato oltre il suo limite di vita. I loro simili in campo politico possono fare lo stesso a livello mondiale.

Distrutto tutto, non per forza verrà qualcosa di migliore, ma i morti devono essere lasciati riposare, altrimenti ciò che emergerà sarà solamente il transumanesimo spinto con conseguente fine dell’umanità, quello che già stanno sperimentando in città feudali-schiaviste high tech come Dubai che è il futuro distopico che aspetta l’umanità se non cambiamo rotta. Lasciate stare i lustrini e le luci sgargianti, guardate qualche video di persone che hanno avuto esperienza di lavoro in quei luoghi.

Se tutto andrà bene le parti più illuminate del pentaleghismo e degli altri movimenti che nel mondo si avvicinano a spunti cosiddetti populisti, riusciranno a cooptarsi e a togliere dalla voglia di scontro sociale e di guerra la parte più illuminata ed ammaestrata dal mainstream del cosiddetto centrosinistra e centrodestra tradizionale o dai liberisti, unendo il meglio che ognuno ha, distruggendo la servitù millenaria, fondando la vera uguaglianza e cominciando finalmente a vivere e non recitare. Ancora nessuno sa cosa è l’essere umano, sarebbe ora di cominciare a scoprirlo ed uscire dal trauma e dalla vittimizzazione e dalla bipolarità che ci portiamo avanti da millenni.

venerdì 4 maggio 2018

TEMPI GNOSTICI


Nell’ultimo articolo abbiamo parlato dei vari cambi generazionali di zeitgeist in pochi decenni, di come generazioni che hanno una differenza temporale di massimo 20 o anche 10 anni, hanno una visione completamente opposta della realtà, di come un ragazzo del 2000, pur se in un mondo millennials e virtuale-germinale (ma in cui gli adolescenti ed i giovani erano ancora per lo più della generazione X), messo a fianco ad un ragazzo che chiameremo high millennials (diciamo dal 2008 in poi), troverebbe pochi punti in comune, perché l’high millennials si trova un un mondo post crisi- precarietà, web 2.0 e social network ed anche post 11 settembre, con distruzione totale dell’analogico, appunto il millennial di inizi anni 2000, questo ragazzo ancora immerso nello zeitgeist dei 90 (perché gli anni 90 come atmosfera si sono chiusi proprio l’11 settembre 2001), abbia poco in comune con l’ultima compagine di millennials. Un ragazzo del 2000 che si trova a prendere una macchina del tempo per giungere fino al 2013 ad esempio, senza per forza andare troppo in là, si troverebbe spaesato come Martin Mcfly nel suo viaggio dal 1984 al 2015, ed in effetti proprio quel film, che ho analizzato in vari articoli nel passato, mostra proprio come ogni viaggio del tempo di Martin McFly, che sia negli anni 50, nel far west o nel 2015, possa essere paragonato ad un vero e proprio viaggio in un mondo alieno, ne ha tutte le caratteristiche (l’uso del fulmine, metafora della velocità della luce, la macchina volante, i continui richiami alla pura fantascienza). Abbiamo sottolineato come questi cambi di zeitgeist siano una vera e propria anomalia quantistica, qualcosa di unico nella storia mondiale.

una delle varie suddivisioni generazionali optate dalla sociologia americana

Eppure in questi ultimi decenni, diciamo da fine anni 90 in su, c’è un qualcosa che tiene insieme queste ultime generazioni, ovvero parlo delle ultime propaggini dei baby boomers o comunque le parti meno tradizionaliste e legate al loro zeitgeist, la generazione X e i millennials, ovvero una visione gnostica della realtà che per la prima volta dopo 2000 anni, ritorna nel mainstream.
E’ un fatto storico-culturale, così epocale e profondo, che solo coloro abituati a non pensare linearmente e paradossalmente al di fuori delle logiche mainstream, riescono ad intravederne i contorni e l’incredibile portata storica, tra questi Cristopher Knowles, del blog secret sun, che dopo aver sconvolto il mondo culturale underground con i suoi libri sulle assonanze tra culti misterici e mitologia verso le nuove propaggini della pop-culture come rock e fumetti, dopo qualche anno di silenzio a partire credo dal 2013-2014, ritornò a scrivere sul suo blog in pianta stabile proprio per evidenziare l’epocalità di questa sua visione.
Quando si è pienamente dentro qualcosa, difficilmente la si riesce a storicizzare o inserire in un contesto spazio-temporale preciso.
Uno dei segnali dell'avvento dello gnosticismo nei nostri tempi fu la scoperta di vari testi gnostici nel 1945 a Nag Hammadi.
Ma cosa si intende per “tempi gnostici” e come si differenzia questa visione dal mondo pre-gnostico? Perché si è sviluppata soprattutto nei giovani una visione gnostica della realtà? Come mai temporalmente indichiamo gli anni 90 come il nascere di questa nuova visione che probabilmente sostituirà le ideologie e le religioni attuali? E’ qualcosa di positivo o di negativo?
Dobbiamo fare un passo indietro e soprattutto un excursus storico per capire cos’è lo gnosticismo e cosa successe quando si manifestò per la prima volta 2000 anni fa.
Il termine gnosi deriva dalla parola greca “gnosis” che vuol dire “conoscenza”.
Fu persino usato dai primi padri della Chiesa per significare che la vera gnosi era la conoscenza del messaggio del Cristo. Quando il cristianesimo si apprestò a diventare la religione ufficiale e dell’impero, il termine assunse connotati negativi e fu associato alle varie eresie cristiane e non, fino a sparire completamente dalla storia mainstream.
In questo senso esiste nel cristianesimo delle origini, anche uno gnosticismo cristiano.
La gnosi era di tradizione ellenistica e come particolarità aveva quella di vedere il nostro mondo e più in generale il cosmo come parto di un demiurgo malvagio. La creazione, il nostro pianeta quindi è una matrix, una trappola in cui un demiurgo malvagio ci ha imprigionati, in cui la nostra scintilla divina è stata esiliata. E’ stesso in quel periodo quel demiurgo malvagio era visto come il Dio biblico. Quindi si può capire il perché il cristianesimo abbia visto da sempre la gnosi come un pericolo e come la responsabile di tutte le successive eresie cristiane, dei vari movimenti esoterici e persino della genesi del post-moderno, anche perché la gnosi è stata sempre contraria all’abbandonarsi e alla “non-esperienza fattuale” della fede che come sappiamo è lo strumento principe con cui avvicinarsi ai misteri di Dio e alla creazione, in questo caso per il cristianesimo, ma in senso lato per tutte le religioni istituzionali.
Altra “bestemmia” dello gnosticismo era quella di vedere ogni uomo come Dio: Dio siamo noi e noi siamo Dio. Dio si manifesta in tutti noi e si divide nella manifestazione.
Il male poi assume una vera e propria dimensione ontologica, esso non è più visto come l’insieme delle tragedie che affliggono l’umanità e la sua sede non è neanche in un reame ultraterreno (l’inferno). Vi è una teologia cosmogonica fatta dal demiurgo ed i suoi arconti in cui il cosmo stesso ed il nostro stesso contenitore (il corpo fisico), sono manifestazione del male. Una teologia che descrive soprattutto questo principio di schiavitù e di male che ci seguirà anche nel dopo morte, ma che prima o poi sarà destinato alla distruzione, in cui l’unico sopravvissuto sarà l’anima immortale che ritornerà al vero Dio.
Ne consegue che la gnosi non può che vedere con sospetto ogni manifestazione sistemica, ogni struttura, ogni tradizione, la gnosi è l’anti-katekon per eccellenza e ne consegue che da una parte il complottismo e (non sto scherzando), il testo gnostico moderno ufficiale (il film matrix), siano coloro che hanno riportato nella coscienza collettiva la gnosi ad un livello globale. Queste sono alcune delle compagini più evidenti, ma in realtà in altre dimensioni culturali si sta pienamente manifestando lo gnosticismo. Nella stessa manifestazione del post-moderno vi è insito il suo avvento.
Quando tutto è ritenuto un’illusione, tutto corrotto e corruttibile e, nelle sue manifestazioni più negative ed estreme, quando tra le giovani generazioni vi è apatia e nichilismo verso la politica e le varie compagini culturali, proprio in questo tipo di zeitgeist lo gnosticismo (non per forza come sentire spirituale), si manifesta nell’inconscio collettivo come sentire principale.
Non è forse il crollo delle ideologie, l’apatia e l’estremo non fidarsi verso ogni manifestazione mainstream un sintomo di gnosticismo?
I vari fandom attuali e del recente passato, che siano musicali o legati a qualche serie tv (i trekker ad esempio), sono tutte rappresentazioni post moderne dei vecchi gruppi e culti gnostici del passato, dove una creazione o evento culturale diviene un culto per criticare il sistema attuale e far divenire la propria passione un cammino di vita e solo chi è stato dentro questi fandom può capire fino a dove possono spingersi filosoficamente e la piena affiliazione mentale ed estetica che questi gruppi portano, ad esempio personalmente (senza citare altre affiliazioni molto più underground e persino più significative avute personalmente), anche se musicalmente l’ho seguito per molto tempo e anche nel presente ho una band metal, la mia affiliazione, la mia entrata nel vero culto del metallaro é durata per un breve periodo, all’incirca più o meno di 3 anni, diciamo dal 2001 al 2004 e quando si è davvero dentro qualcosa ci si veste in un certo modo (per lo più, almeno per i metallari della mia epoca, tutto nero e con maglie rappresentanti le proprie band preferite), si ha una visione della commercialità e del mainstream pessima e l’affiliazione al metal diventa una critica verso le corporation televisive e musicali ree di trasmettere merda e rimbecillire la gente, poi ci sono dettagli e sfumature numerose delle quali non è importante parlarne in questo contesto, giusto per far capire che se si è dentro un fenomeno culturale post-moderno esso si configura come culto e non come moda, non sto parlando infatti del semplice interesse temporaneo o della normale partecipazione ad un evento, ma proprio di un culto, di un modo di vivere. Tutti questi gruppi in un mondo ateo, edonista e materialista, hanno sostituito i vecchi culti misterici e sono il prologo ad una futura spiritualità che sarà il requiem dell’attuale impero, però non tutto è oro ciò che luccica, infatti come anticipato all’inizio di questo articolo, dobbiamo andare nel passato per capire cosa potrà succedere nel futuro, perché come ben sappiamo tutto è ciclico e tutto si ripete.
Quando lo gnosticismo si manifestò nelle forme a noi conosciute per la prima volta nel mondo, l’Impero Romano dominava l’Occidente ed era comunque la maggiore potenza mondiale. I Romani ruppero molte tradizioni ed un po' come gli americani oggi verso la vecchia Europa, cercarono di crearsi un passato culturale e storico che potesse essere paragonabile al mondo greco, infatti l’Impero Romano si sentiva inferiore culturalmente al mondo ellenistico, un po' come gli americani oggi, erano i cugini tamarri e guerrafondai, ricordiamo infatti che le prime legislazioni romane nacquero anche per una sorta di diplomazia, scambi culturali e viaggi che gli antichi romani facevano nel mondo greco per carpirne i segreti del buon governo e della legislazione, almeno finché erano una Repubblica.
L’impero Romano divenne probabilmente una delle più grandi anomalie ed esperimenti della storia. Fortemente edonista e materialista nelle azioni, la religione di riflesso era fondamentale nella società ma a differenza di quella greca, aveva un carattere pratico ed utilitaristico. Le solennità e le preghiere infatti traevano spunto dalle guerre e dalla vita campestre. Le forze tradizionali nella romanità assunsero una trasformazione anomala e potremo dire oggi, quasi post-moderna post-litteram. Esso divenne l’archetipo del potere e del concetto di impero, persino la sua legislazione è tutt’oggi moderna (così come i vizi) e tutti i moderni imperi occidentali si sono ispirati o hanno cercato di eguagliare l’impero romano. Fu proprio l’impero romano quello che probabilmente per la prima volta nella storia conosciuta, fece concentrare l’uomo sul benessere e sui piaceri del corpo, rendendoli protagonisti della vita di un uomo. Nonostante la sua carica avveniristica é divenuto un katechon che si credeva invincibile ed imbattibile ed infatti visto il suo carattere materialista, militarista, razionale, chi poteva aspettarsi che la successiva epoca sarebbe stata completamente opposta, un vero e proprio nuovo mondo? L’avvento dello gnosticimo e del cristianesimo (entrambi che delegittimavano chiaramente per la prima volta nella storia umana conosciuta, l’impero ed il potere, il cristianesimo però come concetto terrestre più che come vera e propria idea) fecero crollare il potente impero romano.
Il cristianesimo in realtà fu pian piano accettato dall’impero, che ne capì la sua forza dirompente e soprattutto vide che la sua grande forza era quella di unificare tutte le forze tradizionali passate legate al culto del sole, di cui il cristianesimo era una riproposizione in chiave giudaica-ellenistica, abbandonando definitivamente la carica anarchica dello gnosticismo che fu avversato e distrutto nonostante l’influenza e la carica culturale dirompente che ebbe in quel periodo. L’impero romano infatti entrò a patti e fece divenire il cristianesimo la religione di Stato, ma il germe era oramai stato sparso e l’impero romano (senza citare naturalmente le cause materiali della sua caduta), divenne storia antica.

Oggi la storia si sta ripetendo. Lo gnosticismo e il cristianesimo lottarono ed ottennero i cuori e le menti dell’impero e le menti cosmopolite e raffinate dell’impero abbandonarono gli Dei ed i misteri senza rendersi conto che la loro cultura ed eredità sarebbe stata cancellata dalla faccia della terra.
Quello che è successo dopo lo sappiamo purtroppo benissimo, infatti l’impero è risorto sotto nuove forme o come affermò il grande scrittore di fantascienza Philip Dick, l’impero non ha mai fine e trova sempre nuove forme in cui incarnarsi.
C’è anche da dire che 2000 anni fa come afferma anche Cristopher Knowles, il mondo non era ancora pronto per lo gnosticismo, quindi chi erediterà il futuro? Il crollo dell’impero come avvenuto in passato sarà semplicemente una morte temporanea che porterà ad una resurrezione più adatta ai nuovi tempi?
Altra cosa da tenere in conto, evitate chi predice con sicumera il futuro basandosi sul nostro mondo attuale o su una progressione lineare delle cose perché in passato la storia non si è mai svolta in questo modo. Il crollo dell’impero romano portò ad un mondo opposto a quello ellenistico-romano, ultra-religioso e denominato "medievale" e quindi in decadenza e con valori ed una visione del mondo completamente opposti. L’evoluzione vista come progressione lineare è una illusione, quello che ci attende avrà probabilmente connotati opposti alla nostra civiltà attuale come è sempre avvenuto dopo una caduta dell’impero, quindi è da illusi credere che il mondo futuro dovrà essere per forza ultra tecnologico, con uomini schiavi delle macchine o uomini fusi alle macchine, con città senza il minimo verde ed ultra-futuristiche come quelle di Blade Runner, di cui posti distopici come Dubai, tentano di riproporre la filosofia di controllo e de-umanizzazione feudale.
Ed infatti persino un mondo denominato “democratico”, libertario come il nostro, con infiniti difetti e mancanze di libertà, ma dove la circolazione delle informazioni è ancora attiva, potrebbe portare ad un feudalesimo di stampo high tecnology, come detto la storia non è mai lineare, ed infatti la già citata Dubai e la stessa Google ed Amazon, due corporation che sono già molto diverse rispetto a 10 anni fa, articolandosi oramai come corporation con logiche lavorative e filosofiche feudali, mostrano come una certa elite prospetti un nuovo feudalesimo che in alcuni ambiti lavorativi-culturali ed oasi nel mondo, sono già presenti; la stessa deriva di Roma, da Repubblica ad Impero: nel pieno del loro potere l’impero romano soccombe ed una nuova realtà emerge.
Dubai

Diventa naturale che con la sovrabbondanza di informazioni attuali resa possibile da internet, lo gnosticismo, in varie forme apparentemente opposte tra di loro, si diffonda.
Succederà come nel passato dove il crollo dell’impero (certo e sicuro), portò alla restaurazione di un nuovo culto religioso dogmatico rifondando l’impero su nuove basi o ci libereremo definitivamente dalle trappole sistemiche.
C’è da dire che i primi cristiani avevano inizialmente una visione molto religiosa e mistica e fortemente gnostica, quindi incompatibile con l’impero. Successe che dopo varie profezie che promettevano l’apocalisse, il paradiso in terra ed il ritorno di Gesù, i cristiani si erano stufati di attendere, perché il potere di Roma era un horror show crudele e senza pietà per i popoli assoggettati, l’impero era spietato con chi non si sottometteva ed infatti i cristiani divennero i primi guerrieri sociali, si spogliarono delle devianze gnostiche, associarono a se diverse credenze pagane già nel loro dna ed entrarono a patti con l’impero.
Lo gnosticismo quindi apre a nuovi mondi, ma porta anche al caos se mal-gestito. Quale tipo di religione si affiancherà allo gnosticismo? Forse una sorta di neo-paganesimo? Per quelli che pensano che il mondo futuro sarà senza spiritualità o religioni o non ha studiato la storia e di come la religione è stata sempre uno strumento unificatore e di stabilità, al contrario dell’ateismo diffuso in genere in periodi di decadenza (non è un giudizio del tipo buono o cattivo, ma un’evidenza che si è mostrata spesso nella storia), oppure conosce poco l’uomo e la società umana.
Riallacciandomi al precedente articolo, ciò che rende diverso oggi la diffusione dello gnosticismo nel mainstream è proprio la sua portata di diffusione, con strumenti di informazione infinitamente più potenti del passato e soprattutto a differenza di 2000 anni fa, noi viviamo in un villaggio globale. Ne risulta che è tutto una grossa incognita che evidenzia sempre di più l’entrata in una sorta di anomalia, i cui confini stiamo cominciando leggermente a tratteggiarsi solo oggi.

martedì 20 marzo 2018

GAP GENERAZIONALI E PUNTO ZERO


Leggendo l’articolo su civiltascomparse che ripercorreva tramite le immagini della rivista “tv sorrisi e canzoni”, il cambio della tv ed in un certo senso dello zeitgeist e della cultura per lo più giovanile di quegli anni in uno spazio temporale davvero ristretto, mi sono venute in mente riflessioni che spesso in questa sede sono state fatte senza però magari una schematizzazione ed una catalogazione, ad esempio quali sono gli eventi che cambiano il sentire di una generazione? E’ possibile schematizzare gli zeitgeist generazionali? La situazione attuale qual’é?


Quello di cui parlerò in questo articolo non è assolutamente un argomento nuovo. Repetita juvant, anche perchè alcune considerazioni credo siano utili per capire il perchè dell'enorme mole di scontri culturali, generazionali, politici ed economici attuali ed anche ciò che avverrà in futuro. 
In passato cercai di ripercorrere i vari cambiamenti dell'umanità tenendo in conto il cambiamento delle risorse e dei meccanismi di produzione. L'articolo si trova a questo link.
In questo articolo parlerò di un binomio di cui ho sempre parlato e che ha naturalmente riscontri da parte di studiosi che hanno dedicato tempo alle analisi dei cicli storici, riguarda i cambiamenti nelle tecnologie della comunicazione che vanno a braccetto con i vari cambi di mentalità, l’imprinting, lo zeitgeist, l’anima, il sentire generazionale. Un binomio indissolubile.
Ad esempio la Rivoluzione francese cambiò molto lo zeitgeist mondiale riguardo la gestione del potere e la visione delle classi sociali, tutto ciò portò lentamente ad un accrescersi dell’alfabetizzazione verso le masse che come risultato portò all’emergere di una produzione in serie di quotidiani, libri, nacque insomma una vera e propria industria che portò il sapere nell’ottocento a varie classe sociali. I libri non erano più questione solamente di nobili e clero o relegati in chiese, monasteri ed oscure biblioteche. Nell’ottocento questa prima rivoluzione nel modo di percepire la comunicazione (non più prettamente elitaria ma neanche completamente massificata) si stava appunto massificando ed infatti si può affermare che i cambi di zeitgeist e di mentalità si accelerarono a partire dall’ottocento proprio per la trasformazione in produzione massificata dei vari supporti della comunicazione (libri, quotidiani ecc., ma anche l’invenzione del telegrafo). Lo studioso svedese Calleman parla di cambi di mentalità ogni 20 anni a partire da metà ‘700.
Se noi oggi ci rivolgiamo ai vari “sentire” della generazione, lo facciamo tenendo sempre in conto i vari decenni, un po' perché storicamente sono anni vicini a noi di cui abbiamo più informazioni, ma soprattutto perché in effetti é così. Quando si parla di “mentalità anni 80” o “mentalità anni 90”, tutti capiscono perfettamente cosa si intende, anche perché se avessimo una macchina del tempo e mettessimo a confronto un ragazzo degli anni 80 con uno di inizio anni 2000, ci troveremo davanti a due persone aliene fra loro che hanno gusti, cultura e visione del mondo completamente diversi e la cosa paradossale e che lo stesso fenomeno si ripeterebbe se mettessimo a confronto un ragazzo o una persona di inizio anni 2000, con un ragazzo o persona del 2017.
Nel passato addirittura quando la stampa non esisteva (quindi si parla del periodo che va dal 1400 in giù per farci capire) e la tecnologia per diffondere comunicazione era a livelli davvero primitivi, come é naturale che sia, vi era una divisione tra mentalità o zeitgeist cristiano e mentalità o zeitgeist “classico” che comprendeva il mondo greco-romano, quindi per gli antichi, per il mondo medievale, l’ultimo gap, sconquassamento dello zeitgeist mondiale, vi era stato addirittura circa mille anni prima con l’avvento del cristianesimo, quindi è vero che oggi con la massificazione della comunicazione notiamo molte più differenze, ma è oggettivo il fatto che sono proprio queste tecnologie che provocano e seguono il fluire dei cambi della mentalità umana e che storicamente i gap generazionali sono roba per lo più post-moderna, questo è un fatto oggettivo.

Questo ci porta ad una rilevazione sconcertante. Oggi che praticamente viviamo in un villaggio globale, dove la velocità della comunicazione è istantanea, dove non solo le elite, ma anche le classi povere possono influire su un sentire (che sia piccolo o meno poco conta) e creare comunicazione, i gap e cambi di zeitgeist saranno più frequenti. Oggi il cosiddetto punto zero di McKenna appare sempre meno una teoria e sempre più un fenomeno che cominciamo a sentire sulla nostra pelle. Non è forse il punto zero di McKenna il crollo definitivo dell’evolversi e del cambio graduale degli zeitgeist che fin’ora la storia ci ha proposto in continuazione? Non è forse il punto zero la fine del ripetersi ciclico della realtà? Non è forse il punto zero la fine dei gap generazionali che sovrapponendosi fra di loro per via del loro spropositato numero, portano ad un’esplosione totale dell’ethos, del katekon, per rendere tutto immanente?
Immanentismo è un concetto filosofico che riguarda l’essere, ovvero che ha in sé già il principio e la fine. Nietzsche quando parlava di “Dio è morto” in realtà come altri dopo di lui, tra i quali Carmelo Bene, affermava la fine della storia, perché l’uomo è lasciato a se stesso e quindi non è più possibile una progressione lineare di tipo scientifico-religioso che vede l’uomo progredire avvicinandosi sempre di più alla verità. Il punto zero quindi potrebbe essere l’immanentizzazione dell’essere che avendo principio e fine in se, non ha più bisogno di strutture ideologiche e culturali.
Ritornando al nostro peregrinare storico sull’importanza delle tecnologie della comunicazione nel rendere immanente l’essere ed il punto zero, fu proprio l’invenzione della stampa, che non a caso precede di poco la scoperta dell’America, a portare la prima rivoluzione dello zeitgeist mondiale dopo più di un millennio, zeitgeist che durò per diversi secoli almeno fino al 700.
E’ stato proprio il “secolo breve” (ovvero il novecento) che ha cominciato a porre un’aurea mitica e caratterizzante ai vari decenni che si susseguivano, anche se è solo a partire dagli anni 50 che almeno nelle giovani generazioni, nella mentalità e nell’inconscio collettivo, ogni decennio influisce e cambia le carte in regola. La durata di questi processi non è naturalmente precisa, non si parla infatti di 10 anni precisi, spesso si parla anche di 15 anni o poco meno. Ad esempio se guardiamo un po' la storia ci accorgiamo che i protagonisti dello zeitgeist del dopoguerra almeno fino all’anno pivotale 1956, seguivano per lo più valori ed una morale tradizionale in uno scenario geopolitico completamente rivoluzionato, ma che ideologicamente proponeva costrutti ed ethos sperimentati ed in nuce teoricamente già da parecchio tempo. Si parla dell’ultima pura propaggine di civiltà contadina che propone l’archetipo del ragazzo di campagna che è costretto a trasferirsi in città, il provinciale che si trova il mondo nel suo cortile, il principe ed il povero.
E’ solamente con la nascita del rock e parallelamente della tecnologia della comunicazione chiamata televisione, che la civiltà umana entra nel post-moderno e nel mainstream entra il termine adolescenza e che i decenni diventano fortemente caratterizzanti di una mentalità e non solo di un processo storico come lo erano stati nei primi decenni del novecento, infatti si parla di Belle Epoque riferendosi al primo decennio del novecento o più precisamente fino all’inizio della prima guerra mondiale, si parla poi dei ruggenti anni 20, ma in questo caso si notano cambiamenti perfettamente sincronizzati con i 20 anni teorizzati da Calleman.
Se è vero che artisticamente e culturalmente quando parliamo di anni 50 immaginiamo happy days, abbiamo in mente il boom economico, ma anche l’Italia povera ma in ricostruzione, con lo spaesamento dovuto alla distruzione non graduale della civiltà contadina e al passaggio traumatico senza intermediazioni per molte classi sociali, dalla società contadina a quella post-industriale (soprattutto nel sud Italia), si può affermare che come zeigeist dominante, la prima metà degli anni 50 fosse fortemente legata alla seconda metà dei quaranta e che infatti la gioventù ribelle alla James Dean nasce con la tv, con il rock, con la beat generation, con uno zeitgeist che avrebbe continuato a tener botta almeno fino agli inizi dei settanta.

Questa è la generazione che la sociologia chiama dei baby boomers e che paradossalmente ha molto in comune con la seguente generazione x, infatti entrambe queste generazioni vissero periodi storici di transizione. I baby boomers emersero tra la fine della storia lineare e l’inizio della post-modernità, quindi vissero ancora elementi tradizionali come la famiglia patriarcale, l’influenza della cultura contadina, l’influenza della cultura classica e proprio trovandosi tra i due mondi cercarono di sostituire la famiglia patriarcale a quella anti-patriarcale, l’affermarsi della classe media sopra quella contadina e la cultura pop a quella classica.
Gli anni 70 (con l’anno pivotale 1973 come descritto nel blog civiltà scomparse), furono anni in cui i baby boomers parallelamente a quello che successe come vedremo alla generazione x, dovettero di nuovo cambiare mentalità, sostituendo l’ottimismo, l’idealismo degli anni 60, con la politicizzazione ed il pessimismo degli anni 70, con in più i primi semi delle rivoluzioni sessantottine che si manifestavano con l’effettivo sgretolarsi della famiglia tradizionale (il divorzio divenuto legge) e dell’abbattimento di diversi taboo sessuali e del rapporto uomo-donna (sdoganamento mainstream dell’erotismo e avvento della pornografia di massa). Anni di fine del boom, dell’inizio effettivo della crisi e della virtualizzazione e del dominio della finanza nell’economia, l’inizio del periodo della notte oscura dell’anima che si ha nella cultura popolare con lo sdoganamento dell’horror nel mainstream che tratta tematiche sempre più quotidiane, estreme e violente. Un giovane degli anni 60 messo insieme ad uno degli anni 70 avrebbe trovato molti argomenti in comune su cui parlare, ma metodi opposti ed una visione del mondo diversa.
La generazione dei baby boomers quindi entrò e cominciò ad influenzare lo zeitgeist mondiale nella seconda metà degli anni 50 e lasciò il passo alla generazione x a partire da fine anni 70- inizio anni 80.
La generazione x a sua volta cominciò la sua influenza a partire come detto, soprattutto da fine anni 70- inizio anni 80 e l’evento pivotale come tipico di una cultura post-moderna, fu un evento pop (con il significato di popolare) musicale, ovvero l’ascesa della musica dance e soprattutto la breve stagione del punk.

Questi due generi (dance e punk) erano opposti e complementari, ovvero il primo si basava su un completo smarcamento da ogni componente ideologica, intellettuale o di protesta (ad esempio il rock negli anni 50 serviva come una specie di protesta contro i costumi o sabba di liberazione sessuale, mentre negli anni 60 come protesta sociale, nella prima meta dei 70 il prog aveva pretese intellettuali e di creazione di una musica rock colta mischiando jazz e classica con i tipici ritmi del rock). I portavoce invece della dance, coloro che lo portarono al successo, erano dj il cui scopo era far ballare, il mito della febbre del sabato sera che in realtà è assolutamente speculare e complementare al punk, al suo no future e nichilismo, come cantava il padrino del grunge Neil Young proprio alla fine degli anni 70, con una frase trovata scritta nella lettera di addio di Kurt Cobain ”It's Better to Burn Out Than to Fade Away” ( E’ meglio bruciare che spegnersi lentamente). Il sabato sera come mito di meglio un giorno da leone che uno da pecora. Dopo una settimana passata a fare un lavoro alienante, il sabato sera era il baccanale, divenne il giorno anarchico per eccellenza, un po' come il carnevale, dove i ruoli schiavo-padrone si ribaltano, dove si sfiora l’autodistruzione, si sfida la vita e le normali regole della civiltà. Dove si può essere spericolati e “re per un giorno”. L’ideologia destra o sinistra fondante e di cui lo zeitgeist era pieno, viene pian piano abbandonata e si aprono i successivi venti anni (avrete notato come i cambiamenti generazionali del 900 seguano il preciso ciclo di cambio di zeitgeist e mentalità ogni 20 anni).
Influssi acquariani annegati nel profitto
La generazione x è la prima generazione nata in un contesto non più tradizionale. I baby boomers avevano infatti ancora un certo ancoraggio alla storia e alla decadente ma ancor viva società contadina. La generazione x, come ho già accennato in questo articolo, é quella dei latchey kids (bambini che non trovano a casa i genitori e il cui educatore fondamentale è la tv), è una generazione senza punti di riferimento stabile. Si trova inserita in un periodo di decadenza delle ideologie e di ascesa di individualismo e materialismo, dopo gli ideali di rinnovamento distrutti nel post-68. 

Molti ancora non sono coscienti dell'epocalità del passaggio dall'analogico al digitale, paragonabile al passaggio dall'età della pietra all'età del ferro, tutto avvenuto in pochissimi decenni. Un passaggio i cui cambiamenti sono di magnitudine enorme sia nel modo in cui interagiamo con il prossimo e sia nel modo di costruire e progettare un'idea

 
La generazione X è la generazione di transizione per eccellenza, nata e cresciuta nell’era analogica, maturata nell’era digitale, nata è cresciuta durante gli ultimi sussulti del mondo ideologico in decadenza, maturata nello zeitgeist post-ideologico.
Eppure è la generazione più snobbata e quasi per vergogna, meno citata dai sociologi, basti pensare che gli attuali giornalisti si concentrano sulla guerra tra baby boomers contro millennials, praticamente non citando mai la “sfigata” generazione x, una generazione che pur per un brevissimo tempo è stata all’avanguardia per quanto riguarda sapere e creazione tecnologica e culturale, tanto che tutte le conquiste attuali più avanzate della società devono praticamente tutto alla generation X, una generazione sempre insofferente alle restrizioni della società e della cultura, tanto da essere influenzata e da affiliarsi ai baby boomers più anticonformisti (mi vengono in mente diversi Baby boomers, ad esempio, della cultura pop, adottati ed entrati a far parte della generazione x, l’esempio emblematico è David Bowie).
Come ha scritto nel suo blog secretsun, il sempre interessante Xer Cristopher Knowles, fu proprio questa generazione che per prima abbracciò internet, e fu questa generazione in cui si formarono i primi imprenditori ed utenti (ed i primi blog) del virtuale e delle nuove tecnologie. Si parla tanto dei videogames e della potenza di questo settore, ebbene sempre i nostri Xer abbracciarono per primi questo medium con i primi imprenditori ed ingegneri. l’elogiato Oculus Rift è poca roba rispetto alle rivoluzioni apportate dai quei pionieri.
Sempre la generazione x fu colei che si ribellò al monopolio musicale della major, con le varie scene punk, metal, hip hop, rave, con le etichette indipendenti, aprendo ad un nuovo mondo d’affari che ha praticamente spianato la strada alla fine di una forte gerarchia nel rapporto tra creatori ed utenti e di un modo di fare affari tradizionali, che è semi-scomparso nel mercato musicale.
Lo stesso discorso nel cinema con il recupero del cinema pulp e trash e la nascita del cinema e dei festival indipendenti.
Insomma come mai questa generazione nella maggior parte dei casi viene dimenticata o maltrattata? Forse perché è stata una delle poche generazioni dall’indole autonoma e non allineata completamente allo status quo, dall’indole anarchica e insofferente alla società. Naturalmente non tutti gli xers sono uguali, tutt’altro, ma stiamo parlando di sentire collettivo e di zeitgeist di una generazione.
Gli xers furono i traghettatori che trascinarono il pianeta dalla società analogica a quella digitale, purtroppo con la deriva millenials che nei suoi tratti più mainstream ha portato ad un appiattimento della tecnologia non più come strumento di liberazione (i vari movimenti cyberpunk, le esperienze totalmente anarchiche ed uniche nella storia mondiale, del primo anarchico internet, le prime esperienze complottiste in canali oramai leggendari come usenet), ma come strumento meramente di piacere ed utilitaristico. La tecnologia è diventata certamente un sesto senso, mirato però all’edonismo e all’utilitarismo individualista.
I millennials da questo punto di vista sono cresciuti e divenuti consapevoli in piena età digitale e post-ideologica, perdendosi molte delle battaglie e delle rivelazioni underground, avendo già tutto a disposizione, certamente il loro vantaggio è quello di essere più cinici e pratici. La generazione millennials ha un inizio simbolico nel 2001, nel mondo post 11 settembre. E’ la generazione che ha superato la dicotomia destra e sinistra e che nelle sue parti più illuminate porterà ad una società più egualitaria, pragmatica e senza quei taboo che ancora attanagliano le vecchie generazioni. Più che i baby boomers, gli xers dovrebbero essere la guida dei millennials e anche gli xers dovranno adattarsi alla mente super flessibile dei millennials, generazione X che da par suo è stata costretta ad una flessibilità mentale per via di delusioni e traumi che i neonati millennials, non hanno ancora pienamente sperimentato.
Questo discorso mostra come il nostro periodo veda lo scontro di vari zeitgeist e gap generazionali ad un livello vertiginoso e francamente unico nella storia dell’umanità conosciuta.
Quando l’individuo, il suo sentire, le sue tribolazioni si ergono sopra la storia e sopra le ideologie, quando tutta l’impalcatura culturale millenaria è sottomessa alle turbolenze dell’animo umano, ebbene quello è il tempo del grande cambiamento.