giovedì 6 giugno 2013

CHARLES MANSON E LA NOTTE OSCURA DELL'ANIMA - Terza parte



Charles Manson riprese la tradizione dei vari guru occidentali, ovvero la capacità di riuscire a trascendere la limitata, utilitaristica identità sociale, per scoprire un SE superiore, un modo più autentico di essere. Per Crowley l’obiettivo ad esempio era raggiungere la comunione con il proprio Santo Angelo Custode, mentre per Gurdjieff, l’obiettivo era disciplinare la mente, così da risvegliarla dal suo stato di schiavitù robotico abitudinario. Per Gurdjeff, un essere pienamente cosciente era impossibile che potesse fare del male e molti si scordano come uno dei motti principali di Crowley (e meno citati) è “L’amore è legge, amore sotto la volontà”. Peccato che successivamente vari guru rendano potenzialmente pericolosi questi insegnamenti, dandogli un vestito diverso da quello originario.
Alla base di Dianetics (Scientology) e del culto di Manson vi era l’idea che la mente può essere manipolata come un nastro magnetico e quindi riavvolta, cancellata e infine ri-registrata come un nuovo programma.
Nel suo libro dedicato alla family, lo scrittore Ed Sanders afferma che questa credenza era una cosa comune nei culti più sinistri degli anni ’60 e non è un caso che l’infame progetto governativo MK-ULTRA (sul controllo mentale), sia nato tra gli anni cinquanta e sessanta, mostrando una sorta di legame sotterraneo (almeno ideologico) tra alcuni membri delle sottoculture più deleterie ed alcuni progetti paragovernativi.
Lo scopo di Manson ed altri gruppi similari era quello di abbattere la mente attraverso il dolore, la persuasione, la droga e la ripetizione di ordini, mantra ecc., secondo i desideri del culto. Come capita spesso in questi casi, scopi nobili, metodi infami.


William Burroughs
E’ interessante notare che stesso William Burroughs nei primi anni sessanta, divenne ossessionato sia dal processo di auditing di Dianetics ed anche dal potenziale (allora nuovo e sovversivo) della registrazione su nastro. Come abbiamo già visto, Burroughs era un vero e proprio pioniere, intenditore ed amante di idee insolite ed in anticipo nel futuro, questo anche grazie ad alcuni suoi studi e passioni, ad esempio esplorò ed apprezzò il libro “semantica generale” dell’ingegnere filosofo Alfred Korzybski (che in sintesi affermava come l’uomo non poteva avere un’esperienza diretta con il mondo, l’umanità poteva sperimentare la realtà solo tramite astrazioni) ed oltretutto Burroughs era anche uno dei sostenitori delle eretiche teorie dell’orgone di Wilhelm Reich, che tanto sconvolsero il mondo scientifico e soprattutto il mondo della psicologia che tanta stima nutriva in Reich prima del suo cambio di marcia.
Le circostanze precise della scoperta di Scientology da parte di Burroughs non sono note, ma ad un certo punto ha incontrato John Starr Cooke e sua moglie in un ristorante a Tangeri. Cooke personaggio a suo modo affascinante, che intraprese un viaggio nel mondo solo perché gli fu ordinato da una tavoletta Ouija (quelle usate per parlare con gli spiriti) e disegnatore di tre mazzi di Tarocchi acclamati. I coniugi Cooke erano anche figure significative nella “chiesa primitiva” di Scientology, infatti Cooke aveva la fama di essere stato uno dei primi “Clear”, uno dei primi ad aver sperimentato con successo la tecnica Scientology ed eliminato gli Engram. Vista l’ossessione-paura di Burroughs per il controllo, l’eliminazione degli engram divenne anche per lui un altro sistema di controllo da abbattere. Infatti la sua trilogia di libri di inizio anni sessanta, con l’utilizzo della tecnica letteraria stilistica di cut-up, The Soft Machine, The Ticket That Exploded, Nova Express, presero ispirazione proprio da Scientology.
In questo periodo Burroughs era ossessionato nel vedere il linguaggio come una sorta di virus che aveva colonizzato la coscienza umana e lui associò questa idea anche con i sistemi di controllo dei calendari Maya ed il sistema di controllo operato dai Media.
Nello stesso modo in cui Scientology propone di cancellare gli engram psichicamente dannosi con un’operazione di riavvolgimento continuo, così Burroughs propose di attaccare il sistema di controllo sociale tramite la ripetizione di certe immagini e parole, fino a quando esse avrebbero perso il loro potere persuasivo, così da poterle eliminare per formare nuovi anarchici accostamenti, da qui anche l’utilizzo della tecnica di troncamento di parole, il cut-up.
L’occulto metodo di condizionamento, di abbattere la mente tramite il dolore, la persuasione, la droga e la ripetizione di immagini e parole, trovava una sintesi perfetta, nel progetto della CIA Mk Ultra, che era in esecuzione contemporaneamente con gli esperimenti di Burroughs, di Manson e di Scientology. Naturalmente non sto facendo un’analisi da “complottista della domenica”, quindi è lontano da me voler fare un 1+1 in questo caso inesistente, del tipo Burroughs = Mk Ultra (ma forse non c’era bisogno neanche di specificarlo, siamo in un blog di sincronie e studi sul tempo), visto che la ricerca dello scrittore è stata sempre trasparente, un work in progress in continuo cambiamento e visto anche l’odio di Burroughs per ogni forma di controllo.
Anche il progetto Mk-Ultra vedeva la mente come un nastro magnetico che poteva essere riavvolto, cancellato e ri-registrato.
Comunque sia è impossibile non notare in quel periodo, questa convergenza di idee, questo concentrarsi continuo sulla mente ed i suoi limiti, pur se con scopi differenti:
la CIA nel suo produrre metodi di interrogazioni avanzati e la creazione di tecniche di lavaggio del cervello e controllo mentale; Burroughs impegnato ad abbattere i metodi coercitivi della stessa CIA; Charles Manson, il jolly della carta, con le sue tecniche a base di LSD ed i suoi metodi da setta fanatica che arrivò allo scopo ultimo di commettere omicidi. Questa sovrapposizione tra controculture e “malavita” dell’apparato di sicurezza nazionale, continuerà almeno fino agli anni settanta.
Gli anni ‘60 furono anni un po’ pionieri in tutto ciò che è post-moderno, anni in cui la parola inconscio cominciò ad essere conosciuta da un ampio pubblico, anni in cui, anche se ad uno stadio iniziale, si cominciò a sdoganare la violenza ed i lati oscuri dell’uomo, in cui nacque l’era oscura dell’anima. A livello pop-culture non è un caso che fu proprio nel 1964 che fu trasmessa la prima puntata di un telefilm destinato a divenire un cult (e negli anni 90 addirittura un successo cinematografico), sto parlando de la famiglia Addams, in anticipo decenni sul movimento dark, sulla parodia dell’oscuro, sull’oramai sdoganato ed ultra acclamato stile  gotico ed emo portato al successo mainstream da Tim Burton.
Charles Manson entra a pieno in questo processo, non a caso considerato da molti come il vaso di Pandora, l’uomo nero delle controculture.
Charles Manson è il simbolo, colui che affossò tutto il movimento controculturale degli anni 60, tutte quelle idee alternative, tutto quel fermento anche spirituale:


Yogananda, uno dei primi guru orientali a giungere in occidente
nell'età moderna e
a far conoscere insegnamenti fin'ora giunti sempre di seconda
mano, sulle discipline e credenze orientali,
un evento spiritualmente e storicamente molto importante
negli anni 60 mosse i primi passi Carlos Castaneda ed anche grazie ai Beatles vi fu una mania su tutto ciò che era esotico ed orientale (Yoga, meditazione, l’ascesa degli Hare Krishna), processo iniziato dall’arrivo del guru indiano Yogananda negli anni 50 in America (non a caso ritratto insieme a Sri Yukteswar, guru dello stesso Yogananda, nella copertina di Sgt Peppers). Tutto ciò stava portando l’umanità, per la prima volta nella storia almeno da millenni, a togliere il potere di creare l’immaginario (che è il patrimonio con cui l’umanità crea le sue credenze, la sua cultura e tutto ciò che serve a fondare un gruppo, un movimento, una società) alla storia e alle religioni, per consegnarlo ad una dimensione intima. Immaginate che incredibile rivoluzione copernicana furono la fine degli anni cinquanta e gli anni sessanta. Purtroppo abbiamo temporaneamente perso quell’occasione, perché se è vero che parte della capacità di creare l’immaginario è stata tolta alle religioni e alla dimensione storica creata dal “sistema”, la fine della storia ed il collasso delle controculture, portò a partire dagli anni settanta al semi-monopolio dei Media (tv in primis) nella creazione dell’immaginario, soprattutto a partire dagli anni 80, ecco perché quel decennio (gli anni 80 appunto) crea in noi forte attrazione o forte repulsione, perché fu proprio in quel periodo che tutto il nostro immaginario fu tolto dalla dimensione storica e religiosa oramai superflua o troppo logorata (fine spinta propulsiva ideologie, decadimento culturale delle novità, nichilismo, laicismo ecc.) per essere traslato nei media ed è quel decennio che crea non a caso i nerd, o le varie controculture non più organizzate su un’ideologia storica o su una visione spirituale, ma per lo più su una passione (i metallari, i dark, i cyberpunk, gli hardcore, i punkettoni, i patiti di fantascienza, i trekker, i paninari, gli yuppies ecc.). 
Questo argomento è molto affascinante, ma spero di riparlarne in modo più approfondito nel futuro, cercando di concentrarmi sugli anni 80, il decennio di plastica, il decennio in cui il materialismo ed il consumismo diventano i valori principi e dominanti della realtà, ma anche il decennio in cui il nuovo immaginario della pop culture domina la cultura giovanile.
Continuando a parlare di ciò che covava nelle controculture anni 60 e soprattutto tra i “mansoniani”, c’è da dire che quando facciamo un’analisi storica, vediamo sempre tantissimi indizi ed eventi che anticipano il futuro, briciole lasciate sulla strada per non farci smarrire, certo purtroppo ce ne accorgeremo solamente a posteriori, un po’ il discorso che feci parlando di un mio articolo che indirettamente anticipava un evento futuro. Nel suo saggio del 1927, An experiment with time, l’ingegnere aereonautico e filosofo J.W. Dunne, affermò come questa capacità predittiva del futuro del nostro vissuto personale e non solo, si poteva ottenere tenendo sempre aggiornato quotidianamente, un diario dei sogni. Per esperienza personale posso affermare che alcuni sogni sono predittivi, ma la maggioranza delle volte le vie di interpretazione che uno può seguire sono molteplici e poi vi è il rischio che la predizione una volta fatta, possa influenzare fortemente il nostro vissuto. La predizione in se non dovrebbe essere fatta come una profezia (ad esempio il giorno x ci sarà un terremoto), ma sempre tenendo conto legami simbolici, sincronici, causa ed effetto, mostrare una condizione più che l’evento in se, la predizione appunto dovrebbe essere una spia per portarci a fare un cambiamento personale nella nostra vita.
Comunque sia, alcuni eventi storici, come abbiamo visto ad esempio negli articoli precedenti, sconvolgono e rendono partecipe così profondamente la coscienza collettiva dell’umanità, che una volta avvenuti ci sorprendono per i numerosi indizi passati che lo anticipavano (il caso più clamoroso e conosciuto riguarda l’11 settembre). Alcuni eventi storici sono più particolari di altri perché diventano strani attrattori virtuali, con una serie di collegamenti e coincidenze impressionanti, che fanno impazzire chiunque cerchi di investigarli. La storia di Charles Manson ha questo potere attrattivo; è un vero e proprio centro, un buco nero che fa ruotare attorno a se tutta la cultura popolare del dopoguerra. Questo è il motivo principale che ha portato la storia di Manson, ad essere una forte attrattiva per i “cospirazionisti” per via dei suoi elementi e “coincidenze” che combaciano perfettamente tra di loro, legando ad esempio cultura popolare, con elementi deviati del governo americano.
L’analisi ora si concentrerà su alcuni di questi legami particolari tra il White album dei Beatles, il film Rosemary’s Baby di Roman Polanski, gli omicidi di Manson e la nascita della chiesa di Satana come culto di individualismo edonistico alla fine degli anni ’60. Naturalmente qui non si spiegherà (o al massimo si potrà suggerire) come vedere questi legami, se in maniera totalmente cospirazionista, come sincronismo, o di nessun legame logico. Cominciamo a parlare del film di Roman Polanski Rosemary’s baby.


Il primo ruolo importante da protagonista avuto da Sharon Tate (futura vittima della strage di Bel Air compiuta da Manson) è in un thriller occulto britannico del 1966 dal titolo “eye of the devil” (in italiano, Cerimonia per un delitto). Oltre che per il coinvolgimento di Tate, il film è ricordato per essere un precursore di film come The Wiker Man e tutto quel filone di horror folk/pagano che divenne molto popolare in Inghilterra verso la fine degli anni ’60 fino alla fine degli anni ’70.
Come Rosemary’s Baby, il genere folk/horror non è uscito fuori dal nulla, era una riflessione culturale di una vera e propria tendenza sociologica: il fallimento della nozione “vittoriana ottocentesca” di progresso razionale e tecnologico, ideale distrutto in fretta dalla due guerre mondiali, che portarono molti a rigettare il vecchio monoteismo cristiano e la modernità tecnologica, cosa che portò l’occidente ad interessarsi all’occulto per la seconda volta nella sua storia, dopo il primo interesse avvenuto nell’ottocento, ma questa volta interessò molte più persone e soprattutto fu esposto grazie alla pop-culture a milioni di persone, non più ad un’elite o ad un gruppo di nobili o borghesi annoiati che si dilettano in spiritismo o leggono libri teosofici per cercare emozioni forti.
Una massiccia rinascita neo-pagana era in corso in Gran Bretagna ed altrove a partire dagli anni cinquanta ed uno dei grandi miti che animavano questo movimento era la credenza del ritorno dei vecchi modi e stili di vita. In breve ciò che affermavano questi movimenti (il cui spirito si può ritrovare anche in alcuni album dei Kinks, soprattutto l’album Village Green, ma anche in certi primi Genesis) è che l’alleanza animistica tra uomo e natura e tutte le sue tradizioni e pratiche, non sono mai state completamente sconfitte dal cristianesimo e dall’età industriale. I “vecchi metodi” sono rimati sempre vitali, sotto la superficie, in attesa di riemergere, di essere riscoperti o reinventati.
Il revival di tutti i movimenti Wicca o di stregoneria in Gran Bretagna, era stato avviato dal naturista e mago Gerald Gardner negli anni quaranta. La maggiore spinta propulsiva ad un ritorno in auge dei temi Wicca è dovuta però ad Alex Sanders che infatti i creatori del film “eye of the devil” hanno voluto come consulente creativo, al fine di assicurare che i rituali all’interno del film avessero un certo grado di autenticità.
Durante le riprese del film, Sharon Tate conosce Alex Sanders e sua moglie Maxine. Sanders ha affermato di aver iniziato Sharon Tate alla stregoneria alessandrina di Gardner. Questa è un’affermazione abbastanza plausibile, molto probabilmente vera, ma non scordiamoci che personaggi come Sanders non erano nuovi ad inventarsi panzane per attirare pubblicità su di loro. Ecco un filmato comunque con Sanders in una cerimonia di iniziazione, molto kitsch, con tante belle ragazze, un filmato storico a suo modo. 

Nel 1966 vi fu un importante matrimonio, quello tra Frank Sinatra e Mia Farrow (protagonista del film Rosemary’s Baby). Come regalo di nozze Salvador Dalì regalò alla Farrow un gufo, parti di rana ed una roccia lunare (non c’è che dire era un surrealista anche nella vita reale). L’unione tra Sinatra e la Farrow fu molto bizzarra, come tra sole e luna, gatto e topo, oltre naturalmente alla notevole differenza di età (ben trent’anni), molto anomala nel contesto anni ’60, o meglio in quel contesto significava un’unione tra due mondi completamente diversi.
Sinatra era una contraddizione vivente. Professionalmente è stato uno degli interpreti più sensibili ed emotivamente intimi del canto popolare, uno dei capostipiti del cosiddetto canto confidenziale. Nel privato invece era un maniaco del controllo, un bullo, coltivatore di alleanze ed amicizie sgradevoli ed uno dei rappresentanti massimi dell’uso della donna come oggetto (noto con ammirazione tra i suoi compari come il “Papa della fica”). Sinatra ha rivoluzionato la musica popolare negli anni 50, ma dopo il matrimonio con Mia Farrow, la sua Era ed il suo successo cominciarono a tramontare velocemente. La Farrow era una figlia dei fiori ed il suo look androgino testimoniava il cambiamento dei costumi sessuali di quel decennio. Quando Sinatra chiese un’opinione alla famosa attrice Shirley McLaine su Mia Farrow, lei rispose: “Cosa vuoi che dica di una persona che si presenta come un ragazzo di dodici anni?”. Gira una leggenda sul taglio di capelli corto della Farrow in quel periodo, che vale di essere menzionata qui.
Nel 1965 stava lavorando alla serie tv "Payton Place" ed in quel periodo tagliò i suoi capelli con una piccola forbicetta per le unghie (come nel film Rosemary's Baby), ottenendo una dura lettera di rimprovero dal produttore della serie tv. Il taglio corto alla Mia Farrow, divenuto famoso nel mondo grazie al famoso parrucchiere Vidal Sassoon (da cui il taglio prende il suo nome) è citato anche nel romanzo che ha ispirato il film di Polanski, anzi proprio il taglio corto ed androgino della Farrow nel film, diventa (e chi ha visto la pellicola lo sa), uno degli elementi più significativi di Rosemary's Baby.


Mia Farrow
Nelle scene iniziali del film la Farrow appare con una parrucca, per poi apparire con il taglio corto di capelli e annunciare a tutta la troupe sorpresa “sono stata da Vidal Sassoon”. Il suo narcisista marito del film (intepretato dal famoso regista indipendente John Cassavetes) è disgustato dal suo nuovo look. E’ un momento stranamente potente nel film, che intensifica la simpatia dello spettatore verso la fragilità e vulnerabilità della Farrow-Rosemary’s (la finzione del film Rosemary’s Baby si mischiò alla realtà e la leggenda popolare crede che la Farrow ha tagliato i capelli appositamente per il film e che Sinatra mostrò le carte del divorzio alla Farrow nel set, cosa successa realmente, proprio a causa del suo look).
Quando la Farrow tagliò per la prima volta i suoi capelli (durante il periodo Payton Place), Dalì disse alla Farrow che l’atto costituiva un “suicidio mitico”. Casualmente nel luglio 69, Charles Manson ha esortato i membri femminili della family a commettere un atto di “suicidio mitico” rasandosi le teste.
Secondo Ed Sanders nel suo libro sulla familypoco prima dell’alba Manson inviò Brenda al ranch della family con le forbici, per fare un annuncio meraviglioso: era tempo del sacro rito stregonesco della tosatura. Charles Manson disse che erano pronti a tagliarsi i capelli, così finalmente il loro ego sarebbe morto.
 La comparsa di Manson con la testa rasata al processo, portò molti suoi giovani seguaci a rasarsi a loro volta, creando uno shock d’immagine, quando il processo alla family ebbe una copertura televisiva”.
Il film Rosemary’s Baby, girato alla fine del ’67, crea una crisi matrimoniale tra la Farrow e Sinatra. Come già visto, il famoso cantante le porta le carte di divorzio nel set. Sinatra era abbastanza arrabbiato con la Farrow, anche perché il film di Polanski si sovrapponeva al film The detective (inchiesta pericolosa  in italiano), dove Sinatra era il protagonista ed infatti lui voleva che sua moglie comparisse nel suo film. Ecco qui un altro esempio di realtà e finzione che si mischiano, sovrapponendosi. Nel film di Polanski infatti, Rosemary è manipolata e sfruttata dal suo egocentrico marito (che guarda caso nel film fa di professione l’attore) per proseguire la sua carriera, anche se ciò dovesse costargli un “patto con il diavolo”. Nella realtà la Farrow ha dovuto resistere al suo marito attore/cantante, egoista e manipolatore, per mantenersi indipendente e scegliere il modo in cui curare la sua carriera ed immagine. Tutto ciò portò Sinatra a chiederle il divorzio durante le riprese di Rosemary’s Baby.
Quando il matrimonio tra la Farrow e Sinatra finì definitivamente, il produttore del film di Polanski, William Castle, considerò questo evento come la prima maledizione dopo la premiere nelle sale, della pellicola Rosemary’s Baby.
Non vi è dubbio che anche in superficie, il film Rosemary’s Baby, in effetti costituisce una sorta di prefazione alla tragedia avvenuta a Bel Air (un anno dopo l’uscita del film) da parte dei mansoniani, che costò la vita alla moglie di Polanski, Sharon Tate. La pellicola Rosemary’s Baby, ha come temi principali una setta satanica e l’ansia di una giovane madre per il suo bambino non ancora nato. Tenendo anche in conto che Polanski voleva dare il ruolo di protagonista a sua moglie, tutto ciò non può che crearci brividi e disagio. Inoltre il film parla anche di una continua somministrazione di psicofarmaci e di uno stupro di una giovane donna ed anche questo è difficile non associarlo a ciò che macchiò per sempre in futuro la reputazione di Polanski (accusato di stupro su una minorenne), evento che fa si che il regista polacco viva ancora in semi-esilio e che non possa mettere piede negli USA, pena l’arresto. Tuttavia queste non sono le sole coincidenze che ruotano intorno a questa pellicola.
Il romanzo “Rosemary’s Baby” è stato un bestsellers di Ira Levin del 1967, con una trama e temi molto accattivanti (ansia per la prima gravidanza) ed il tema dell’occultismo urbano contemporaneo che gli dava un sapore d’attualità, nello stesso anno in cui il musical rock “Hair” proclamava “l’alba dell’era dell’acquario”. Come il più tardo romanzo “La fabbrica delle mogli” del 1972, sempre scritto da Ira Levin, anche in “Rosemary’s Baby” la vera minaccia è senza dubbio il desiderio patriarcale di soggiogare e dominare il corpo femminile. Il romanzo (ed il successivo film di Polanski che è molto fedele al libro) è insolitamente specifico riguardo la sua collocazione temporale. Inizia nella seconda parte del 1965 (anno della prima visita papale negli Stati Uniti, la Chiesa rimane tutt’oggi tra i più alti rappresentati del potere patriarcale della storia), ma si svolge principalmente nel 1966, l’anno del film “Eye of the devil” con Sharon Tate (già citato in precedenza) e del matrimonio tra la Farrow e Frank Sinatra.


Frank Sinatra (mondo storico)
Mia Farrow (post-moderno liquido)
Nel film di Polanski, Roman Castevet (vicino di casa di Rosemary, che insieme a sua moglie e al marito di Rosemary, manipolano e sfruttano la giovane donna per i propri scopi satanici), brinda a capodanno affermando “al 1966, l’anno Uno”. Il bambino di Rosemary nascerà il 06/06/1966. Casualmente nel mondo reale, un piccolo gruppo riunito in una casa al 6114 California Street a San Francisco, il 30 aprile (notte di Valpurga, una delle date più importanti nel satanismo) proclamano il 1966 l’anno Uno, Anno Satanis, “il primo anno dell’era di Satana”. Questa casa era di Howard Stanton Levey, un ex giostraio, lavorò anche nei nightclub ed era un forte appassionato di fantascienza. Si nominò come Anton Szandor LaVey e da quel momento è conosciuto con questo nome. La sua casa fu successivamente conosciuta come “Casa Nera” e divenne la sede della “Chiesa di Satana” da lui fondata nel 1966 fino alla sua morte avvenuta nel 1997.
Qui sincronicamente troviamo molti collegamenti che ci portano a riassumere come nell’aria, in quel periodo, vi erano molte energie che stavano dando vita “all’era oscura di Satana”, l’Era della notte dell’anima, un’Era caotica dove il caos e i demoni interiori sarebbero emersi portando la civiltà a divenire tecnocratica, completamente laicista, relativista, nichilista, edonista e liquida (col significato usato innumerevoli volte in questo blog ovvero liquidità come assenza di sedimentazione fissa di una moda, di una credenza, cosa che si è riversato anche nei rapporti di coppia ecc., la liquidità porta la storia a non potersi più realizzare). Il Musical Hair dichiara l’avvento dell’Era dell’acquario, il Papa (potere patriarcale) visita gli Usa per la prima volta nella storia nel 1965, ed un film come Rosemary’s Baby, con la sua androgina interprete (anche nella realtà) Mia Farrow, in contrasto al suo temporaneo e paternalistico marito ed uomo d’altri tempi, lo “storico” Frank Sinatra, denunciano proprio la civilta patriarcale che nell' ”era oscura dell’anima” comincerà il suo tracollo.
L'Era oscura dell'anima mostrerà il lato femmineo, quello più oscuro della vita, con una vitalità del movimento femminista che a partire dalla fine degli anni 60 riprenderà vigore vincendo enormi battaglie e cambiando completamente il rapporto uomo-donna in occidente.
Si apre insomma un vaso di pandora, che per quanto oscuro, comincia a distruggere le fondamenta del potere maschile, patriarcale, imperialista dei padri e lo fa facendo riemergere l’oscuro, la parte oscura del femminile.
Il simbolico matrimonio tra la storia (Frank Sinatra), e l’androginità (Mia Farrow), specularmente nel film di Polanski sono rappresentati anche nel finale della pellicola quando vi è la nascita del bambino-mostro ovvero la nascita della fase liquida della post-modernità attuale, che indica l’arrivo di una nuova era, quella attuale, un’era oscura dove si mettono in crisi tutte le categorie sociali e l’anima entra nella sua notte più oscura. Per alcuni “satanisti”, a fine anni '60 inizia infatti non a caso il loro "anno zero".


mercoledì 29 maggio 2013

CHARLES MANSON E L'ERA DELLA NOTTE DELL'ANIMA - seconda parte



The manson family
Charles Manson aveva come scopo, come abbiamo visto in precedenza, quello di liberare la mente dalla programmazione sociale, da tutte le inibizioni. In realtà il suo passato ed il suo agire, mostravano una forte psicopatia e l’LSD era solo una scusa per farla emergere definitivamente senza appunto più inibizioni. Così nel deserto, vicino al Ranch Spahn della family (dove furono girati anche diversi episodi della serie tv Bonanza), Charles Manson creò, identificandosi come un nuovo Gesù,  la prima “cerimonia di crocifissione a base di LSD aperta al mondo” come la chiamò Ed Sanders. In questo rituale, Manson veniva legato tramite delle corde ad una croce, mentre i vari membri della famiglia interpretavano i ruoli dei suoi persecutori o degli afflitti per la sua morte rituale. Infine Manson “risorgeva” precipitando la family nella routine orgiastica a base di LSD.
Peter Lavenda, storico stimato, soprattutto per i suoi studi sul collegamento tra esoterismo e Terzo Reich, nel suo libro Sinister Forces: A Grimoire of American Political Witchcraft, affermava come questo rituale di crocifissione rimandava indirettamente all’ermetico ordine della Golden Dawn, tra i cui esponenti vi era un certo Aleister Crowley.
Nonostante i buoni propositi di de-programmazione di Manson, il proverbio ha ben ragione ad affermare che “il lupo perde il pelo ma non il vizio” e che in realtà questi rituali, questa sua nuova vita da guru, stavano aprendo le porte dell’inferno nel mondo di Charles Manson. Se ne accorsero subito Dennis Wilson e Terry Melcher, che capirono, che anche per gli stravaganti e libertini anni 60, il mondo della family era troppo violento.

Charles Manson e i quattro cavalieri dell'apocalisse
Intanto Manson stava creando una sua visione religiosa e filosofica del mondo, unendo estratti e testi del White Album dei Beatles, con quelli dell’apocalisse di San Giovanni, per creare una visione apocalittica di guerra razziale che presto sarebbe divenuta una realtà. Questa sua visione gli venne soprattutto ascoltando il brano helter skelter, da molti giudicato come uno dei brani più “pesanti” di quel periodo e visto da molti come il brano progenitore dell’hard rock e del metal. Manson ascoltò questa canzone, e le altre del White Album, e le interpretò come un monito dell'avvicinarsi della guerra di razze. Vide i Beatles come i Quattro Angeli dell'Apocalisse e credette che le loro canzoni dicessero a lui e ai suoi seguaci di prepararsi («Look out! cos' here she comes!»). Manson chiamò questa guerra da lui menzionata proprio "Helter Skelter".
Nella notte tra l’8 ed il 9 agosto 1969, vari membri della Manson family scatenarono la loro follia omicida che tanto ha orrificato e affascinato l’America, la strage di Bel air.
Molti hanno cercato di capire i motivi di questa tragedia e le teorie sono tante:
motivi legati a soldi o droga o una vendetta verso Terry Melcher (che era proprietario della villa in cui si consumò la tragedia), distruggendogli così la sua fama che ingelosiva Manson; un motivo per screditare le controculture ecc. ecc.

Sharon Tate
Nella strage di Bel Air all’indirizzo 10050 Cielo Drive, Charles Manson uccise la famosa attrice Sharon Tate (incinta di otto mesi e mezzo), moglie di Roman Polansky, divenuto famoso a sua volta grazie alla macabra pellicola “Rosemary’s baby”, girata nel 1966, pochi anni prima della strage. Il primo a morire in quella tragedia fu il parrucchiere Jay Sebring, che implorò gli assassini di lasciar in vita Sharon Tate in quanto incinta, ma venne ferito con un colpo di revolver all'ascella e finito con una serie di coltellate. La successiva vittima fu Voityck Frykowski, che venne accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per la Folger, accoltellata ripetutamente. L'ultima vittima fu Sharon Tate. Gli assassini usarono uno straccio intriso del sangue della Tate, per scrivere sulla porta da cui avevano fatto irruzione "PIG", maiale in lingua inglese e Piggies è il titolo di una canzone dei Beatles. Sullo specchio del bagno venne scritto Helter Skelter, parole che  furono interpretate da Manson, come abbiamo già visto, col significato di "arrivo del caos" e “fine del mondo”.
Qual è il meccanismo che si è messo in moto nel cervello di Manson?
In molti dei suoi romanzi, William Burroughs descrive un agente che riceve istruzioni da segnali sensoriali casuali in tutto il mondo che lo circonda. Questi segnali sensoriali casuali, possono essere una canzone popolare, un pensiero che si ha in testa, una scritta vista in un bus, un annuncio su un giornale. Naturalmente il protagonista dei romanzi di Burroughs potrebbe essere un semplice schizofrenico, o come nel caso di Burroughs stesso, un artista sciamanico, un paranoico creativo, come lo sono quelle stesse persone che studiano le varie sincronie. L’uso di sostanze “psichedeliche” può portare spesso ad un collasso del confine tra l’IO ed il mondo esterno, da cui la persona in questione riceve istruzioni da opere d’arte famose; in questo caso si entra in un campo caotico più che paranoico-creativo.
Una cosa del genere è accaduta a Charles Manson, nel vedere il White Album dei Beatles come un’opera piena di istruzioni e messaggi segreti ed in codice. In questo senso possiamo fare un altro esempio illuminante:
pochi anni dopo l’uscita del già citato film di John Frankenheimer, il candidato manciuriano (il cui titolo italiano è va e uccidi), questo regista fa uscire un altro interessante film insieme a Rock Hudson dal titolo Seconds (Operazione diabolica il titolo in italiano, anno 1966), che viene indicato come il secondo atto della sua trilogia della paranoia (il primo come visto era The manchurian candidate). Seconds è un film dallo stile molto surreale, a metà tra un noir, un film di fantascienza e un thriller, con un’atmosfera che rimanda agli episodi della serie twilight zone (una specie di x-files ante-litteram, senza però la componente complottista, si era più dalle parti di alcuni romanzi di fantascienza classica o di certa letteratura horror-fantastica).


In Seconds un uomo della classe media, depresso e sposato infelicemente, interpretato da John Randolph, incontra una strana organizzazione chiamata “the company”, che offre alle persone la possibilità di “morire” e rinascere con una nuova identità, una trama ripresa anche negli anni 90 dal regista David Fincher (autore di Seven e Fight club) nel suo The game. Anche Charles Manson come abbiamo visto, prometteva una sorta di morte e rinascita che veniva inscenata nei suoi rituali. Il protagonista di Seconds finge la sua morte per rinascere come un giovane artista di nome Tony Wilson (ricordatevi questo cognome).
Nel 1966, Brian Wilson dei Beach Boys, stava lavorando alle infinite ed estenuanti sessioni di Smile, che nella sua  mente doveva essere l’album pop perfetto, quello che avrebbe cambiato la storia della musica, un capolavoro che doveva superare in bellezza Sgt Peppers dei Beatles, la cui pubblicazione aveva creato depressione in Brian Wilson, perché appena lui sperimentava e creava nuove soluzioni melodiche, i Beatles, secondo la sua visione, erano un passo più avanti e tutto ciò, unito ad un uso eccessivo di LSD e diversi problemi mentali, stavano portando Brian Wilson a rischiare la schizofrenia, tanto che il vero “Smile” (anche a causa degli stessi membri del gruppo), fu pubblicato solamente nel 2011, mentre doveva uscire nel 1966. 
Nel 1966 Brian Wilson (storia assolutamente vera) decise di andare al cinema a vedere il film Seconds. Arrivò in ritardo e il “caso” fece si che appena entrò nel cinema, la prima frase che ascoltò fu “Come in, Mr Wilson”, ovvero “entri, venga dentro, signor Wilson”. Alla deriva, a causa di una mente già un po’ instabile e facilmente suggestionabile, Brian Wilson fu letteralmente spaventato e toccato profondamente dal film Seconds. Mesi dopo la visione del film, egli fantasticò molto su come fuggire dalle pressioni della sua vita, come suggerito dal film. In altre occasioni assunse atteggiamenti paranoici vedendo la sua vita come una grande cospirazione, ad esempio pensò che il suo rivale e genio del pop Phil Spector, aveva cospirato con la produzione e rilasciato il film Seconds proprio contro di lui, per “fottere la sua mente”. L’esperienza fu così sconvolgente per lui, che Wilson non entrò nuovamente in un cinema fino al 1982, alla proiezione di ET.
Questa digressione ci ha fatto capire alcuni dei giochetti mentali che si sono creati nella mente di Manson, quel confine in cui la pop culture senza che noi ce ne rendiamo conto, forgia un nuovo immaginario, prepara ad un nuovo mondo, dove le menti più sensibili o devianti, incarnano in se stessi, una potente forza, una potente idea, un archetipo o semplicemente sfociano nel paranoico ed in altri comportamenti eccessivi. La pop culture è la mitologia moderna, che contiene le istruzioni per l’uso dei nuovi rituali misterici.
La domanda da un milione di dollari rimane però, "come ha fatto Charles Manson ha fare tutto ciò?" Come ha fatto a riunire a se un gruppo di adolescenti alienate ed in fuga dalla classe media, dalle loro famiglie (cosa non atipica in quel decennio) ed instillare in loro un grado così estremo di obbedienza e lealtà, tali da fargli compiere atti quali omicidi ed altra violenza estrema solo perché Manson lo aveva ordinato? Come instillò nei suoi seguaci una visione di se stesso come essere puro, divino e sincero, anche anni dopo la strage di Bel Air? Queste domande possono valere anche per altri culti o sette. Parafrasando lo scrittore Ishmael Reed, la storia del mondo è la storia della guerra tra i culti, ognuno dei quali con vari gradi di generale accettazione.
I culti funzionano primariamente per due ragioni:
Il primo motivo è dovuto ad un grande grado di insoddisfazione privato che c’è verso il mondo esterno e verso la società, che è presente in tutti gli uomini, magari in alcuni molto fievole, mentre in altri è fortissimo. Questa maggioranza di insoddisfatti in genere è silenziosa ed è incarnata da uomini che sentono di non avere il controllo sulla propria vita, di non avere la possibilità di plasmare la propria realtà in un qualcosa che possa soddisfare i propri bisogni e desideri. I culti offrono la soluzione a questo senso di impotenza che è aumentato dal rovesciamento del vaso di pandora a partire dalla fine del settecento, con le rivoluzioni storiche. Questa sensazione di mancanza di autonomia e controllo, di insoddisfazione per la propria posizione all’interno della società è molto spesso la spia di un malessere più profondo: il sentimento, la sensazione che qualunque ruolo offerto a noi dalla società sia in qualche modo insufficiente o insoddisfacente. Questo è uno dei motivi del perché le icone della pop-culture più invidiate sono quelle autodistruttive, depresse, nevrotiche, che mostrano la limitatezza e l’ingiustizia della nostra società.
La rivoluzione sociale di Charles Manson, che ha trovato così tanti seguaci disposti a credere in lui, come afferma Theodore Roszak nel suo libro “Making of a counterculture”, era una rivoluzione di abbondanza:

ciò che io chiamo controcultura è nata grazie non al fallimento di una società, ma grazie al suo successo (in questo caso si riferisce alla nostra attuale economia consumista industriale), non è nata dalla miseria, ma dal bisogno di rispondere ad una serie di domande sollevate da un aumento senza precedenti del tenore di vita”

La rivoluzione di abbondanza è una delle più minacciose per il potere, tra le rivoluzioni presenti nella società, perché non emerge dai rancori che possono essere eliminati dal contesto sociale attuale, ma è diretta contro la stessa struttura di valore della società stessa. Questa rivoluzione non si può comprare, perché proprio questo estraniamento dalla struttura intera della società, rende l’offerta del culto di una società in miniatura alternativa, molto persuasiva.
Il secondo motivo del perché i culti funzionano è la stessa ragione del perché la società (nonostante sia viziata e corrotta), funzioni perfettamente. Il filosofo ungherese Arthur Koestler, ha affermato che la vera calamità della nostra società non è stata la proprensione verso l’egoismo e l’agressività, ma il contrario:

“siamo spinti ad arrivare ad una conclusione un po’ fuori moda, ovvero che il problema della nostra specie non è un eccesso di aggressività, ma un eccesso di capacità di devozione fanatica”.

Koestler fa notare infatti che i grandi massacri dell’umanità, le guerre ad esempio, tranne poche eccezioni (mercenari o sadici), si combattono proprio a causa di una devozione fanaticamente altruista verso un re, una nazione. La voglia di sottomettere se stessi ad una causa, un’ideologia, ad un leader è già presente sottotraccia nel soggetto anche prima di entrare in un culto. E’ un impulso umano di base e forte ed è la materia prima su cui lavorano le sette, cercando di fare emergere questo impulso ai suoi massimi livelli.
L’ironia di tutto questo (ed è un fatto che possiamo misurare anche nella nostra esperienza di vita personale) è che il soggetto mostra una forte autonomia ed indipendenza nel respingere e voltare le spalle alla società iniziale da dove proviene, ma presto diventa chiaro che egli ha sostituito il vecchio programma, con uno nuovo, diverso solo nella forma. E’ un po’ la tragedia dell’uomo tutto ciò. Il nuovo programma per il soggetto diventa la verità, mentre il precedente viene visto come  un programma che provoca “il lavaggio del cervello”. La società al contrario vede il nuovo programma negativamente, come schiavizzante. Questo continua tira e molla che non porta da nessuna parte, fa capire che in effetti il nostro mondo è in una continua e senza fine guerra dei culti.
Facendo degli esempi, molti teorici della cospirazione si rendono conto che le notizie che ricevono dai canali mainstream sono un mucchio di bugie, ma poi sostituiscono il programma iniziale, con una serie di scenari di cospirazione che ora considerano acriticamente, come facevano prima con i canali di notizie mainstream. Stesso discorso per gli atei, che si autocelebrano continuamente nel loro non aderire a nessun culto, non rendendosi conto che già la loro posizione acritica e di scontro verso una posizione Teistica (non casualità della manifestazione, esistenza di una divinità) li pone nella stessa condizione di tutti gli altri, tenendo conto che gli atei più di altri hanno subito spesso il processo descritto, ovvero quello di rifiuto del vecchio programma (in genere religione), per poi accettarne uno nuovo (ideologia atea).
Nel 1961 Charles Manson fu trasferito dietro le sbarre a Mcneil Island e proprio in quel carcere ebbe modo di costruirsi un bagaglio culturale molto inquietante ed è da qui che la storia della sua vita si fa strana. In questo luogo incontrò una leggendaria figura del periodo della “grande depressione” degli anni 30, Alvin Kreepy Harris. Harris fu uno degli ultimi “nemici pubblici numero 1” nell’era d’oro dei gangster americani. Arrestato dall’FBI nel 1936, l’allora J.Edgar Hoover (capo del bureau), per motivi pubblicitari volle prendersi i meriti di quella cattura. In carcere Harris entrò in sintonia con Manson a causa del suo passato travagliato ed “istituzionalizzato” e accettò di insegnarli a suonare la chitarra. A questo punto Charles Manson si convinse che poteva diventare grande, se non più, dei Beatles.
A Terminal Island egli incontrò anche un convinto spacciatore di marijuana, che sarebbe diventato una delle figure chiavi del rock: Phil Kaufman. Quest’ultimo diede a Manson un contatto agli Universal Studios, che ebbe un ruolo chiave nel suo tentativo di costruirsi una carriera musicale nel periodo pre Helter-Skelter, prima di approdare ad una visione apocalittica della realtà.

Phil Kaufman e Gram Parsons
Tramite la sua amicizia con Keith Richards (chitarra dei Rolling Stones), Kaufman più tardi cominciò un’importante amicizia con Gram Parsons (che fu uno degli ispiratori del periodo psichedelico degli Stones). Negli USA Parsons mostrò un forte attaccamento mistico per il Joshua Tree National Monument nel deserto, ed infatti passò molto tempo con lo stesso Keith Richards in quei luoghi a caccia di UFO (nella cui zona erano frequenti gli avvistamenti).
Mi viene in mente come gli anni 60 siano stati davvero un’era in cui la nuova generazione impattò con una nuova dimensione dell’esistenza, completamente nuova per l’umanità, da sempre abituata a schemi rigidi, di routine ed abitudinari. Ancora pochi sono consci di cosa significarono tutte quelle controculture giovanili e del perché il governo e molti psicopatici ne furono attratti. Fu un momento in cui una parte dell’umanità entrava per la prima volta da millenni, in una dimensione completamente slegata dalla società. Non è strano quindi vedere Manson fortemente attirato da questo contesto.
Ritornando all’area di Joshua Tree, essa ebbe una forte importanza per molti occultisti e bohemien del periodo pre-beat degli anni 50, grazie anche alla presenza della star Marjorie Cameron, una delle prime figure ad emergere dal sottobosco underground ed indipendente dell’arte e del cinema, appassionata anch'essa all'occulto, una figura in anticipo nei tempi diremmo oggi.
Ad un certo punto Parsons fece un patto con Kaufman, ovvero chiunque di loro fosse morto prima, avrebbe assicurato che il corpo dell’altro fosse stato cremato a Joshua Tree. Nel settembre del 1973, appena un anno prima di compiere il mistico numero 27 (con cui sono morte molte rockstar), Parsons morì di overdose di alcool e morfina durante il suo soggiorno a Joshua Tree. Il suo patrigno voleva il suo corpo a New Orleans, per essere sepolto lì. Phil Kaufman con una buona dose di coraggio e con tanto alcool nel corpo per darsi la spinta in più, decise di mantenere il patto che aveva fatto con Parsons ed insieme a Michael Martin, trafugarono il corpo dal magazzino dell'aeroporto di Los Angeles e portarono la bara in auto fino a Joshua Tree. I due cercarono di cremare il cadavere di Parsons versando molti litri di gasolio nella bara aperta e dando fuoco al tutto con un fiammifero. Il risultato fu un'enorme palla di fuoco che si librò nel cielo senza però bruciare del tutto il corpo. La polizia era sulle loro tracce, ma i due uomini riuscirono comunque a fuggire. In quel periodo non vi era neanche il reato di furto di cadavere, per questo motivo se la cavarono solamente con una multa da 300 dollari. Una connessione sincronica con il caso Manson: Parsons visse per un breve periodo con Terry Melcher (proprietario della villa di Bel Air dove si consumò la tragedia come visto), grazie al loro amore per l’eroina e la cocaina che però non portò ad una prolifica collaborazione musicale.
Tornando al penitenziario di McNeil Island nei primi anni 60, Charles Manson oltre alla musica era interessato anche all’esoterismo. Nel suo libro Sanders afferma che durante i giorni di detenzione al McNeil Island, Manson comincia a coltivare un forte interesse per la magia, l'ipnosi, la proiezione astrale, la tradizione massonica, scientology, giochi dell’ego e forse Rosacroce. Era particolarmente affascinato ai sottili metodi di suggestione e controllo sulle persone, come se stesse già pensando alla sua futura carriera di guru di una setta. Il pensiero di Scientology fu sicuramente ciò che attrasse maggiormente Charles Manson, perché pensava che questo nuovo metodo di vedere il cervello ed i suoi meccanismi funzionali, gli poteva permettere di fare ed essere qualunque cosa.

Ron Hubbard, fondatore di Scientology
Bisogna premettere che in quel periodo Scientology non aveva la brutta fama dei nostri tempi, ma veniva visto piuttosto come un programma di psicoterapia dai tratti quasi religiosi, che stava attirando fortemente la coscienza popolare. La radice di scientology era dianetics e alla base di dianetics c’era l’idea di engram. Il termine engram fu coniato inizialmente dal biologo tedesco e ricercatore sulla memoria, Richard Wolfgang Semon. Secondo Semon l’engram era una traccia fisiologica di memoria inscritta o incisa nella materia cellulare del cervello, che verrebbe riattivata ogni volta che è stato rilevato uno stimolo iniziale simile a causa della sovrascrittura iniziale. Nel sistema di Ron Hubbard, fondatore di Scientology, l’engram occupa un ruolo simile a quello del trauma nella psicoanalisi freudiana, dove il trauma è una esperienza singola, o una situazione protratta nel tempo, le cui implicazioni soggettive, cioè idee, cognizioni ed emozioni ad essa collegata, sono nel complesso superiori alle capacità del soggetto, in quel momento, di gestirle o di adeguarsi ad esse, cioè di integrarle nella psiche. Il trauma risulta non affrontabile dal soggetto e quindi non diventa parte dell’esperienza mentale normale del soggetto, ma risulta dissociato, provocando così dei sintomi, delle psicopatologie che prima o poi emergeranno e che potranno essre risolte solo riconoscendo ed abbattendo il trauma.
Ne abbiamo discusso spesso nel passato sul concetto di trauma. Tutte le correnti di pensiero, siano scientifiche o esoteriche, conoscono l’importanza di questa conoscenza, fondamentale nel risolvere le deficienze e i problemi mentali dell’umanità bipolare ed una conoscenza del genere, così importante e segreta nel passato, non poteva che emergere una volta che i traumi contenuti nel vaso di pandora, sono entrati nella società, l'era in cui l'inconscio si manifesta, l'era plutoniana dell'underworld.

Secondo il sistema di Scientology, o meglio del suo fondatore Ron Hubbard, l’inconscio freudiano diventa la “mente reattiva”. La nostra mente infatti è divisa secondo questo sistema in due: analitica e reattiva. La mente analitica è quella parte della mente che percepisce e conserva i dati per risolvere i problemi, la mente reattiva invece archivia e conserva il dolore e le emozioni dolorose. La mente reattiva impedisce alla mente analitica di funzionare al pieno delle sue possibilità. La grande maggioranza dei problemi fisici e psichici altro non sono che problemi causati da eventi traumatici da noi registrati e chiamati Engram. Gli engram sono residenti nella nostra mente reattiva. Eliminati gli engram e con essi la mente reattiva si raggiunge lo stato di Clear, ovvero uno stato in cui l’individuo è in grado di “funzionare” al pieno delle proprie potenzialità. (fonte wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Dianetics)


Non è difficile capire perché a Charles Manson affascinava così tanto il pensiero di Scientology, vista la sua infanzia traumatica in cui la madre (prostituta), scambiò volentieri suo figlio con una cameriera per una pinta di birra.Charles Manson aveva diversi engram pesanti da cancellare. Possiamo vedere anche come la sua preoccupazione per il “total now”, “eterno presente”, derivava dai suoi studi su Scientology. Proprio come la cancellazione degli engram in Dianetics, permetteva di non dover più subire l’influenza del passato, il programma di condizionamento di Manson ispirandosi a ciò, venne programmato da lui stesso per cancellare tutti gli atteggiamenti automatici ed inconsci che la società aveva instillato nei suoi seguaci sin dalla nascita. Uno di questi programmi a Spahn Ranch, era seguito dalle sue ragazze che camminavano felicemente a piedi nudi sopra cacca di cavallo, per così eliminare le categorie buono/cattivo e le risposte condizionate. Charles Manson si comportava come un tipico guru occidentale, anche se su piccola scala ed in modo disordinato e tutto sommato tragico.

continua

domenica 26 maggio 2013

CHARLES MANSON E L'ERA DELLA NOTTE DELL'ANIMA - prima parte

Questo articolo è stato fortemente ispirato da una ricerca fatta da un blog americano e purtroppo leggibile solo in inglese. Il sito é http://2012diaries.blogspot.it 

E' una ricerca estremamente interessante che meritava di essere riportata in italiano, naturalmente ampliata con altri dati presi altrove e con mie considerazioni personali.




La famosa strage di Bel Air compiuta da Charles Manson, fu uno di quei fatti di cronaca che colpirono tantissimo l’opinione pubblica dell’epoca e la stessa figura di Manson ebbe così seguito, risonanza e destò così tanto interesse, che avvicinandoci ai fatti che narrerò in quest’articolo, non parlerò di semplici eventi di cronaca, ma di eventi che hanno influenzato la nostra cultura in maniera enorme. Non è un caso (prendendo come esempio fatti di cronaca più vecchi) che il cosiddetto “Jack lo squartatore”, o meglio gli eventi che si dicevano ruotavano intorno alla sua figura, siano stati così studiati e sviscerati, tanto da far dire che Jack lo squartatore è stato l’anticipatore del XX secolo; ecco come nel caso del killer di Londra, anche qui non ci troviamo davanti a semplici fatti di cronaca, ma a qualcosa di più profondo e significativo, anche perché la figura di Charles Manson come dire ha interagito ed influenzato la creme della cultura popolare e la stessa controcultura di quei pionieristici anni ’60, anni spartiacque, come già descritto nei mei articoli precedenti.
Gli anni ’60 furono simbolicamente l’ultimo decennio storicamente artistico, o più precisamente da fine anni 60 inizia la notte della coscienza, la liberazione definitiva dei demoni interiori, che nella musica e nelle varie arti, si vede in uno sdoganamento di massa e ufficiale di forme di spettacolo quali l’horror, la pornografia, la voglia di stupire e creare orrore dell’arte (mi viene in mente la merda d’artista), inizia insomma la notte dell’anima. Se la fine simbolica della storia avvenne negli anni 50 e da allora siamo entrati in una sua parodia fatta di flussi e riflussi, di liquidità, sincretismo e relativismo, nell’arte rimaneva ancora qualche piccolo spiraglio acceso e per arte intendo un concetto a 360°,  che racchiude musica, filosofia e varie ideologie, arte nel senso tradizionale (pittorica ecc.), cinema (mi viene in mente la nouvelle vague francese) ecc. La storicità e il buono stato di salute dell’arte erano anche sintomi di una coscienza per quanto dormiente, comunque poco scossa dai fremiti interiori ed esteriori. Nel passato tutto esternamente era così corretto e pieno di buone maniere, così chiaro nei suoi schieramenti, che le forme di violenze (guerre, omicidi), erano sacralizzate, mai personalizzate, le deviazioni nascoste, privatizzate. C’era un bon ton generalizzato, in cui il cafone era cafone, il povero aveva un suo ruolo predefinito, il borghese era tale e il nobile decaduto anch’esso oramai una categoria ben distinguibile. Per quanto riguarda la società occidentale, il telefilm “Happy days” riuscì a ben descrivere l’ultimo decennio (gli anni 50) di correttezza, coerenza, di buone maniere, tutto fatto secondo le regole del sistema, prima dei tumulti giovanili che avrebbero messo in discussione il mondo dei padri. Il vaso di pandora cominciava già da diversi decenni a versare le sue gocce nella realtà, ma questo fino agli anni 60 aveva investito una dimensione storica, generale, mondiale, aveva colpito il macrocosmo. Il vaso di pandora si sprigionerà sulla psiche dell’individuo, completamente, solo a partire dalla fine degli anni 60, quando il macabro, i demoni, si ufficializzano e vengono accettati nella realtà.
Proprio prendendo come esempio la musica (che è una presenza assolutamente importante nella storia che racconteremo), fino almeno a metà anni 60, concentrandoci solamente sulla musica “popolare” e quindi non classica, era difficile trovare band con testi che si concentrassero su temi come dire personali, introspettivi; il contesto era come dire sbarazzino, basti pensare due delle band simbolo del pop di quegli anni, i primi Beatles e i primi Beach Boys ed in generale il movimento Beat, il rock ‘n roll delle origini. I cantanti “confidenziali” ed introspettivi alla Cohen, con un tono di voce non più sbarazzino o incentrato solo sulla tecnica, ancora erano relegati all’underground, mentre il mainstream parlava dei soliti temi spensierati, senza mai affrontare il “lato oscuro”, quindi donne, crisi d’amore viste in maniera patetica o problematiche universali e non personalizzate. Si poteva parlare anche di povertà, delle condizioni che si vivono in carcere (Jonny Cash), ma mai in tono confidenziale e privato e come poteva essere altrimenti, visto che la ritualità, l’energia ed il ritmo del rock ‘n roll dovevano scatenare gli istinti sessuali, un’energia fino ad allora sempre repressa e nascosta negli anfratti più nascosti della società. I riti dionisiaci del rock avevano bisogno di universalità. Ed ecco che la maggior parte delle tematiche del rock, si concentravano su un forte ottimismo e creatività, era una vera e propria fase pionieristica, almeno fino a metà anni 60, ma già con Bob Dylan, la sua voce sgraziata ed i temi di accusa al potere che proponeva, si sentiva che qualcosa stava cambiando e si stava aprendo la strada ai “cantanti stonati”, alle distorsioni, il noise dei Velvet Underground, che in un articolo sulla ciclicità del tempo ho indicato, insieme alla canzone “the end” dei The Doors, come i gruppi e le canzoni simbolo dell’inizio della decadenza e dell’oscurità nella musica, dell’entrata simbolica di “Satana” nell’arte. Insomma gli anni 60 furono l’ultimo decennio come dire “artistico”, dopo di che dopo il 68 cominceranno le prime morti degli Dei (Jimi Hendrix, Jim Morrison, Janis Joplin, Brian Jones, anima dei Rolling Stones dei 60, tutti morti tra la fine degli anni 60 e il 1970) e l’inizio di un appiattimento verso il basso della musica, basti pensare il punk con i suoi due accordi ed il concetto che non è importante saper suonare (da un certo punto di vista il punk recupera anche la semplicità e l’essere diretti del rock delle origini ed anche per questo in epoca già di revival, fu apprezzato anche dalla critica), fenomeno che si è accentuato ed è divenuto evidente in ogni ambito proprio a partire dalla fine degli anni 60. Il caso Charles Manson che è fortemente legato al mondo dello spettacolo, dei lustrini, alla macchina dei sogni americana, faceva parte di questo processo, anzi ne fu uno dei simboli più forti, ma c’è di più e cercheremo di scoprirlo in questa serie di articoli, ma prima di tutto contestualizziamo il tutto per capire successivamente cosa è successo:
Charles Manson
uno dei primi libri sul famoso massacro di Bel Air di Charles Manson, fu scritto da Ed Sanders nel 1972, membro della band Fugs, ma il più famoso  rimane il best-seller di Vincent Bugliosi “Helter Skelter. Storia del caso Charles Manson”. Lo stile di scrittura di Sanders era una specie di stile Hippie grottesco, del tipo hardboiled che ai nostri giorni è tutto sommato molto noto, tipico di quelle produzioni pulp o da b-movie, comunque egli nel suo libro scrisse un importante riflessione e sintetizzò ciò che provocò la strage di Bel Air in quegli anni affermando che prima di Manson vi erano stati anni di “fiori” come lui li chiama, il cosiddetto flower power, il fiorire della psichedelia, di tutti i vari movimenti controculturali, per lo più pacifisti, come il movimento hippie. Questa situazione era presente anche nella cosiddetta family. Il gruppo di adepti che ruotava intorno a Manson infatti venne chiamato family o anche the Manson Family. In quel mix di fiori, sesso, libertà e nomadismo, afferma Sanders con il suo stile di scrittura colorito, camminava Satana e il culto del diavolo e della violenza.
Charles Manson nacque il 12 novembre 1934 a Cincinnati, nello stato dell’Ohio. Ebbe una giovinezza molto travagliata, a causa anche di sua madre, Kathleen Maddox, che conduceva una vita sregolata (lo stesso Manson dichiarò che era una prostituta), tanto che commise anche reati gravi che le costarono il carcere per qualche anno. Il padre fu riconosciuto legalmente come “colonnello Scott” (ma di lui non si conosce praticamente niente), ma andò sotto la protezione, per un certo periodo di tempo, di William Manson, da cui prese il cognome. Non ci interessa andare nei dettagli della sua biografia, ma anche lui, soprattutto da quando la madre andò in carcere, cominciò una vita da ribelle e diciamo criminosa che andava dai furti d’auto, alle rapine nei negozi. Tutti questi vari reati commessi da minorenne, lo fecero passare in vari riformatori, in uno dei quali sodomizzò con un coltello piantato alla gola, un giovane detenuto. Dotato di un abile oratoria e di un forte carisma, riuscì a convincere uno psichiatra a donargli la libertà vigilata, ma la sua propensione a compiere continuamente furti ed attività criminose, lo portavano continuamente ad essere in custodia delle autorità federali, finché fu rinchiuso nel penitenziario di Terminal Island per scontare una pena di tre anni ed è qui che la storia si fa interessante come vedremo, perché in quel penitenziario conobbe persone molto influenti.
Nonostante questo inizio di vita tribolatorio che non prometteva nulla di buono, Charles Manson si stabilizzò ed entrò a far parte delle controculture degli anni 60, in quel clima di stranezze ed anarchismo e di fervida creatività che era il sottobosco culturale americano degli anni 60. Egli infatti prima di far degenerare il suo idealismo, passò del tempo nel distretto di Haight-Ashbury di San Francisco, mecca di freak e di giovani in fuga dai loro genitori appartenenti alla classe media, simbolicamente il luogo culto del movimento hippie.
Grazie al suo carisma Charles Manson da piccolo criminale divenne un vero e proprio guru, riunendo sotto la sua ala soprattutto giovani ragazze adolescenti alienate ed in fuga, che sarebbero andate a formare il suo Harem, la sua family. Al principio Manson e le sue ragazze sembravano perfettamente incarnare lo zeitgeist degli anni 60. Egli infatti offriva ai suoi seguaci una variante moderna dei vecchi culti misterici e riti orgiastici del passato: LSD, trasgressione e sesso comune erano i primi gradi di iniziazione ed in quel periodo di liberazione dei sensi, di ascesa del rock ‘n roll, di inizio del gap generazionale e di accusa verso i padri, il movimento di Manson tutto sommato non era nulla di così anomalo. A partire da lì, lo scopo di Manson divenne tutto sommato ancora nobile, seppur dotato di un’ingenua pazzia, ovvero quello di eliminare l’identità sociale programmata, tutti i blocchi e le inibizioni, per giungere all’autentico SE, senza restrizioni, l’Anima, per così sperimentare il Tutto, L’Ora, entrare nella dimensione dell’eterno presente.
La family così provò dei tentativi per entrare nel mondo delle celebrità e musicale. Un primo riuscito approccio ci fu con Dennis Wilson, uno dei membri dei Beach Boys (fratello di Brian). Dennis chiamava Manson “The Wizard”, lo Stregone e fece conoscere a Manson, Doris Day, il figlio unico di Terry Melcher, uno dei più influenti produttori musicali della West Coast, conosciuto soprattutto per il suo lavoro con la band Byrds (anche Neil Young fu brevemente ammiratore degli stessi brani musicali di Charles Manson, con il suo stile declamatorio, monotono). Anche la figlia della “signora in giallo” Angela Lansbury, Deirdre, passò un breve periodo nella family . Lo scrittore Ed Sanders scrisse di lei “Deirdre era uno dei gioielli della banda di Charlie anche se pensi che lei avesse solo 12-13 anni in quel periodo". Deirdre aveva cominciato ad assumere droghe e a divenire con il fratello un eroinomane, tutto ciò unito alla nomea che Manson si stava creando attorno, di sesso con minorenni, anche se allora non era considerato uno scandalo e la pedofilia rimaneva un taboo. Angela Lansbury fece di tutto per tirare fuori dalla family sua figlia, capendo che Manson stava incoraggiando la sua dipendenza dalle droghe.
 "Deirdre e Tony entrambi erano eroinomani" dice il figliastro di Angela , David Shaw "loro dovevano avere una dose ogni giorno"
"Era veramente spaventoso. Intorno a loro, vari ragazzi letteralmente morivano come mosche per l'overdose. All'epoca morirono tre dei migliori amici di Tony".
"E poi, c'era anche Manson. Noi tutti lo incontrammo con alcune persone di Malibu' che si facevano. Era solito venire intorno alla nostra casa alla ricerca di Deidre".
Sorprendentemente, fu molto difficile aiutare Angela Lansbury, alias "signora in giallo", a spiare sua figlia, persa nel gruppo di Manson e a tirarla fuori dalla family.
"La nostra casa di Malibu 'brucio' al suolo nel 1970" rivela Angela Lansbury.
"Cosi io e mio marito Peter Shaw decidemmo , per il bene dei ragazzi, di abbandonare tutto e trasferirci in Irlanda con loro."
"Peter fu disposto a rinunciare alla sua carriera come agente teatrale per un po' e cosi io."
Per fortuna la figlia si salvò e riprese una vita normale.
A livello sincronico, la Lansbury era una dei protagonisti del film paranoico e basato sul controllo mentale di John Frankenheimer, il candidato manciuriano (del 1962, un anno prima dell’uccisione di Kennedy), film che in maniera quasi profetica anticipò Oswald e l’assassinio di Kennedy. La leggenda cospirazionista, in realtà falsa, afferma che Frank Sinatra (il protagonista del film), supporter di John Kennedy, tolse dai circuiti commerciali il film, perché rimandava all’omicidio Kennedy, in realtà questo film ha ricevuto una normale promozione nei circuiti di distribuzione cinematografica. In realtà Sinatra faceva parte del cast di un altro film incredibilmente profetico “Gangster in agguato”, del 1954, dove fa la parte di un veterano di guerra che insieme ad altri collaboratori è deciso ad uccidere il presidente degli Stati Uniti e appostarsi a casa della famiglia Benson, dove sarà più facile assassinarlo.
Se come abbiamo detto, Charles Manson tentava di deprogrammare la mente delle persone, eliminando i condizionamenti che la società ci impone sin dalla nascita, in realtà Manson sostituiva un condizionamento con un altro, non meno autoritario e misogino.

continua